venerdì 12 febbraio 2016

Recensione: REPARTO n.6 di Anton Cechov



Un libriccino che si legge davvero in pochissimo tempo  ma che colpisce il lettore per la lucidità disarmante con cui tocca un argomento molto delicato, quello delle condizioni vergognose in cui versavano (ahimè, in certi sensi e in certi casi, versano ancora, seppur in contesti differenti) i malati di mente, rinchiusi in strutture che, prima ancora che ospedali, erano delle vere e proprie prigioni.


REPARTO n.6
di Anton Cechov


Ed. Ginko Edizioni
Veshnikova M.
5.60 euro
56 pp
2010
L'autore russo lascia entrare subito il lettore in questo reparto ospedaliero di psichiatria, in cui sono rinchiusi cinque poveri ospiti, affetti da diverse malattie mentali: tra essi c'è l'ebreo Mojseika, l'unico ospite che può uscire fuori dall'ospedale e che quando torna sta sempre con la mano tesa a chiedere un soldino; c'è Ivan Dmitric Gromov, che ama parlare e parlare, fino a quando qualcosa dentro sè non lo blocca e non lo fa urlare di disperazione.

Di lui Cechov ci dà una breve biografia, facendoci conoscere la sua situazione antecedente il ricovero e come, lui che era un uomo intelligente e amante della lettura, un filosofo raffinato, a un certo punto si sia ritrovato preda di manie di persecuzione, ossessionato dal pensiero che da un momento all'altro potessero accusarlo ingiustamente di aver commesso chissà quale crimine e arrestarlo.Purtroppo per lui, l'incubo in un certo qual modo si avvera, anche se invece del carcere viene rinchiuso in questo squallido ospedale, dove le condizioni di vita dei poveri ammalati sono davvero inumane.

La prima figura negativa di questo racconto è senza dubbio l'uomo che "assiste", o meglio sorveglia al pari di un aguzzino, i poveri ospiti, picchiandoli e maltrattandoli ogni giorno.
Ci saranno dottori in questo postaccio invivibile? C'è forse la speranza di uno spiraglio di umanità?
Assolutamente no e ce lo dimostrerà un'altra figura che avrebbe potuto, in virtù del proprio ruolo, essere positiva per i pazzi del reparto, ma che sarà drammaticamente risucchiato dal vortice oscuro e tragico al quale la sua indifferenza ha dato vita.
Andrej Efimjc, è il medico psichiatra che dovrebbe curare i malati; a dire il vero, avrebbe voluto fare l'ecclesiastico ma s'è ritrovato a studiare medicina, suo malgrado.
Ed evidentemente il proprio lavoro non lo ama più di tanto, vista l'indifferenza e l'aria di superiorità con cui guarda i poveri matti del reparto, delle cui condizioni lui non si preoccupa minimamente, anzi, le meschine e crudeli regole su come gestirlo è lui stesso ad approvarle.
Ma la ruota gira per tutti ed arriva anche per quest'uomo troppo sicuro di sè il momento di una profonda ed improvvisa crisi esistenziale.
Chiacchierando, prima con sarcasmo e poi con sincero interesse, con Dmitric, Andrej Efimjc affronta argomenti di un certo livello filosofico e spirituale tra cui l'immortalità dell'anima, il senso della nostra esistenza, la capacità di comprendere le sofferenze altrui, il pensiero della morte... e non passerà molto tempo prima che qualcosa scatti anche nella sua testa, mandandola in confusione: qualcosa che si rivelerà per il dottore una spiacevole sorpresa, capovolgendo la sua sorte e la sua vita, rendendolo vittima delle sue stesse meschinità...

Un racconto che vuol essere denuncia sociale della mentalità oscurantista che maltratta e allontana coloro che son considerati pazzi, senza poi occuparsi davvero del loro diritto di esseri liberi e di essere dei malati bisognosi di cure vere ed efficaci.
Cechov ci porta a chiederci: qual è il confine tra follia e normalità? L'autore ci mostra un confine davvero sottile e lo fa con lo stile e il tono che gli sono propri, in un mix di dramma e comicità insieme, soprattutto nell'ultima parte, in cui il dottore diventa consapevole dell'inutilità della propria esistenza e di come essa finirà proprio in quel luogo di squallore da cui sentiva e si era illuso di essere lontano.

Da leggere, per apprezzare l'originalità e lo stile di uno tra i più grandi autori della letteratura internazionale dell'Ottocento.


READING CHALLENGE
3.Un libro con meno di 80 pagine

5 commenti:

  1. Lettrice fissa numero 170.
    Ho scoperto per caso il tuo blog e sono rimasta affascinata da questa recensione. Mi ha vagamente ricordato il film "qualcuno volò sul nido del cuculo" e, a dire il vero, si tratta di una tematica che mi sta molto a cuore. Credo proprio che leggerò questo piccolo scritto.
    A presto

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    Risposte
    1. Ciao!! ti ringrazio per esserti unito al blog :)
      Un libro piccolo ma significativo!!!
      buone letture ;)

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  2. Angela! Bellissima recensione! Mi hai convinto: lo leggerò il prima possibile :3 Hai fatto delle riflessioni profonde, quali la superficialità della gente e la loro cattiveria nei confronti di chi ritengono inferiore! Grazie ♥

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  3. Ciao Angela! Ho parlato brevemente di questo post qui: http://neversaybook.blogspot.it/2016/03/post-ive-loved-consigli-da-lettori.html :)

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  4. grazie francy, gentilissima come sempre!!! :=) passo per il blog!!

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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