martedì 25 gennaio 2022

Recensione: TEMPI DIFFICILI di Les Edgerton



I tempi di cui ci narra Les Edgerton in questo romanzo, ambientato negli Anni Trenta in Texas, sono difficili, selvaggi e duri per davvero, e arrivano al lettore come un pugno sui denti, con tutta la rabbia e la disperazione di chi ha fame e non sa come saziarsi, di chi sopporta per anni soprusi ed angherie e spera che arrivino stagioni migliori, di chi piange impotente davanti alle lacrime amare del frutto del proprio grembo, di chi si ritaglia il proprio posto nella società unicamente attraverso una barbara violenza e un'aggressività ferina, perché a quelle è abituato.
Con uno stile narrativo tagliente, asciutto, privo di inutili sofisticherie stilistiche, l'Autore ci racconta una storia cruda e sconvolgente facendo scendere in campo personaggi forti, "esplosivi", di cui è difficile dimenticarsi perché non lasciano indifferenti ma sanno suscitare ammirazione o odio, e ai cui miserabili destini ci si appassiona dal primo all'ultimo momento.




TEMPI DIFFICILI  
di Les Edgerton



Elliot Ed.
trad. M. Piva
192 pp

Conosciamo Amelia Laxault quando è una quattordicenne portata per la scuola, intelligente e con una certa inclinazione per i numeri, tanto da aver vinto in terza elementare un premio in una gara di aritmetica a scuola.

Ma la ragazzina è nata in un periodo in cui le donne, nel Texas rurale negli anni della Grande Depressione, restano facilmente impigliate nelle dinamiche brutali a loro riservate dagli uomini, che siano padri, fidanzati o, peggio, mariti.

Amelia non è una debole, ha il suo bel carattere ma la madre l'ha cresciuta a colpi di versetti biblici che la inducono ad essere sottomessa ai maschi di casa, a non ribellarsi, a sopportare sempre in silenzio, pregando di non far innervosire troppo il padre o il marito, così che questi la picchino il meno possibile.

«Noi donne abbiamo un talento: sappiamo sopportare. È quello che sappiamo fare. È quello che possiamo fare».

In un contesto famigliare severo e gramo di gratificazioni, accanto ad una madre rassegnata e ad un padre ruvido e gretto, nelle giornate della bella Amelia si apre uno spiraglio di felicità, che porta il nome di Billy Kliber.
Billy è un suo coetaneo: ha dei vivaci capelli rossi, è bello, gentile, intelligente, insomma il fidanzatino ideale, ed infatti i due si innamorano, si amano, si donano l'una all'altro... ma il fucile del padre di lei fa sentire i suoi colpi e costringe il povero Billy a battere in ritirata, pur giurando lui amore eterno alla sua Amelia.

Per sua figlia, il rozzo genitore ha già scelto lo sposo: Arnold Critchin, un ragazzo del posto, dal fisico forte, un cacciatore, forse scarso come agricoltore ma di certo bravo nell'allevare cani di razza per poi venderli.
Ma se c'è una peculiarità per cui tutti conoscono Arnold è sicuramente l'attaccamento alla bottiglia: tracanna alcool come fosse acqua e questo lo rende, se possibile, più violento e incivile di quanto non sia già per natura.
A farne le spese è ovviamente la povera Amelia, sin dal loro primo appuntamento, quando lui la stupra; la ragazza si scopre incinta ed è costretta a sposare il bruto Arnold, che sarà un marito terribile e la vita con lui un vero e proprio inferno.
Vanno a vivere in una fattoria piuttosto isolata ed Amelia si prende questa croce suo malgrado, convinta che quei voti di fedeltà e sottomissione, fatti davanti a Dio e agli uomini, siano sempre validi, anche se le è capitato un marito indecente, barbaro, grezzo e molto manesco, che le rifila manrovesci con facilità invece che carezze, insulti indicibili invece che parole d'amore; un uomo sempre arrabbiato, egoista, la cui unica fissa sono i suoi amati cani, che sostano sempre attorno alla casa in attesa di essere nutriti dal loro padrone.
Arnold non esita a spendere più danaro per le bestie (oltre che per se stesso) che per la sua famiglia; a suon di violenze, infatti, Amelia resta incinta diverse volte, per cui le bocche da sfamare aumentano... 
Ma a questo padre snaturato e meschino poco importa che la moglie e i figli - per i quali non sembra nutrire il benché minimo affetto - abbiano lo stomaco vuoto: a lui interessa sfamare i bracchi perché siano belli, forti e ben nutriti, così da venderli e guadagnare soldi; soldi che, puntualmente, spenderà per se stesso, lasciando pochi spicci a casa.

Insomma, la situazione è drammatica e per Amelia non c'è via di scampo; eppure c'è stato un momento - poco dopo il matrimonio - in cui Billy si era rifatto vivo e le aveva chiesto di seguirlo, lasciando quel coniuge violento e scellerato, ma la donna non aveva voluto tradire i propri voti di consorte fedele.

E questa sua scelta, pure onorevole e rispettabile, avrà le sue conseguenze in termini di infelicità e dolore; certo, per un po' di tempo Billy andrà a trovarla e proverà ad aiutarla, dandole qualcosa da mangiare, ma questa generosità non basterà.

Negli anni, le condizioni di vita di Amelia e dei suoi figli precipitano, soprattutto quando Arnold viene messo in prigione per un po' e i viveri scarseggiano sempre più: ad aver fame, purtroppo, non sono solo lei e i bambini... ma anche quei maledetti cani, che abbaiano e ringhiano con la bava alla bocca perché affamati come lupi.
Quando Amelia e la primogenita, ormai una signorina (Mandy, che ha i capelli rossi come il padre...!), cercano di mettere il piede fuori casa per cercare di procurarsi un po' di acqua e magari anche qualcosa da mettere sotto i denti per non morire, i cani le aggrediscono, cercano di morderle...

Ben presto, Amelia e i ragazzi si trovano prigionieri in casa loro,  tra quelle quattro pareti di legno anguste, all'interno delle quali ormai non c'è più cibo né acqua pulita; disperazione, fama, pianti inconsolabili: questo è l'unico cibo quotidiano di questa famigliola lasciata sola a se stessa, con l'incubo di cani rabbiosi e bavosi fuori dalla porta.

Che fare? Come uscir fuori da questa assurda situazione e cercare di salvare i propri bambini da una morte certa?
Amelia non sa se sperare che Arnold non torni più (vista la brutta vita che facevano con lui) o che comunque torni per portar loro da mangiare e tenere a bada le bestie fuori.

La donna non sa che Billy - che nel frattempo è diventato sceriffo - si preoccupa per lei, immaginando che in assenza del marito Amelia non se la cavi per niente bene; però andare ad aiutarla non sarà affatto semplice perché quel farabutto di Arnold - che sembrerebbe uno zotico scioccone ma in realtà ha un furbizia perfida e anche una certa dose di fortuna sfacciata - darà non pochi grattacapi alla polizia.

Sovente, alla povera disgraziata viene in mente un sogno che faceva da bambina, di cui ha sempre avuto paura, popolato da un uomo nero inquietante, un coltellaccio e l'abbaiare incessante di cani.
Non avrebbe mai immaginato, da ragazzina, che in una maniera o nell'altra, la vita - beffarda e imprevedibile come solo essa sa essere - avrebbe creato le condizioni per farle vivere in prima persona quell'angoscioso incubo.

Intanto, la sua vita già tanto problematica si incrocia con quella, altrettanto infelice e complicata, di un omone di colore,  Lucious Tremaine, che dalla Louisiana sta scappando per essere stato coinvolto in uno scontro con un agente di polizia bianco.
L'incontro tra questo fuggiasco e la povera donna farà sì che l'uno diventi una speranza di salvezza per l'altra, e viceversa.

Riuscirà Amelia a salvare i suoi figli sia dalla fame che dalla crescente violenza vendicativa di Arnold? La donna dovrà raccogliere tutto il suo coraggio e il suo ingegno per tentare di tenere in vita la famiglia, sperando però che qualcuno venga a salvarli.

"Tempi difficili" è un crime su uno sfondo country che trasuda asprezza, disperazione ma anche speranza, rozzezza e al contempo nobiltà d'animo, paura e coraggio, amore e odio, cattiveria gratuita e bontà; i suoi personaggi sono così realistici e vividi che paiono uscire con prepotenza dalle pagine: sono dei dimenticati, persone sole e lasciate ai margini della società, la quale a quelli come loro non fa sconti di nessun genere.
La narrazione si snoda seguendo un ritmo grintoso e vivace, raggiunge spesso momenti di tensione in cui il lettore segue con concitazione lo svolgersi frenetico degli eventi, sentendosi parte integrante della storia, vivendo ogni emozione accanto ai suoi personaggi.

Lo consiglio, è una lettura che cattura dal primo momento perché mette in gioco una galleria di esseri umani dalla personalità forte e, su tutti, spicca lei, la protagonista femminile, una donna umiliata e ferita che riesce a mantenere sempre, nonostante i tempi difficili in cui vive, una grande dignità e un incredibile coraggio.

4 commenti:

  1. Ciao Angela, non conosco il romanzo, ma dalla tua recensione mi sembra una storia molto interessante, soprattutto per la sua protagonista :-)

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    1. Lo è, per me è stata una bella scoperta 😉

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  2. Ben presto, Amelia e i ragazzi si trovano prigionieri in casa loro..." Devo dire che per i tempi che corrono, questa frase ha particolarmente colpito la mia attenzione vedendo in parte, molto lontanamente e se vuoi in maniera sbiadita, la realtà di oggi per chi non vuole vaccinarsi.

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    1. Ciao Daniele!
      Ma guarda, metaforicamente la tua associazione ci sta bene, nel senso che poi ciascuno di noi, in certi momenti dell'esistenza, può ritrovarsi dei "cani minacciosi" fuori dalla porta che lo costringono ad isolarsi.
      In fondo leggere è anche questo: trasferire su di sé e sulla propria esperienza quella dei personaggi.

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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