sabato 27 settembre 2014

Recensione IL BACIO DEL PANE di Carmine Abate



Recensione. Finalmente.
E' il libro del mese (di settembre) che ho letto all'interno di un gruppo di lettura.

IL BACIO DEL PANE
di Carmine Abate


Ed. Mondadori
Libellule
160 pp
10 euro
USCITA 27 AGOSTO
2013
Trama

In un'afosa giornata di luglio, una comitiva di ragazzi decide di andare a fare il bagno alla cascata del Giglietto.
Francesco accetta volentieri perché quel luogo - che è il più bello dei dintorni - lo attira come una calamita fin da quando è bambino.
Quando arrivano all'altezza del rudere di un antico mulino, Francesco sente un brivido lungo la schiena.
Accanto a lui c'è Marta - amica d'infanzia che vive a Firenze e trascorre le vacanze a Spillace -, verso la quale prova un'attrazione che gli sta scombussolando la vita.
Di lei si fida e perciò le racconta di getto ciò che gli è successo pochi mesi prima: proprio in quel rudere si era imbattuto in un uomo dallo sguardo di animale braccato che, vedendolo entrare nel suo nascondiglio, aveva farneticato parole incomprensibili, aveva infilato le sue cose, tra cui una pistola, in un sacco da marinaio e si era allontanato saltellando goffamente tra le pietre.
Mai avrebbe potuto immaginare che, nel corso della giornata, avrebbe rivisto quell'uomo nello stesso rudere, di fronte a Laura, con la pistola in pugno...


il mio pensiero

Il bacio del pane è uno di quei libri scritti in modo semplice, con un linguaggio legato alla regione in cui la storia è ambientata (la Calabria) e quindi avente diversi termini ed espressioni dialettali e tipiche del luogo, che rendono la narrazione verace, genuina, avvicinando il lettore ai fatti e ai personaggi.

Il protagonista è il giovane adolescente Francesco (Francì), che vive nel tranquillo paesino di Spillace; la sua è una vita fin troppo quieta e pacifica e solo in estate tutto sembra rinascere, in quanto arrivano, dal Nord, le famiglie emigrate e ansiose di trascorrere i mesi estivi nella terra natìa.
E così, anche quest'anno, Francì rivedrà gli amici dell'estate ed in particolare la bella e conturbante Marta, che vive con i genitori a Firenze.
Bella, sensuale, provocante al punto giusto, vivace, con sguardi e movenze da gattina: siamo in piena fase adolescenziale e gli ormoni si fanno sentire, tenerli a bada per Francì è proprio difficile, soprattutto se capita di stare solo con la fanciulla.
E Francì, insieme agli amici di sempre, ama andare alla cascata del Giglietto e fare un bel bagno refrigerante in quelle acque pulite.
Certo, legato al Giglietto - uno spazio quasi edenico, incontaminato, dove la natura è ancora selvaggia ed aspra e, forse per questo, affascinante ed inquietante insieme - c'è il ricordo di un incontro particolare, che ha lasciato al ragazzo delle sensazioni contrapposte: curiosità ma anche timore verso l'uomo (un barbone? un delinquente in fuga?...) visto al rudere; un tipo dall'aria trasandata, un solitario, dallo sguardo diffidente e dall'atteggiamento sospettoso, brusco, e di certo poco propenso a fare amicizia, visto che - la prima volta che Francì lo incontra - l'uomo lo accoglie mostrandogli una pistola, dicendogli di andarsene e di non rivelare ad alcuno la propria presenza lì.

Memore di quel poco gradito incontro, Francì è inizialmente restio a recarsi al Giglietto con gli entusiasti amici, ma decide di andarci, soprattutto perchè lo alletta l'idea di passare una giornata con la bella Marta.
E proprio a Marta, Francì racconta dell'incontro con il "barbone", ignaro della natura supercuriosa della ragazza (come delle donne in generale, no?).
Marta, infatti, non ci pensa due volte e decide di avvicinarsi alla zona in cui l'amico ha visto lo strano ospite, che presto si fa vedere, insieme al suo vivace e simpatico cagnolino Fortunè.
cascata giglietto
Da questo momento in poi inizia tra i tre uno strano rapporto di amicizia: Marta, in particolare, si dimostrerà interessata allo sconosciuto, comprendendone la solitudine e le sofferenze non dette, così convincerà un reticente Francì a tornare regolarmente dall'uomo - il cui nome egli rivelerà solo dopo aver instaurato un minimo di "confidenza" e aver capito che può fidarsi dei due adolescenti - e a fargli non solo compagnia, ma a rifornirgli generosamente di cibo, oggetti utili o vestiti.

Lorenzo (questo il nome dell'uomo) non abbandona immediatamente il proprio atteggiamento di diffidenza e di difesa; non si sbottona facilmente e non parla subito di sè ai ragazzi; ma dalle loro mani accetta ciò che gli donano, apprezzandone l'altruismo.
Lorenzo è un uomo provato dalla vita, che vive in solitudine al Giglietto un po' per scelta (ama la quiete, il contatto con la natura, vivere in mezzo ad essa e grazie ad essa) e un po' per "costrizione".
Perchè? Cosa lo obbliga a starsene rintanato presso quel rudere selvaggio?

Sono interrogativi che frullano nella mente di Francì e Marta e pian piano verranno svelati dallo stesso Lorenzo.

Intanto, i due ragazzi sentono che i propri corpi mandano pericolosi segnali d'attrazione e questo li turba e li eccita al contempo; e se il maschietto vorrebbe dar sfogo ai propri impulsi velocemente, Marta si dimostra più frenata, inviando segnali spesso contraddittori all'altro.
Francì è confuso: Marta, mi vuoi o non mi vuoi?

Beata adolescenza, con i tuoi desideri, le tue "paranoie", i tuoi mille problemi - così "piccoli" eppure vissuti con tanta enfasi ed esagerazione, com'è tipico di quegli anni!

E così, tra bisticci e silenzi (tra i due amici che poi tanto amici non sono) che mandano in confusione Francesco, e le chiacchierate al Giglietto con un Lorenzo che, pur consapevole di dover stare nascosto, accoglie i due giovani amici nelle proprie giornate, desideroso di liberarsi e condividere un fardello che sta portando da solo da troppo tempo..., l'estate trascorrerà piena di emozioni, parole, qualche "arrabbiatura", scoperte... e tutto questo sullo sfondo di una comunità piccola e semplice, in cui senti ovunque l'odore del pane appena sfornato, i sapori piccanti e "saporitòsi" delle specialità calabresi, il frinire insistente ma amichevole della cicala "paccia" (pazza), le risate e gli scherzi degli amici maliziosi, le battute ironiche di un papà curioso....

Come dicevo, il linguaggio è semplice, con vari termini gergali e dialettali (ma assolutamente comprensibili e che non rendono pesante la scrittura); la narrazione è anch'essa semplice, lineare, affidata al giovane Francesco, e quindi alla sua prospettiva di adolescente del Sud, abituato alla propria realtà paesana, della quale apprezza in fondo la vita tranquilla (pur riconoscendone un po' l'aspetto "noioso", per lui che è un giovanotto con la voglia di divertirsi) e in particolare i cibi, la spontaneità delle persone, il senso di sicurezza che si sente e si può quasi toccare quando trascorri da sempre le tue giornate nei luoghi a te familiari.
Conosciamo e condividiamo i suoi sentimenti, la scoperta dei propri istinti di giovane uomo, la sensibilità, il ricordo della parole e degli insegnamenti dell'amato nonno, che non ha mancato di ricordare al nipote che se c'è qualcosa di sacro, nella vita, e che va rispettato sempre, beh... quello è il pane, che costa fatica, sudore, amore e che non va sprecato e, se proprio non può essere consumato ed è destinato ad essere "gettato" via, non lo si può fare senza avergli dato prima un bacio.
Il rispetto per le tradizioni, per il lavoro onesto, per il cibo che Dio dona...: sono aspetti che Francì rivedrà anche in Lorenzo e forse per questo nutrirà per lui, accanto alla diffidenza e al timore, un certo rispetto.

Devo dire che di per sè non è una storia che mi ha entusiasmato; anche la già detta semplicità del linguaggio, dei dialoghi, dei personaggi, a volte mi ha più annoiata che catturata; però in generale, è un buon libro, molto "meridionale", che avvicina il lettore a un mondo semplice e puro, da conservare - con le sue specialità culinarie, i suoi proverbi, i suoi luoghi affascinanti poco conosciuti ma che andrebbero valorizzati... -, un mondo di cui spesso sentiamo parlar male dai media (a causa del degrado, della delinquenza...), ma che in realtà è popolato per la maggior parte da gente onesta, lavoratrice, che sa essere generosa e prendere posizione contro le ingiustizie.

Ripeto, non mi ha rapito... ma non mi sento affatto di sconsigliarlo.

QUI potete vedere un video amatoriale sul Giglietto!

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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