venerdì 31 ottobre 2014

Recensione: 'LE NOTTI AL SANTA CATERINA di Sarah Dunant



Ultima recensione di Ottobre!!!

LE NOTTI AL SANTA CATERINA
di Sarah Dunant

Le notti al Santa Caterina
Ed. Neri Pozza
Trad. M. Ortelio
439 pp
18 euro
2009
La storia narrata dalla Dunant è ambientata nel 1570, a Ferrara, tra le mura di uno dei più devoti monasteri della città, sostenuto dai nobili ferraresi con orgoglio: il Monastero di Santa Caterina, retto dalla pia e battagliera badessa Madonna Chiara.
Un giorno giunge al convento una ragazza di neppure 16 anni, di Milano, che verrà chiamata Serafina.
La ragazza non ha alcun desiderio di prendere i voti ma è costretta (come di consueto in quegli anni) a farlo a causa del volere paterno, che ha promesso in dono una considerevole dote al monastero...
La prima notte della povera fanciulla tra le gelide e cupe mura del chiostro non sarà affatto tranquilla: le sue urla, i suoi gemiti, i pianti... attraverseranno le mura della spoglia cella e lasceranno insonni tutte le monache.

Povera Serafina! Il suo destino è nella mani di un'usanza, diventata legge nell'Europa della seconda metà del sedicesimo secolo, in cui le doti si sono fatte così dispendiose da costringere l'aristocrazia a maritare una sola figlia e a spedire le altre in convento.
Il padre della giovane ha garantito alla badessa di donare una figlia dalla voce di un usignolo, ma nei primi tempi Serafina non avrà alcuna intenzione di cantare per le monache, visto che il suo cuore è affranto all'idea del futuro che le spetta: un uccellino rinchiuso ingiustamente in una sorta di prigione, in cui la cosa più allegra è cantare nel coro o attendere determinati periodi festivi per mandare in scena recite e rappresentazioni!
Proprio lei, che ha il cuore e la mente impegnati, innamorati di un giovanotto, tale Jacopo, anch'egli cantante, e la ragazza si strugge al pensiero di quest'amore ostacolato e trema all'idea di veder sfiorire la propria gioventù e felicità.

Ribelle, diffidente, sospettosa, indispettita, vigorosa e intelligente: così appare, da subito, la giovane novizia alle suore del Santa Caterina.

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E se la badessa cerca di tollerarla, sperando che la ragazza si arrenda al proprio triste destino, se suor Benedicta non vede l'ora di sentirla cantare lodi a Dio..., se suor Umiliana (la maestra delle novizie, che si occupa della cura spirituale delle giovani che entrano in convento) la guarda con uno sguardo carico di indignazione e riprovazione (lei che è così pia, devota al Signore, tanto da risultare eccessivamente rigida e intransigente)..., suor Zuana, monaca speziale, sarà l'unica ad accostarsi, sin da subito, alla novizia per cercare di alleviarne i turbamenti e il dolore.

Perchè anche lei sa cosa vuol dire prendere il velo non per vocazione, ma perchè non si hanno altre possibilità, altre vie di fuga.

Certo, nel suo caso, non è stato un padre severo a decidere per lei, bensì la "sfortuna": suo padre era un brav'uomo, le voleva bene e soprattutto le ha donato qualcosa di immensurabile, di gran valore: la sua cultura e conoscenza medica, i suoi libri, i suoi insegnamenti circa l'arte di curare i malanni con le erbe, le spezie, e solo in seguito alla sua morte, Zuana (il cui vero nome è Faustina) ha dovuto entrare in convento per sopravvivere.
E così, immersa ogni giorno negli odori e sapori pungenti  della sua spezieria - che all'interno del convento fa anche da infermeria -, suor Zuana è diventata un punto di riferimento ed una figura necessaria per le sue consorelle, che sanno di potersi fidare della sua obbedienza, della sua lealtà e della sua competenza.
E poi Zuana sa di godere della stima e dell'amicizia (anche se questo è un termine poco consono a chi ha deciso di darsi alla clausura) di Madonna Chiara e questo rapporto avrà il suo peso nelle vicende che agiteranno la tranquilla vita all'interno del Santa Caterina.
Tra Serafina e Zuana si stabilirà un rapporto speciale che non impedirà, tuttavia, che lo scompiglio, generato dall'arrivo di Serafina, si diffonda per tutto il convento come un fuoco che minaccia di inghiottirlo.

Perché? Quali problemi porterà con sè la bella e tormentata novizia?

Le pagine scorrono, per una buona metà del libro, abbastanza lente, seguendo un ritmo pacato, come del resto pacata è la scansione delle ore e dell'attività nel convento:  ci si alza presto, si prega, si fanno i lavori (ai quali ognuna viene assegnata, in base ai diversi "settori"), si mangia quel po' che è previsto (nè troppo poco, per carità, per non ammalarsi; nè troppo, affinchè ogni monaca impari la disciplina e affidi se stessa all'amore di Gesù, al nutrimento spirituale fornito dalla preghiera e dalla meditazione), si "paga la penitenza" se si è commesso un peccato...
Insomma, non è che ci sia molto da divertirsi!

E questa noia è forse l'incubo vero e proprio di ogni monaca!


Qualcosa bisognerà pur inventarsela per addolcire un po' l'amara pillola della clausura, ed è così che - mondo era e mondo è, dentro e fuori le mura di un monastero - il pettegolezzo non manca, come non mancano le gelosie, le invidie, i dispettucci, i tentativi di "comprare" il silenzio di una conversa.
E non mancano neanche le aspirazioni di qualche suora pia e molto ammirata per la propria devozione fervente, che spera di aumentare di grado, magari puntando proprio su quella giovane novizia tanto caparbia, che più di tutte necessita di redenzione, di penitenza, di essere educata all'accettazione del proprio stato di "sposa di Cristo".

Nella seconda parte del romanzo, dopo che avremo inquadrato Serafina, Zuana, la badessa, suor Umiliana e altre suore con i loro compiti, comincia la parte più "movimentata", che vedrà Serafina e Zuana al centro di tutto, alleate nonostante la loro diversa "vocazione" ma in fondo unite da una comune intelligenza e lucidità.
Lucidità che la novizia rischierà di perdere a seguito di una sorta di "lavaggio del cervello" ad opera di chi desidera per forza vedere in lei un'eletta, una di quelle anime speciali che il Signore ha scelto per rivelarsi, attraverso l'estasi e altre simili manifestazioni...

Cos'altro potrebbe render maggiore lustro al convento, se non sapere che tra le sue mura ci sono delle suore che vedono niente meno che il Cristo in persona?

Quanto può essere facile, quando si è chiuse e non si hanno contatti col mondo esterno, cadere preda del plagio, dell'autosuggestione, arrivando, senza volerlo, anche a far del male a degli innocenti!

La Dunant dimostra di essersi ben informata sul contesto storico europeo di quell'epoca, della vita claustrale, delle usanze e ci porta tra le mura del monastero lasciandoci conoscere i segreti più intimi di queste suore, che per assurdo, sono più soggette alla tentazione quanto più cercano di fuggirne!
E' vero che inizialmente ho rischiato di annoiarmi (e io di solito sono molto attratta da libri e film ambientati in monasteri in cui  - spero!! - accade qualcosa di misterioso!), perchè  ci si sofferma troppo sulle giornate della monache.
Però la forza sta nei personaggi e nella loro personalità; mi è piaciuta la fragilità della giovane Serafina, le sue intime contraddizioni e, al contempo, la sua forza; ho ammirato la sensibilità, la lealtà della monaca speziale, Zuana, il suo saper andare anche oltre certe "regole" pur di agire secondo ciò che è giusto; ho sorriso di fronte al carattere forte, tenace ma saggio della badessa; ho storto il naso davanti alle esagerazioni di suor Umiliana.

E ho sperato, insieme a Serafina, che qualcosa accadesse e che lei potesse essere liberata dalla gabbia in cui altri - per interesse - l'hanno fatta rinchiudere, così da poter riappropriarsi della propria libertà.

Ce la farà Serafina a uscir fuori dal monastero? O anche lei diverrà preda di un rinnovato fervore religioso, che tanto facilmente afferra chi sa di dover fare una "croce nera" sulla propria felicità e di dover abbracciare un'altra croce, che è quella della vita convenutale?

Accurato, denso di particolari, narrato con calma e, allo stesso tempo, capace di crearti aspettative, "Le notti al Santa Caterina" riescono a piacere, a incuriosire, a immergere totalmente il lettore all'interno delle fredde mura, delle tetre celle, quasi come se riuscisse a sentire il mormorio di chi prega (e piange...), le note acute di chi canta, a respirare gli odori della spezieria, a guardare con curiosità a tutti quei piccoli e grandi avvenimenti che danno un po' di sale ad una vita che, altrimenti, sarebbe una vera noia mortale...

Lo consiglio a chi non disdegna le storie con uno sfondo storico ben preciso, legate alla sfera religiosa e a chi desidera un finale... meno tetro possibile!!

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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