lunedì 28 novembre 2016

Recensione film: LA CENA DI NATALE di Marco Ponti



E sembra stia avendo ottimi riscontri al botteghino il sequel di IO CHE AMO SOLO TE, LA CENA DI NATALE, il film di Marco Ponti tratto dal romanzo di Luca Bianchini.


LA CENA DI NATALE


dal 24 novembre al cinema
Anno 2016
Regia: Marco Ponti
Cast: Riccardo Scamarcio, Laura Chiatti, Mariapia Calzone, Michele Placido, Eugenio Franceschini, Antonio GerardiVeronica PivettiEva RiccobonoDario AitaGiulia Elettra Gorietti,Uccio De SantisCrescenza Guarnieri
Ivana Lotito.


Dopo un anno siamo di nuovo qui: nella splendida Polignano, questa volta romanticamente spruzzata di neve e in attesa del Natale.

Il Natale, si sa, è la festa della famiglia, si respira aria di gioia, pace e serenità…, ma con gli Scagliusi c’è poco da stare tranquilli, perché le sorprese e i guai paiono sempre accampati dietro la porta!

Ritroviamo la nostra coppia di sposini, Damiano (R. Scamarcio) e Chiara (L.Chiatti), che stanno per diventare genitori: Chiara, infatti, ha un bel pancione ed è all’ottavo mese di gravidanza (Laura Chiatti lo era davvero, in attesa del secondogenito), e non solo è in crisi a causa degli ormoni impazziti ma anche perché il maritino sembra prendere questa imminente nascita, con tutte le responsabilità che ne seguono, con una certa superficialità.


E del resto, superficiale e bambinone Damiano lo è sempre stato! Ma adesso non ha più scuse: il padre gli sta affidando l’azienda e sta per diventare genitore; non sarà arrivato il momento di crescere, una buona volta?
Damiano non si sente nè in grado nè pronto ad affrontare il carico di aspettative che gli altri nutrono per lui, e a complicare le cose ci si mette sempre lei, l’ex-fidanzata, Debora, alla quale il giovane Scagliusi non sa dire di no.

Ma stavolta la scappatella potrebbe avere conseguenze impreviste e metterlo seriamente nei guai…

Damiano affronterà le conseguenze delle proprie azioni stupide e incoscienti, o come sempre cercherà di nascondere le proprie malefatte, sperando che nè Chiara né la famiglia si accorgano dei guai in cui si è cacciato?

Come se non bastasse, a rendere l’aria bella elettrizzata ci pensa Matilde Scagliusi, la snob moglie di don Mimì, che s’è messa in testa di fare come a Bari e di organizzare in casa la cena della Vigilia (a Polignano non si usa), con un pranzo degno di tutti i reality di cucina presenti in tv, mettendo in mostra lo sfarzo della propria dimora.

Ovviamente, a questa cena dovranno esserci tutti, ma proprio tutti, anche perché Matilde ha appena ricevuto un inaspettato (e sospettoso?) regalo dal marito: un anello di smeraldo, grosso e vistoso, che giustamente lei vuol mostrare agli ospiti, in primis all'eterna rivale Ninella.

Eh già, Ninella! Non l’abbiamo ancora nominata!
Lei e don Mimì continuano a pensarsi e ad amarsi da lontano, ad ammiccarsi e a sorridersi con complicità e tenerezza, ma Ninella sa che questo loro amore è impossibile.

Eppure lui sta ritornando alla carica, convinto che adesso è il momento giusto, che adesso possono pensare di realizzare finalmente il loro sogno d’amore.

Ma accadrà davvero? Don Mimì riuscirà a lasciare Matilde – dopo averle regalato un bello smeraldo?

Ma non dimentichiamo gli altri personaggi, che ci regalano momenti ora intensi, ora divertenti, come la cara zia Pina, sorella di Ninella - interpretata dalla sempre frizzante Veronica Pivetti - , con cui non parla da qualche anno; vive al nord ed è tornata dopo diverso tempo a Polignano per vedere la nipote quasi-mamma, Chiara; è un tipo un po’ snob e tanto scassa*****, ma in fondo ha un cuore tenero!

E poi c’è Nancy, sempre col pallino di perdere la verginità, impegnata a far pratica con un attrezzo che metterà in imbarazzo lei e farà ridere noi spettatori.

E cosa ne è di Orlando, ormai gay dichiarato ma sempre preso dai suoi problemi sentimentali?

Orlando è un personaggio che dà momenti ricchi di emozione ed Eugenio Franceschini è bravissimo nel comunicarci tutta la fragilità e l’intensità di un uomo giovane e bisognoso di trovare il vero amore.

Per tutti i presenti alla cena della Vigilia, riuniti alla stessa tavola in casa Scagliusi, la notte di Natale succederà davvero di tutto, tra dichiarazioni inaspettate, ascensori che si bloccano, anelli che spariscono e qualche litigio...

“La cena di Natale”, come già “Io che amo solo te”, è una commedia che sa far sorridere (e ridere) tanto, ricca (forse anche un po’ più del precedente film) di momenti e gag divertenti, resi tali non solo dai vari episodi, che già di per sé sono belli dinamici grazie ad equivoci, incomprensioni e piccole sorprese, ma anche dal simpatico accento pugliese nonché per la forza comunicativa degli attori, completamente a loro agio nei panni dei personaggi che interpretano, cui sanno dare espressività e credibilità, restituendocene pregi e difetti: l’ansia e le preoccupazioni (legittime) di Chiara (acuite umoristicamente dal decalogo della cara amica Mariangela circa il “marito traditore”), l’impaccio di Damiano, marito fedifrago che però sembra scivolare quasi senza volerlo (e forse ci piace proprio per questa sorta di ingenuità che lo caratterizza), e poi quando si accorge dell’errore, vorrebbe rimediare “all’uso suo”; straordinariamente simpatica (oltre che brava) Eva Riccobono, una ragazza estremamente schietta, che ci fa ridere con la sua spontaneità (e i suoi rutti!); e poi la tenerezza di quest’amore tra Mimì e Ninella, desiderosi di regalarsi “quel che resta della loro gioventù”. 

Guardare una commedia briosa e brillante, ben recitata, ambientata tra le bellissime Polignano e Monopoli, come “La cena di Natale”, a me mette il buon umore, perché soddisfa sia la mia (non troppo smielata) vena romantica, sia la mia voglia di intrattenermi in compagnia di un film molto piacevole e spensierato.

Da lettrice, è inevitabile (quasi fisiologico, direi, voi che dite? ^_-) fare paragoni con l’omonimo romanzo (anche nel sequel l'Autore appare brevemente, ma senza uniforme) da cui è tratto il film, ma nonostante qualche differenza (piccola o grande, a un certo punto è soggettivo) io credo che Marco Ponti e il cast rendano giustizia allo spirito della storia e al carattere dei personaggi, che dalla carta prendono vita davanti a noi e, per quel che mi riguarda, io finisco sempre per “affezionarmici”. Fosse per me, vorrei sequel infiniti di “Io che amo solo te”.

Insomma, avrete capito che mi è piaciuto, perché mi ha fatta sorridere, mi ha divertita con la sua fresca ventata d’ottimismo.


“Dicono che noi siamo fragili cose,
ma nell'attesa di un sorriso
abbiamo visto evaporare il sole.
Ma quando le canzoni finiranno, 
che cosa ne faremo di tutto quanto il nostro amore?"



4 commenti:

  1. Ciao Angela, ricordo la tua passione per i romanzi di Luca Bianchini, ho sentito parlare di questo film però "Io che amo solo te" non mi è piaciuto tantissimo, quindi non credo di vedere o leggere il seguito della storia. Di per sè la vicenda non è male, ma non mi convincono i personaggi, non sono riuscita a entrare in sintonia con essi...

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    1. Ariel cara! si, ricordo che non ti aveva molto convinto IO CHE AMO SOLO TE, soprattutto i personaggi!

      eh io ne sono innamorata, lo confesso :-D

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  2. Commedia leggera e simpatica, ma affatto banale. Bravissimi attori perfettamente a proprio agio nella parte, che trasmettono quella semplicità del clima paesano tipico del nostro sud. Da vedere ;-)

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  3. Commedia leggera e simpatica, ma affatto banale. Bravissimi attori perfettamente a proprio agio nella parte, che trasmettono quella semplicità del clima paesano tipico del nostro sud. Da vedere ;-)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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