sabato 13 settembre 2014

Recensione. 'DIECI PICCOLI INDIANI' di Agatha Christie



Ok, dieci minuti di vergogna per me.
Perché?
Eh..., non avevo mai letto nulla di Agatha Christie.
Finora.
Ma con "Dieci piccoli indiani" è iniziato il mio riscatto!!! ^_-

DIECI PICCOLI INDIANI
di Agatha Christie


Un'isola deserta, arida e rocciosa, in cui c'è una sola casa, grande e misteriosa, che da poco è stata acquistata da un certo sig. Owen.
Non si sa molto di costui ma certo la sua bizzarria diventerà fin troppo nota ed evidente alle dieci persone che verranno misteriosamente invitate a trascorrere qualche giorno su quest'isola, Nigger Island, nella bella casa di uno sconosciuto.
Le dieci persone vengono convocate con uno strano invito, specifico per ciascuno di loro, consegnato/ricevuto in circostanze poco chiare, ambigue (tanto da far pensare ai dieci che di certo questo Owen ciascuno di loro lo conosce, anche se nessuno di essi ricorda bene come e dove l'ha conosciuto... Forse c'è qualche errore...?); eppure, ad esso tutti e dieci rispondono e accettano di recarsi a questa "riunione".

Chi sono questi invitati?
Sono tutti personaggi diversi l'un dall'altro, per estrazione sociale, professione e carattere.
Abbiamo il dott. Armostrong, la zitella acida e bigotta, Emily Brent; c'è il sig. Blore (ispettore di polizia borioso e sicuro di sè); Vera Claythorne, una graziosa maestra; l'inquietante Philip Lombard; il silenzioso generale Macarthur, il giovane, bello e un po' snob Marston, i coniugi (e maggiordomi ingaggiati da Owen per il soggiorno a Nigger Island) Rogers e infine il burbero e un po' cinico giudice Wargrave.

Cos'hanno in comune questi dieci individui, che praticamente neanche si conoscono?

Apparentemente nulla... se non uno stesso passato "oscuro", in cui tutti loro si sono macchiati - più o meno volontariamente e consapevolmente - di una colpa, che ha portato alla morte di alcune persone.
Dieci individui che si ritrovano, loro malgrado, sotto lo stesso tetto per aver malauguratamente accettato un invito inspiegabile e curioso da questo U.N. Owen (che si legge come "unknowen", quindi "sconosciuto"), che però si rivela essere da subito un cattivo padrone di casa, visto che ha solo provveduto al maggiordomo, alla cuoca e ai cibi in scatola..., senza donare la propria presenza...!
Di lui, infatti - chiamato a far gli onori di casa - neanche l'ombra.

La situazione è talmente singolare e strana da risultare subito assurda...: gli invitati non si spiegano perchè U.N. Owen li abbia invitati per poi non presentarsi: qual è il suo obiettivo?

A rappresentare ironicamente l'esperienza dei dieci ospiti sarà la presenza di dieci statuine raffiguranti dei negretti e, associata ad esse, una filastrocca per bambini, simpatica, infantile... e inquietante, visto che Owen si è divertito a metterla in bella vista nelle nove camere destinate agli ospiti.


“Dieci piccoli negretti se ne andarono a mangiar, 
uno fece indigestione, solo nove ne restar. 

Nove poveri negretti fino a notte alta vegliar: 
uno cadde addormentato, otto soli ne restar. 

Otto poveri negretti se ne vanno a passeggiar: 
uno, ahimè, è rimasto indietro, solo sette ne restar. 

Sette poveri negretti legna andarono a spaccar: 
un di lor s’infranse a mezzo, e sei soli ne restar. 

I sei poveri negretti giocan con un alvear: 
da una vespa uno fu punto, solo cinque ne restar. 

Cinque poveri negretti un giudizio han da sbrigar: 
un lo ferma il tribunale, quattro soli ne restar. 

Quattro poveri negretti salpan verso l’alto mar; 
uno un granchio se lo prende, e tre soli ne restar. 

I tre poveri negretti allo zoo vollero andar: 
uno l’orso ne abbrancò, e due soli ne restar.

I due poveri negretti stanno al sole per un pò: 
un si fuse come cera e uno solo ne restò. 

Solo, il povero negretto in un bosco se ne andò: 
ad un pino s’ impiccò e nessuno ne restò”.

Cosa vogliono comunicare questi versi in rima, 
brevi e concisi?

Certo è che i dieci ignari ospiti si ritroveranno a vivere insieme un incubo, caratterizzato da una serie di omicidi spaventosi, a breve distanza tra loro, apparentemente inspiegabili e che li porteranno, gradualmente, a guardarsi  l'un l'altro con indifferenza, chiedendosi chi tra loro sia l'assassino e perchè li abbia convocati per ucciderli uno ad uno.

Cosa vuole da loro? E' forse pazzo?

Il sig. U.N. Owen, geniale e crudele, a suo modo la spiegazione la fornisce, da subito, sin dalla prima sera: una voce inidentificabile, proveniente da un grammofono nascosto, annuncia con un tono inumano i delitti di cui i dieci sono accusati, senza però fornire altre spiegazioni.
L'unica cosa che appare chiara da subito è che la morte è entrata in questa casa isolata e dimenticata da tutti e che il primo invitato, il giovane Marston, è il primo a lasciarci le penne.

Cosa accadrà agli altri?

Se il primo morto giunge troppo improvviso da risultare inspiegabile e il secondo pare frutto di un semplice malore.., beh dal terzo in poi qualche dubbio - che dietro le morti ci sia una mente contorta e, allo stesso tempo, diabolicamente intelligente che ha orchestrato tutto nei minimi dettagli - si affaccia prepotente nella mente di tutti loro, che cominciano a vestire i panni ora dell'investigatore, ora del probabile assassino, ora della vittima (ruolo "obbligatorio").

L'autrice ha costruito una storia davvero molto originale, che cattura l'attenzione del lettore da subito, per quall'alone di mistero che avvolge tanto l'isola e la casa quanto i dieci personaggi, così lontani l'un dall'altro eppure così simili di fronte alla valutazione delle proprie colpe (atteggiamento chiaramente indulgente) e di quelle altrui (sicura colpevolezza, senza scusanti); non solo, ma emergono anche le personalità, le debolezze umane, i rimorsi di coscienza che frullano nella mente dei meno cinici, il desiderio di doversi necessariamente fidare di qualcuno (in un posto dal quale è impossibile fuggire e che sta diventando man mano sempre più pericoloso urge il bisogno di capire chi mente e chi no..., con chi puoi fare "alleanza" e chi invece è inaffidabile) che però si contrappone puntualmente alla consapevolezza che ognuno è estraneo all'altro e che tutti possono essere dei bugiardi e pazzi pericolosi, quindi c'è poco da fidarsi e fare amicizia.

Tra sospetti, tentativi di ricostruire le dinamiche dei silenziosi ma feroci assassinii che ora dopo ora e giorno dopo giorno si susseguono, tra accuse esplicite o insinuate, tra confessioni mormorate e silenzi diffidenti, gli ospiti di U.N. Owen verranno pian piano decimati e con essi spariranno via via anche le statuette,  inquietanti testimoni di come la morte abbia preso piede tra le stanze della casa e abbia tutta l'intenzione di finire il lavoro iniziato...

La curiosità e la voglia di capire chi ci sia dietro gli assassinii sono elevate ed accompagnano la lettura dalla prima all'ultima pagine e non si può non apprezzare la bravura della scrittrice nella scelta del contesto (isola deserta, unica casa presente, nessun collegamento con il resto del mondo) e nel mettere a nudo la psicologia dei personaggi, la complessità dei loro pensieri ed emozioni, che oscillano tra paura/terrore e rabbia, unite alla sensazione di ineluttabilità (scappare è impossibile) e impotenza.
Dieci persone in attesa che la morte le li prenda, uno ad uno.

Possibile che non esista una via di salvezza? Certo, l'istinto di sopravvivenza non è sparito e ognuno proverà a mettersi al sicuro come può... ma è difficile difendersi da un nemico sconosciuto ed invisibile, che la logica suggerisce essere uno dei dieci..., anche se....

Vi invito a leggerlo e a scoprire cosa succede ai dieci ospiti e a immergervi in una storia che vorrete leggere fino alla fine per trovare tutte le risposte...!
Un giallo di quelli classici, molto piacevole e originale.

2 commenti:

  1. Questo è il mio romanzo preferito di Agatha Christie: originale, pieno di suspance e con un finale imprevedibile, come in ogni romanzo giallo che si rispetti!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. assolutamente d'accordo!! un giallo DOC

      Elimina

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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