venerdì 30 settembre 2016

Recensione: COME PERDERE L'ANIMA di Matteo Gennari



Un noir che unisce l'esoticità della multiforme brasiliana città di Rio, con i suoi tanti odori, colori, rumori e persone di ogni genere e nazionalità, con la personalità fragile e torbida insieme del suo protagonista, Andrea.


COME PERDERE L'ANIMA
di Matteo Gennari


goWare
pp. 166
Edizione digitale € 4,99 
9.99 (cart.)
2016
Andrea è un immigrato italiano che fa da autista ad altri italiani, imprenditori ricchi e potenti; ha trovato questo lavoro grazie agli aiuti e all'influenza del padre e apparentemente conduce una vita soddisfacente; è anche sposato con Iasmine, una brasiliana, e con lei ha tre figli, Jaco e Nina (che però non sono suoi figli naturali, ma frutto di una precedente relazione di Iasmine) e la piccola Lilì, la prediletta di papà.

Andrea porta a spasso ogni giorno i suoi superiori, ne subisce l'indifferenza, la spocchia, l'atteggiamento arrogante, i silenzi di chi si ritiene superiore e non si abbassa a rivolgere la parola all'autista; ma Andrea porta a spasso anche la doppia vita di questi uomini boriosi solo apparentemente irreprensibili, che spesso e volentieri chiedono all'autista di accompagnarli a casa dell'amante di turno.

Nei suoi giri di lavoro e parlando col collega Toni (l'unico col quale intrattiene, nell'ambito professionale, una sorta di rapporto amicale), Andrea viene a conoscenza di una prostituta del posto, Dejanira, che è la preferita da tutti i ricconi per i quali lui lavora.

Pian piano, Andrea si fa prendere dall'ossessione al pensiero di cosa facciano questi uomini in giacca e cravatta a casa con Dejanira, e tra una spiata col il binocolo e viaggi quotidiani con la sua fervida immaginazione, la mente di Andrea si riempie di fantasie erotiche e non solo.

Essendo sempre più devastato da un’invidia inesauribile per un tipo di doppia vita che lui non riesce ad avere, Andrea si ritrova spesso a fare pensieri macabri e folli, in cui tutta la rabbia, la frustrazione, l'odio... crescono a dismisura dentro di lui, come una bestia che giorno dopo giorno si fa sempre più grande e cattiva, e che rischia di "rosicchiargli" l'anima, strappandogliela pezzo pezzo.

Ma non sono solo odio e invidia a crescere dentro di lui, ma anche l'amore, quello per la sconosciuta prostituta Dejanira, che lui vorrebbe possedere come fanno i suoi abietti passeggeri.

Eppure Andrea non si decide a seguire l'esempio degli uomini che lo circondano, non ce la fa a tradire la moglie, che sente di amare, e con lei i figli, che pure ama.
Nei tanti momenti in cui si ritrova a pensare ossessivamente a questi fatti, Andrea cerca di convincere se stesso che lui non è come gli altri:

"...avevo l’anima. Per perderla avrei dovuto uccidere. Ma io non volevo farlo. Non me lo sarei perdonato. Dio non mi avrebbe perdonato. Io credevo in Dio. Loro no.".

Cosa manca al nostro italiano per essere felice?

"«Siamo una famiglia felice» disse mia moglie. «E molti ci invidiano, non credi?»Io ero così abituato a invidiare gli altri che non avevo mai creduto che qualcuno potesse invidiare me. O la mia famiglia. «In che senso?» chiesi.«Molta gente non ha ciò che abbiamo noi.»La fissai mentre filosofeggiava, con la birra tra le mani. «Non si amano. Non riescono a crescere i figli. Non vanno in chiesa la domenica...»Iasmine era superficiale. Perché noi la domenica in chiesa non ci andavamo regolarmente. Le bastava un sorso di birra e si sentiva perfetta. Dopo tre lattine mi avrebbe dichiarato amore eterno. «Sì, Andrea. Non sono uniti. Non sono sinceri. Sono degli esseri miserabili. Invidiosi come le lucertole.»«Perché le lucertole?» chiesi. «Perché sì» rispose lei."

... gli dice sua moglie, e Andrea vorrebbe crederci ma c'è quella parte oscura che è dentro di lui, che urla, strepita per venir fuori.
Andrea ha una doppia personalità: quella del marito/padre modello e quella nascosta, del trasgressore che va a prostitute, anzi con una sola di loro: la brasiliana Dejanira.

E intanto la testa macina pensieri perversi e malati, che generano frasi sconesse e interrotte, come lo è la sua stessa anima, la sua mente, che sembra smarrirsi tra le strade confusionarie di Rio.

Ad alimentare altri pensieri si aggiunge la notizia di un paio di assassinii, tra cui quello di uno dei dipendenti della azienda per la quale presta servizio; ma nell'ambito della narrazione questi omicidi passano in secondo piano, perchè al centro di questa Rio caotica e ricca di contraddizioni, bellezze e tentazioni, c'è per noi lettori solo lui, Andrea, frustrato e ingabbiato nella propria vita e nel proprio lavoro anonimi. troppo normali per renderlo felice.

Solo Dejanira può dargli ciò che vuole: ormai questo pensiero ha preso radice nella testa turbata di Andrea, che rischia di cadere in un vortice di fissazioni e morbosità pericolose...

Andrea riuscirà a restare ancorato alla realtà, conservando la propria anima, o asseconderà i propri istinti e fisse, perdendola?

Attraverso un linguaggio "colorito", consono al tipo di storia e di personaggi narrati (che non brillano per pudore e moralità), l'utilizzo della prima persona, che rende il tutto una sorta di confessione intima del protagonista, del quale ci vengono palesati i pensieri non proprio edificanti, i sensi di colpa..., "Come perdere l'anima" cattura l'attenzione del lettore immergendolo nelle vie di Rio, con i suoi misteri e le sue mille facce, ma ad avvilupparci non è tanto il traffico cittadino quanto quello che popola la mente contorta di Andrea, le cui "vie mentali" sono ora folli ora lucide, e riflettono le diverse nature e personalità presenti in lui, capace tanto di essere un padre premuroso quanto l'uomo "torbido", "sporco" che si nutre di pensieri e voglie insane.

Se vi piacciono i noir dalle atmosfere "squisitamente morbose", con storie e personaggi ambigui e ricchi di contraddizioni, non posso che consigliarvi questo romanzo di Matteo Gennari.

2 commenti:

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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