mercoledì 14 luglio 2021

Recensione: TULIPANI di Francesco Nicolò

 

Il pensiero di due ore trascorse - per decisione dei genitori - a far compagnia al proprio nonno, burbero e sboccato, con cui si ha poca confidenza, non dev'essere il massimo per un undicenne, la cui giovanissima vita scorre in modalità touch screen attorno ai social. Ma magari, chissà...!, potrebbe rivelarsi un'occasione inaspettata per conoscersi un po'.


TULIPANI
di Francesco Nicolò

self-publishing
74 pp

Tra una protesta accennata ma smorzata immediatamente e uno sbuffare continuo, Federico non può che arrendersi all'evidenza dei fatti: resterà un'intera giornata con il nonno Lorenzo, anziano e malato, sempre taciturno, triste o distratto.
Insomma, roba deprimente, ecco. Menomale che a fargli compagnia ci sarà il tablet, così le ore di silenzio saranno meno pesanti da passare!

Peccato che il nonno quel giorno è in vena di chiacchiere!

I modi spicci, scontrosi, la risata sguaiata ci sono sempre, ma in più si è riscoperto chiacchierone.
E uno come lui non può che divertirsi a spiazzare quell innocente nipotino tutto concentrato sul tablet, che guarda con noncuranza i magnifici tulipani di Lorenzo e che risponde con sufficienza alle parole del vecchio.
Consapevole di attirare l'attenzione di Federico, spara una dichiarazione tanto bislacca quanto imbarazzante: "Ho perso la verginità con una escort".

Così, di punto in bianco e senza un apparente motivo.
Del resto, la motivazione dietro un'informazione del genere è una sola: Lorenzo ha voglia di sbottonarsi un po', di raccontare qualcosa di sè a questo nipote che conosce poco e che lo conosce ancora meno.

Senza preavviso e con un ghigno sardonico e divertito stampato in faccia, il nonno si lascia andare al racconto della sua lontana giovinezza e lo fa senza giri di parole e con schiettezza; per catturare l'attenzione del suo giovanissimo uditore, il vecchio rispolvera ricordi antichi, distanti cinquant'anni dal suo noioso presente, e narra di memorie intime appartenenti al suo tumultuoso passato sentimentale. 

Ora che è in là con gli anni, Lorenzo sembra sfacciato e sicuro di sè, ma c'è stato un periodo (e non breve) della sua vita in cui è stato un ciccione sentimentalmente sfigato.

Timido al limite dell'imbranataggine, Lorenzo a trentacinque anni non ha una fidanzata, non ha avventure... e soprattutto non è mai stato in intimità con una donna.
Non solo: è terrorizzato all'idea di trovarsi in una situazione del genere. Sa già che non saprebbe affrontarla e questo lo fa star male. 
E poi a quale donna potrebbe mai piacere un tipo come lui, grasso e sfigato?

Ma ormai è deciso a togliersi di dosso la sua ingombrante verginità, e se non riesce ad abbordare una donna e a conquistarla, allora vorrà dire che la pagherà.
Ci sarà una prostituta disposta ad andare oltre i cumuli di tessuto adiposo e a fare sesso con lui, dietro compenso economico?

Per non sbagliare, si rivolge ad un'agenzia di escort, che gli manda una bella signorina, che dice di chiamarsi Cristina.
Affascinante e accomodante, la professionista dell’amore cerca in ogni modo di mettere a suo agio il cliente, il quale suda copiosamente al pensiero di dover fare "quella cosa là" con la donna.
Per vincere ogni imbarazzo e reticenza, i due cercano di passare il tempo in modo tranquillo, senza pensare al sesso, anche perché Cristina capisce subito che Lorenzo è un omone particolare, che non va forzato a fare qualcosa per cui non è pronto.
Tanto, se deve accadere, accadrà...

Tra i due si instaura, quindi, un rapporto strano e singolare, ma anche tenero, sincero: una sorta di amicizia, un legame fatto soprattutto di rispetto.

Riuscirà il timidissimo e inibito Lorenzo a lasciarsi andare, superando paure e insicurezze?

Lorenzo racconta, e ogni tanto è costretto ad interrompere la narrazione a motivo delle domande curiose di un nipote stupito e ormai completamente attento alla voce di quel vecchio bizzarro, che a quanto pare ha qualcosa di interessante e, per certi versi, buffo da condividere.
Il ragazzino non avrebbe mai immaginato che quello sconosciuto nonno burbero e solitario avesse questo genere di ricordi nascosti nella sua testa, e ascoltandolo sente crescere una connessione con lui, nonostante le esistenze decisamente opposte e il gap generazionale non indifferente.

Assistiamo al confronto tra nonno e nipote, silenziosamente presenti come i bellissimi tulipani di Lorenzo, e ci troviamo a sorridere perché il racconto nostalgico non ha nulla di patetico, di mieloso, di triste, tutt'altro: è attraversato da ironia, consapevolezza di se stessi, delle proprie fragilità e paure e, se c'è malinconia, è rispetto al dolce ricordo di questo rapporto sui generis con la sua gentile e comprensiva prostituta.

"Tulipani" è un romanzo breve che, in un avvicendarsi di presente e passato, partendo dal rapporto tra i protagonisti, separati da due generazioni ed estranei l'uno all'altro fino a quel momento, indaga il sentimento tra due adulti nato e consumatosi decenni prima, e lo fa con un tono volutamente umoristico, ironico, in cui avvertiamo che il Lorenzo anziano quasi prende bonariamente in giro il se stesso di cinquant'anni prima, chiamandosi ciccione, sfigato e pateticamente vergine, terrorizzato all'idea di mostrare ad un'altra persona quel suo corpo sgraziato, grosso e grasso, convinto di non poter che suscitare ribrezzo e/o scherno. 
Ma a volte la vita ci stupisce in positivo e capita che sulla nostra strada ci metta le persone giuste, che sanno come prenderci, come farci sentire un po' meno sbagliati e degni di ricevere comprensione, amore, attenzioni.

È un romanzo che si legge tutto d'un fiato perchè ha il merito di essere molto scorrevole, di intrattenere con piacevolezza il lettore con una storia che fa sorridere ma anche riflettere. Una lettura particolare che non delude i lettori.


2 commenti:

  1. Sembra una lettura insolita per trascorrere qualche ora in piacevole compagnia :)

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    Risposte
    1. Sì, infatti, sa intrattenere il lettore ;-)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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