giovedì 24 dicembre 2015

Recensione: AMORE, ZUCCHERO E CANNELLA di Amy Bratley



Buon pomeriggio, cari lettori!
Direttamente dalla mia vacanza svizzera, vi giunge un'altra recensione, questa volta di un romance godibile e carino:


AMORE, ZUCCHERO E CANNELLA
di Amy Bratley


Ed. Newton Compton
trad. G. Pandolfo
9.90 euro
347 pp

Juliet aspetta da una vita questo momento. Finalmente una casa da dividere con Simon, un vero e proprio nido d’amore pieno di piante di cui prendersi cura e invaso da profumi di torte appena sfornate.
Ma il sogno è destinato a svanire: la prima notte nel nuovo appartamento, Juliet scopre che Simon l’ha tradita con la sua migliore amica. Il suo cuore è a pezzi, il dolore insopportabile, quella casa tanto desiderata d’improvviso è ostile. Niente pare esserle d’aiuto. Finché un giorno, rovistando tra le scatole ancora da aprire, Juliet s’imbatte nei vecchi libri della dolce nonna Violet, con cui è cresciuta dopo che la madre l’ha abbandonata.
In quelle pagine ingiallite, ricche di preziosi consigli e piene di appunti, Juliet sembra trovare il conforto di cui è in cerca: forse lì c’è quel che serve per tornare ad amare la sua nuova casa e a curarla come avrebbe fatto un tempo sua nonna, ricette segrete per dimenticare ai fornelli chi l’ha fatta soffrire, o tanti modelli di carta che attendono solo le sue mani, per trasformarsi in splendidi foulard, copricuscini, grembiuli pieni di pizzi.
Ma un giorno, nascosta tra quelle pagine degli anni Sessanta, Juliet trova una lettera. Una lettera che parla di qualcuno di cui lei ignorava l’esistenza…


Juliet Rice è una ragazza di 22 anni, romantica e tradizionalista, il cui sogno più grande è prendere casa a Londra con il suo fidanzato, Simon, con cui sta insieme da 4 anni.

Simon però è il suo esatto opposto: pragmatico, privo di qualsiasi vena romantica, non mostra grande entusiasmo all'idea di metter su casa con l'ingenua fidanzata, che evidentemente già si vede moglie e madre di figli cui per ora lui non pensa affatto.
Eppure, per amore o per paura di deludere Juliet, decide di assecondarla e di affittare un appartamento con lei. Ma la gioia della ragazza è destinata a scontrarsi con una dolorosa scoperta: Simon l'ha tradita con la loro coinquilina, Hanna, e questo fa sì che a Juliet crolli il mondo addosso.
Tutti i suoi sogni di costruire un nido d'amore in cui sentirsi a casa, falliscono davanti al doppio tradimento, che la ragazza dovrà cercare di affrontare da sola.

Ma a confortarla c'è un libro che profuma di buono, di ricordi: il libro di sua nonna Violet, una sorta di manuale per diventare una brava e convinta casalinga; non solo, ma dalla ormai defunta nonnina, Juliet ha ereditato l'attitudine e la bravura nel lavorare la stoffa, così da cucire deliziosi manufatti.

E mentre da Simon arrivano messaggi contraddittori - ora di pentimento, ora di rottura definitva -, sul lavoro non mancano le novità: anzitutto il suo capo - l'aitante Philip, dotato di eccessiva autostima - che comincia a mostrare improvvisi segni di interesse per Juliet, e poi l'incontro e la collaborazione professionale con un ragazzo carino e simpatico, Dylan.
Con questi scatta una complicità inaspettata, smorzata dal pensiero della delusione di Simon, che ancora brucia, e dal fatto che Dylan è semtimentalmente impegnato.

Non solo, ma la stessa Juliet ha un passato doloroso che la blocca, che rischia di condizionare il futuro, seminando nel suo cuore sfiducia e sensi di colpa.
Un passato che affonda le proprie radici nella famiglia, nella perdita precoce dell'amato papà e nella distanza - che le sembra incolmabile - da sua madre, una donna bella e indipendente - troppo indipendente -, con cui ha un rapporto molto conflittuale.

Eppure Juliet è affamata d'amore, ha una gran voglia di innamorarsi, di essere importante per qualcuno, di condividere con lui la quotidianità, i piccoli gesti d'affetto, sentirsi protetta e non abbandonata...

-
"L'amore non è altro che questo, no? Amare, in qualunque modo possibile".

Juliet deve imparare a lasciarsi andare, a fidarsi delle persone che le vogliono bene, a recuperare i rapporti con quelle importanti per lei e ad allontanare chi la fa soffrire.

Deve far pace con il passato, con i sensi di colpa, per poter ricercare la strada per la felicità, e forse l'occasione giusta può arrivare da una lettera nascosta tra le pagine del vecchio libro di Violet, che le svelerà una cosa importante sulla sua famiglia.

Qualcosa che potrebbe costituire uno dei tanti passi da fare per vivere con entusiasmo il presente senza lambiccarsi troppo il cervello su ciò che non può essere più modificato e senza pretendere di programmare il proprio futuro in ogni minimo dettaglio.

Una storia romantica, con un pizzico di ironia e di piacevole umorismo, con diverse situazioni divertenti e da sit-com.
La protagonista fa simpatia perchè semplice, pasticciona, spontanea, golosona, creativa, sognatrice, che nonostante le proprie difficoltà non si abbatte e non smette di essere positiva, magari scacciando il malumore con più di un drink...!

Il titolo in italiano secondo me non c'entra moltissimo, perchè fa pensare a una storia legata al mondo della cucina (dei dolci in particolare), quando in realtà la passione di Juliet sono i lavori di cucito e tutto ciò che concerne il mondo della casalinga.

E' un romanzo che, nel suo piccolo, infonde un messaggio positivo: bisogna imparare ad avere fiducia in se stessi, riscoprendo talenti e punti di forza, spazzando via ciò che blocca la nostra creatività e ricercando l'amore e la felicità senza ansia, ma sorridendo e godendo delle piccole gioie quotidiane.

4 commenti:

  1. Un libro che sa di ricordi, tradizioni tramandate al profumo di cannella, la mia preferita nella torta di mele :-) Buona vacanza e buon Natale!

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    1. molto carino, si!!! lettura piacevole ;)

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  2. Ciao Angela, ho letto questo libro un po' di anni fa, però non mi aveva convinta molto...

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    1. beh non è un romanzo indimenticabile, ma l'ho trovato un intrattenimento molto simpatico! ;)

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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