lunedì 19 novembre 2012

Recensione "Fiore di neve e il ventaglio segreto" di Lisa See



Ed. Tea
Trad. di F. Oddera
336 pp
9 euro
2011
(QUI per info libro)
Fiore di neve e il ventaglio segreto è un romanzo di Lisa See che ci riporta indietro nel tempo e ci apre il velo su un mondo, su una società, quella cinese del 1800, in cui a dominare erano le tradizioni, il più delle volte non proprio  rispettose dell'universo femminile.
Si potrebbe dire che questo libro sia appunto un romanzo al femminile, pur essendoci molta componente maschile.
Protagonista di questo romanzo è Giglio Bianco che, ormai 80enne, ci narra la propria vita, la propria storia, le proprie vicissitudini, traversie e momenti di gioia provati durante le fasi della propria esistenza; esistenza scandita da "periodi" determinati e definiti dalla cultura cinese di allora e che dividono anche la narrazione: giorni da figlia, giorni di capelli raccolti, giorni di riso e sale.
Giglio Bianco nasce in un periodo della storia (identificato con il terzo anno del regno dell'imperatore Dao Guang, 1823) in cui la donna era considerata meno di niente: un ramo sterile, una serva: serva della famiglia d'origine, serva della famiglia del marito se si sposava..., e le conveniva sposarsi, altrimenti la sua reputazione e il suo destino sarebbe stati di gran lunga peggiori.

L'Autrice ci lascia entrare in una realtà difficile da concepire per noi occidentali, almeno in apparenza; in Cina, fino a un certo momento storico, la figura femminile è stata grandemente svalorizzata e l'unica parola che scandiva la propria esistenza era obbedisci; ai genitori, ai fratelli, al marito, alla suocera, al figlio maggiore...
Non c'era posto per una vera e propria libertà di movimento e parola per la donna, il cui obiettivo nella vita era quello di sposare un buon partito, un uomo rispettato nella contea, e sperare di dargli dei figli maschi, per poter ricevere un minimo di rispetto.
Partorire una figlia femmina era una vergogna, oltre che una inutilità, visto che l'unica cosa che la femminuccia costituiva era "essere una bocca in più da sfamare"; il ciclo era sempre lo stesso: se una bimba nasceva, la sua sola utilità per la famiglia era fare un buon matrimonio, altrimenti... meglio la morte...!
Sono rimasta scioccata più di una volta dal trattamento riservato alla donna; non voglio dire molto su questo, perchè è parte integrante della narrazione; accennerò soltanto a una delle pratiche più note e più tremende della Cina del passato: la fasciatura dei piedini delle bambine...; una pratica crudele e inconcepibile, visto che era non solo causa di sofferenze fisiche e psicologiche, ma anche di morte (il rischio di infezioni era altissimo)!
E la cosa più incredibile - ai miei occhi, certo - era che senza questa fasciatura maledetta (perdonatemi l'espressione) la donna aveva dinanzi a sè un futuro ancora più nero, fatto di disprezzo da parte di tutti, di isolamento, di soprusi e cattiverie che rendevano, per forza di cose, il dolore per la fasciatura e la prospettiva di avere "piedini come gigli", la via  più desiderabile, la soluzione migliore, l'unica speranza di essere considerata una vera donna, degna di rispetto.
Leggere la modalità di fasciatura mi ha fatto rabbrividire...; ma del resto, quella è solo una delle prime forme di maltrattamento cui verrà sottoposta la bimba nel corso del tempo; ad essa ne seguiranno altre, sia fisiche che emotive e sarà bene che dalla sofferenza la poverina sappia trarre sempre più forza per affrontare le difficoltà della vita, altrimenti il suo destino sarà soccombere.

Giglio Bianco ci narra dunque la propria vicenda esistenziale, lasciando ampio spazio alle proprie emozioni, ai sentimenti provati nelle diverse circostanze, ai rimpianti, ai dolori e ai tentativi di "riscatto", agli occhi del marito, della madre..., con il desiderio in lei sempre presente di ricevere un briciolo d'amore.
All'interno del contesto disegnato dall'Autrice, un elemento che apre uno spiraglio di luce in uno scenario alquanto triste per la donna è l'importanza data all'amicizia, alla fedeltà nei rapporti amicali, tant'è che si parla di "sorelle giurate" (una sorta di gruppo ristretto e selezionato di amiche che si promettono amicizia e aiuto) e soprattutto di laotong, quali figure che vanno a dare senso e un pizzico di speranza e conforto a tante povere vite lasciate nella solitudine e nel dolore di una vita abitudinaria, limitata socialmente e praticamente priva di affetti reali e profondi .

Chi è una laotong?
E' più di una sorella giurata: è una "vecchia se stessa", una sorta di alter ego, di "altra se stessa", con la quale si instaura una relazione di amicizia e amore profondi, che nulla e nessuno potrà mai spezzare: un legame eterno (se consideriamo anche il valore della vita nell'aldilà per i cinesi, profondamente "credenti" nei loro dèi, nel paradiso, negli spiriti...), fonte di gioia, conforto... ma a volte anche di sofferenza e malintesi, come nel caso della nostra storia.

Giglio Bianco è una figura che impariamo a conoscere davvero bene in tutto l'arco della narrazione, perché di essa conosciamo tutto: l'infanzia, l'adolescenza, il matrimonio... e il suo animo è completamento aperto al lettore, che entra in punta di piedi in un mondo che forse non gli apparterrà a livello di tradizioni, usi e costumi, ma nel quale sarà facile trovarvi (parlo in particolare di lettrici) sentimenti, paure, desideri... proprie di tutte le donne, di ogni tempo e luogo.

Giglio Bianco vuole essere amata ma sin da piccola impara la lezione che l'amore non le sarà mai manifestato nel modo da lei voluto e che anche le persone che dovrebbero amarla, in realtà la trattano (per il suo bene..?) con freddezza, asprezza, maltrattandola...., in un circolo vizioso che sembra doversi ripetere all'infinito (visto che ciò che riceviamo, in fin dei conti, è ciò che impariamo a dare a nostra volta....), di madre in figlia...
Ma ecco una luce ad illuminare la vita e il futuro di Giglio: la prospettiva di essere una laotong per un'altra bambina, con la quale condivide alcuni caratteri, fondamentali e necessari.


Questa laotong, che il destino le ha donato, ha il nome di Fiore di Neve, una sua coetanea bella, intelligente, raffinata, colta; con lei, sin dall'età di 7 anni, nascerà un rapporto speciale, unico, fatto di confidenze, segreti sussurrati nella notte o scritti sul ventaglio, nella segreta scrittura delle donne, il nu shu, il solo modo che hanno per comunicare tra loro lontano dagli occhi severi e indagatori degli uomini, troppo superiori per abbassarsi a capire questo codice segreto.
Fiore di Neve e Giglio Bianco non hanno in comune moltissimo, a parte il desiderio di ricevere amore, apprezzamento (cosa che, credo, faccia parte di ogni donna): sono due personalità essenzialmente diverse che, crescendo, saranno sempre agli antipodi.
La ribelle e testarda Fiore di Neve bambina, con gli anni, diventerà una donna piena di insicurezze, fragilità, paure, incapace di provare a rispondere con decisione agli abusi, alle cattiverie della famiglia acquisita, completamente in balìa della volontà della suocera e del marito.
Al contrario, la timida Giglio Bianco, grazie ad una serie di circostanze "fortuite" che le permetteranno di fare un matrimonio vantaggioso, sposando un uomo importante e rispettato, diventerà una donna dalla tempra più forte, dalla personalità più decisa che, attraverso la sottomissione, l'obbedienza alle famiglie e l'osservanza fedele delle tradizioni, riuscirà a prendere di petto il proprio fato non semplice e poco roseo, uscendone spesso "quasi vincitrice", evitando molte occasioni di sofferenze ed umiliazioni.
Cosa che non verrà così automatico per Fiore di Neve, la cui sorte sarà diversa da quella della sua "vecchia se stessa".

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Seguiremo le vicende di queste due amiche ("per la pelle", diremmo noi oggi), le loro traversie, le loro piccole gioie, i loro segreti, i loro momenti di dolcezza, le loro speranze, gli attimi di disperazione, il loro personale e diverso modo di aiutarsi e venirsi incontro; vivremo con loro i palpiti di un'amicizia forte, che resiste al tempo, alle distanze, alle privazioni... ma che trova un intoppo proprio in loro stesse, nella loro intrinseca diversità, nel fraintendimenti che possono derivare dalla superficialità, dalla fretta, dall'impazienza.

In questo romanzo l'amicizia (e l'amore tra due amiche) è forse la vera protagonista e inevitabilmente si è portati a chiedersi in che modo esprimiamo e viviamo questo valore con le persone che definiamo amiche: nei loro momenti di difficoltà e debolezza, ci limitiamo a dar loro "ricette convenzionali", formule uguali per tutti e  in tutti i casi, perché si rialzino, o siamo capaci di "uscire da noi stessi", dai nostri schemi mentali, per entrare completamente nel mondo e nelle emozioni del nostro "alter ego", rispettandolo per ciò che è e senza imporre il nostro pensiero e le nostre personali soluzioni?

Fiore di neve e il ventaglio segreto è un romanzo forte e delicato al contempo; forte per la realtà descritta e che, benché lontana nel tempo (presa nello specifico di determinati costumi e tradizioni orientali), ancora oggi trova i suoi tristi "corrispettivi" in altre forme di crudeltà verso donne e bambini (penso all'infibulazione, al trattamento delle vedove in certi posti di matrice musulmana...); ed è dolce perché ci lascia sfiorare le più sensibili corde dell'animo umano, rivelando i pensieri più segreti e nascosti di donne che avrebbero voluto soltanto essere amate, ricevere un gesto gentile da una madre, un abbraccio affettuoso dal marito.

Scritto con delicatezza, in un ritmo sempre scorrevole, mai noioso o lento, il romanzo ci mostra la capacità dell'Autrice di scandagliare il cuore delle donne, lasciandoci cullare dai loro pensieri, dalle loro parole caratterizzate da sensibilità, trasparenza e musicalità, in un crescendo inevitabile di tenerezza e commozione.

CONSIGLIATO.

2 commenti:

  1. Questo libro è nella mia lista da un pò!!!
    però non sono mai riuscita a leggerlo!! leggevo altri libri prima di questo!!
    ma adesso dovrò leggerlo perchè la tua recensione mi ha davvero incuriosita!!!

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  2. a me è piaciuto molto, e per lo stile e per la vicenda in sè!!

    RispondiElimina

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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