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lunedì 26 ottobre 2026

Recensione: TUTTO CAMBIA di Elizabeth Jane Howard (La Saga dei Cazalet #5)



Siamo giunti all'ultimo capitolo dell'appassionante saga dei Cazalet: sono gli anni Cinquanta e per i membri di questa grande famiglia si prospettano tempi non facili, contrassegnati da perdite di vario genere e dalla necessità di reinventarsi e andare avanti nonostante tutto stia cambiando (non sempre in meglio) velocemente.


TUTTO CAMBIA
di Elizabeth Jane Howard


Fazi
trad. M.Francescon
424 pp
Le vicende di questo capitolo finale si svolgono tra giugno 1956 e dicembre 1958, e si aprono con un triste avvenimento: la Duchessa è giunta alla fine della propria piena e gratificante esistenza, accompagnata nel suo ultimo viaggio dalle amorevoli cure della figlia Rachel, da sempre vicina ai genitori e pronta ad accudirli (anche a discapito della propria felicità).

Con la dipartita della Duchessa, si intuisce come pian piano stia andando via anche quel po' che era rimasto di un mondo fatto di tradizioni, di privilegi tipici di una classe sociale che sembra non trovare più il proprio posto nella nuova società.

Quel mondo affascinante, retrò ed elegante, quasi patinato e lontano dalla dura realtà al di fuori dalle rassicuranti mura di Home Place, smette di risuonare di voci squillanti di bambini, di profumare dei fiori della Duchessa e dei deliziosi odori provenienti dalla cucina, delle conversazioni vivaci tra i fratelli o delle chiacchiere delle donne: come il titolo suggerisce, tutto cambia perché a cambiare non è solo la società ma soprattutto i componenti di questo clan che i lettori imparano ad amare nel corso della lettura - uomini, donne, ragazzi... che ci hanno fatto sorridere e commuovere e che adesso paiono guardarci uno ad uno con sguardi differenti, in base a come le loro singole esistenze si stanno muovendo.

Ci sono sguardi gioiosi e carichi di speranza, altri malinconici, altri intrisi di disincanto, alcuni smarriti e infelici o spaventati; la vita di ciascuno deve fare i conti con vecchie e nuove insidie e difficoltà, a cominciare da quelle economiche, che inevitabilmente coinvolgono la maggior parte dei Cazalet.

A causa di una gestione degli affari poco lungimirante, Hugh, Edward e Rupert (e con essi anche Rachel, ovviamente) si ritrovano in pochi anni sull'orlo di una brutta crisi e rischiano di perdere tutto ciò che il Generale, nei decenni precedenti, ha costruito e ben mantenuto.
La bancarotta è dietro l'angolo, ci sono immobili da vendere e, tra questi, è a rischio anche l'amatissima casa di famiglia, Home Place.

Se Rupert non si è mai dimostrato intenzionato a prendere in mano gli affari dell'azienda di legnami, Hugh e Edward non hanno avuto la saggezza necessaria per prevedere ed evitare lo scatafascio, nonostante l'esperienza e gli anni trascorsi a lavorare fianco a fianco.
Entrambi si sono sentiti troppo al sicuro e solidi, il che ha fatto abbassare la guardia portandoli a fare (o non fare) le scelte giuste per salvaguardare il patrimonio famigliare.

Gli anni che passano non recano certamente altra giovinezza, anzi: Hugh comincia a sentire il peso di una stanchezza fisica ed emotiva che lo abbatte, ma fortunatamente al suo fianco c'è la sua (seconda) moglie, la dolce e saggia Jemima, che lo ha reso padre della piccola e frizzante Laura. Jemima è la roccia sicura presso cui Hugh - il più pacato ed equilibrato dei fratelli Cazalet, ma anche quello più sensibile e facile allo scoraggiamento - trova la spinta e le motivazioni giuste per non farsi abbattere dai problemi.

Edward è preoccupato per il tracollo economico che sta per travolgere tutti loro; sa bene come questo porterà frizioni e malumori nel rapporto con la (seconda) moglie, la bella Diana, abituata a vivere nel lusso e a concedersi ogni capriccio e desiderio senza badare a spese.
Come reagirebbe la donna se sapesse che il loro piccolo mondo dorato sta per arrugginirsi e frantumarsi?

Rupert sta vivendo un matrimonio felice con la sua Zoe e i loro figli; qualche preoccupazione la sta dando Juliet, la primogenita, che si dice invaghita di un giovanotto che in famiglia è ritenuto decisamente sbagliato per lei...

Villy - la prima moglie di Edward, abbandonata per la più giovane e conturbante Diana - conduce la sua solita esistenza piatta, infelice e frustrata in compagnia dell’anziana istitutrice di famiglia, Miss Milliment, la cui mente comincia purtroppo a perder colpi; il figlio minore, Roland, è ormai grandicello e pronto per l'università, per cui è di sovente via di casa e ciò è triste per la madre - che soffre molto la solitudine - ma è meglio per lui, perché può cercare di spiccare il volo da una vita famigliare altrimenti apatica e isolata; purtroppo, con Roly, Villy è stata molto egoista in quanto - per far dispetto al marito fedifrago - ha allontanato il figlio dal resto della famiglia, così che Roland non ha avuto modo di costruire legami famigliari saldi, né col padre né con i fratelli, Louise, Teddy e Lydia.

Ritroviamo la bellissima Louise, sempre in cerca della propria strada come modella e attrice e, soprattutto, poco avveduta nelle scelte sentimentali; ormai divorziata e lontana dal figlio Sebastian, si è infilata in una relazione con un uomo sposato e, benché cerchi di convincersi che le sta bene così e che è felice, soffre non poco l'idea che per lei la felicità sembri ancora un miraggio lontano, a differenza di ciò che sta accadendo  alle sue cugine.
Il personaggio di Louise mi ha comunicato dal primo momento un che di triste: è una donna determinata, indipendente, carismatica, che sa di piacere agli uomini ma niente..., non riesce a costruire nulla di solido nella sfera sentimentale, come se avesse paura di innamorarsi davvero, di pronunciare un "per sempre" e di legarsi seriamente a un uomo; ahilei, tende a legarsi a uomini che finiscono per lo più per usarla e lusingarla per la sua bellezza.
Incontrerà mai qualcuno che la ami per ciò che è, fuori e dentro?

Polly è moglie (di Gerald, un uomo buono e amabile) e madre, è felice e soddisfatta della propria vita e dei piccoli traguardi raggiunti; in queste pagine, continua ad essere la ragazza pura e gentile che abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare, la figlia che sa dare buoni consigli al padre, la cugina accogliente e serena che ha sempre le parole giuste per incoraggiare.

Clary vive felice con il suo Archie e con i loro bambini... fino al giorno in cui non fa una scoperta che apre una crepa nel suo matrimonio, sino a quel momento perfetto.
Non ha smesso di essere riflessiva, attenta osservatrice, sensibile, amante della scrittura (riuscirà finalmente ad ottenere dei riconoscimenti come scrittrice? Chissà che la vita vera non le venga in aiuto offrendole ispirazione...) e anche profondamente insicura, bisognosa di amore e rassicurazioni, quelle di cui aveva bisogno quando suo padre fu dato per scomparso (e quindi morto, ma per fortuna non era così) e che solo Archie le aveva dato.
Saprà ancora essere per lei il punto di riferimento che è sempre stato?

E mentre i cugini maschi si barcamenano tra tentativi di tracciare la propria strada a livello lavorativo - per diventare finalmente autonomi - e storie d'amore fuggevoli e superficiali, zia Rachel, che ha sempre vissuto per gli altri, non risparmiandosi per genitori, fratelli, cognate e nipoti, deve affrontare la sfida più difficile.
Proprio adesso che la sua storia d'amore con la compagna di sempre, l'ex-violinista ebrea Sid, può essere  vissuta senza sensi di colpa e timori, il destino le tira un colpo basso...


I capitoli si susseguono presentandoci di volta in volta il presente di ogni membro Cazalet con i  rispettivi nuclei famigliari e nelle relazioni tra essi, mostrandoci le loro evoluzioni, i problemi, le difficoltà, le soluzioni, il modo in cui ciascuno reagisce - con più o meno coraggio, forza morale, determinazione... -, l'aiuto che si offrono reciprocamente nel momento del bisogno.

Perché i Cazalet si vogliono sinceramente tanto bene e ci sono l'uno per l'altro.
Sempre.
Anche quando non si vedono o si sentono spesso, o quando hanno piccoli scontri o vedute opposte, o vanno a vivere distanti o si isolano nel proprio dolore e si persuadono di poter stare soli e di non aver bisogno di nessuno. Ma dentro tutti loro sanno di poter contare sui genitori, su ogni zio, cugino, nipote e ognuno sarà sempre pronto a tendere una mano quando sarà necessario.
 

Il romanzo si conclude nei giorni che precedono e seguono le festività natalizie e adoro che l'Autrice abbia scelto questo periodo per (farci) dire addio ai suoi e (nostri) Cazalet: si respira per l'ultima volta un'atmosfera di amore, unione, ricordi nostalgici e dolci, risate discrete, lacrime di commozione, rassicurazioni ("non sei solo/a, noi ci siamo"), timide riconciliazioni, calore e vicinanza, e questa commovente e tenera ventata giunge al lettore intrisa di malinconia struggente.

Ho letto le ultime pagine lentamente, come rifiutandomi di lasciarli andare e ho voltato l'ultima pagina felice di aver fatto parte di questa famiglia, grande, elegante, così umanamente variegata ed imperfetta, alla quale ci si affeziona, libro dopo libro.

Consiglio questa saga a chi, come me, ama il genere; io la lascio con lo stesso sentimento malinconico (da orfanella) che mi ha preso quando ho terminato Outlander e Downton Abbey.
Mi piace però l'idea che potrò fare nuovamente e presto un salto presso i Cazalet e controllare come se la cavano secondo Louisa Young, nipote di Elizabeth J. Howard e autrice dei sequel  "Le ore d'oro".


«Questa casa...», esordì con coraggio. «Io ricorderò e amerò per sempre questo luogo perché è stato la mia prima casa. (...) La casa (...) è rimasta la stessa da allora. Se chiudo gli occhi vedo ancora i dettagli di ogni singola stanza, del giardino, del frutteto, dei campi, del bosco col suo torrente. Potrei andarmene in giro bendata e dirvi esattamente dove mi trovo. Ed è così per tutti noi, è questo che sto cercando di dire. Questa casa è dentro di noi e non ce ne dimenticheremo mai. Io credo che siamo fortunati ad aver avuto nella vita un luogo che ci è così caro e che ci porteremo sempre nel cuore».

domenica 18 ottobre 2026

Recensione: L'ULTIMO ORIZZONTE di Colleen McCullough


Ambientata in Australia tra il 1872 e il 1900, questa saga famigliare racconta di un matrimonio infelice, di un uomo con altissime ambizioni e altrettanto alte capacità per realizzarle, di una donna irrigidita da un'educazione religiosa mortificante, di un amore nato in sordina e capace di accendere un fuoco anche in un cuore indurito.



L'ULTIMO ORIZZONTE 
di Colleen McCullough




È il 1872 quando una quindicenne Elizabeth Drummond viene data in sposa - per lettera - a suo cugino Alexander Kinross, di diversi anni maggiore di lei.

Elizabeth vive col burbero e rigido padre James, taccagno sino all'inverosimile che, infatti, dà volentieri la propria figlia (l'unica rimastagli; gli altri sono andati via di casa da tempo) per la ben accetta cifra di mille sterline.

Alexander vive nel Nuovo Galles del Sud (lo stato più popoloso dell’Australia, situato nella parte sud-orientale del continente; ha come capitale Sydney) ed ha fatto fortuna in poco tempo, partendo da Kinross (in Scozia, dove vive la stessa Elizabeth) a soli quindici anni, determinato a trovare il proprio posto nel mondo, cominciando dal cambio del proprio cognome (da Drummond a Kinross), dedicandosi a molte attività, lavorando alacremente e mettendo a frutto intuito, ingegno, caparbietà e un formidabile fiuto per gli affari.

In pochi anni, avendo come modello lo straordinario Alessandro il Grande, riesce a costruire un proprio impero finanziario nel settore minerario e ingegneristico. In particolare, scopre la più importante miniera d’oro dell’intero continente, diventa ricchissimo e addirittura fonda una città dandole il proprio cognome.
Quando chiede in sposa la cugina verginella che ha visto sì e no mezza volta quand'era una bambina, è già uno degli uomini più potenti ed influenti della regione.

Nonostante abbia avuto molte donne e non avrebbe problemi a trovare una moglie nel Nuovo Galles del Sud, Alexander la vuole scozzese, molto giovane, la cui virtù sia al di sopra di ogni sospetto e da "sottomettere" senza troppe difficoltà, essendo stata cresciuta, quasi sicuramente, secondo insegnamenti religiosi al limite del fanatismo e del bigottismo.

E in effetti la graziosa e giovane Elizabeth "aveva trascorso la sua breve vita tiranneggiata da due vecchi terribili: il suo padre naturale e il suo padre spirituale" e questo fa di lei la scelta ideale.

Contro la sua volontà ma senza avere né i mezzi né il coraggio di opporvisi, Elizabeth viene mandata a vivere con Alexander, che trova sgradevole nell'aspetto e nei modi (gli ricorda il ritratto del diavolo che ha visto in casa del reverendo che l'ha educata nei precetti cristiani) e che la porta in un luogo esotico e lontano dalla sua chiusa ma nota e rassicurante Scozia; ai suoi occhi, il Nuovo Galles del Sud è una terra selvaggia e aspra, come aspro, acido e insopportabile sarà da subito il suo rapporto con il marito.

Abituata ad obbedire senza ribellarsi, Elizabeth accetta il proprio ruolo di moglie (compresi i suoi doveri coniugali, ottemperati in modo freddo, algido, meccanico, giusto perché è obbligata a concederglisi, in vista di eventuali gravidanze) accanto a quest'uomo imperioso, prepotente, sicuro di sé, che però a modo suo cerca di trattarla con gentilezza, pur imponendole ciò che a lui piace (che si tratti di abiti, gioielli o lezioni di pianoforte) affinché la sua inesperta consorte si trasformi in Lady Kinross, una futura donna dignitosa, elegante, dai modi raffinati, degna moglie di un uomo molto in vsita qual è lui.

Elizabeth prova ad accettare la propria nuova esistenza con spirito di sopportazione ma di una cosa è immediatamente certa: non potrà mai amare quell'uomo. 
Per quanto lui si sforzi di offrirle sostegno e comprensione, la ragazza sente proprio repulsione - fisica ed emotiva - verso Alexander, pur riconoscendone più di una qualità (è fuori discussione che si sia "fatto da solo", con le sole proprie forze e capacità, che pare sia nato per comandare, per accumulare ricchezze e successo); certo, al disgustoso Atto coniugale non può sottrarsi e l'unica sua speranza è di restare incinta presto così da dargli una progenie, e in effetti Elizabeth resta incinta per due volte, anche se ambedue le gravidanze le daranno tanti problemi, mettendo a rischio seriamente la sua vita (non sarà il caso di praticare l'astinenza?, si augura lei).

A creare movimento nella sua vita - fatta di lezioni, gestione della casa e dei domestici, per la maggior parte cinesi (la presenza dei cinesi ha il suo peso nella narrazione, sia a livello personale e famigliare, sia sociale, dando modo all'autrice di affrontare tematiche razziali, di discriminazione, integrazione e scambio culturale) - si inserisce, a un certo punto, una donna particolare e fondamentale per i coniugi: Ruby Costevan.

Ruby è l'amante storica di Alexander; ex-proprietaria di un bordello, viene coinvolta dall'uomo nelle sue attività industriali a Kinross e riceve in dono da lui un hotel da gestire in piena libertà, così da non dover più lavorare come maîtresse.

Ruby è l'esatto opposto di Lady Kinross: tanto è glaciale, rigida, schiva e seriosa la prima, quanto è spumeggiante, sfacciata (diciamo pure consapevolmente e allegramente volgare), solare e disinibita la seconda, che è il perno della vita sentimentale di Alexander.

I due si amano sinceramente, tra loro c'è tutto - passione, amore, amicizia, confidenza, sincerità, lealtà - e sarebbero stati una bella coppia se lui non fosse stato un uomo d'affari che deve conservare una determinata facciata sociale (non poteva sposare una donna di dubbia moralità), e lei non fosse stata l'uccellino libero che è, refrattaria ad ogni forma di ingabbiamento.

Nonostante l'iniziale rabbia di Elizabeth nell'apprendere dell'amante del marito (di cui tutti sanno, a Kinross), le due donne, non appena i loro occhi si incrociano, diventano amiche per la pelle, donandosi amicizia e consigli spassionati su questioni di ogni genere.
L'una sarà, negli anni, il sostegno dell'altra, sapranno esserci sempre reciprocamente, trovando conforto, empatia, consigli onesti, alleandosi anche per adottare le giuste strategie comportamentali verso Alexander in modo da "accontentare" lui e non darsi dispiacere o fastidio.

Ruby ha un figlio, avuto con un cinese del posto (che lavora con Alexander), Lee (da lei teneramente chiamato "mio gattino di giada"), che crescendo diventa non solo bello e carismatico, ma anche molto intelligente, dotato di grande senso pratico, sensibile, intuitivo, conquistando interamente le simpatie e  l'affetto sincero di Alexander, che vede in lui l'erede maschio che finora non ha avuto e chissà se avrà mai.

La moglie, infatti, gli ha dato due belle figlie femmine, la precoce Nell (che a poco più di un anno  sfoggia un eloquio articolato e fa ragionamenti più strutturati dei genitori) e la bellissima Anna, che purtroppo - in seguito a gravi complicazioni insorte nel corso del parto - riporta un ritardo mentale grave.
  
La figura di Lee avrà il suo posto rilevante nella narrazione perché sarà lui l'unico uomo in grado di svegliare, nel cuore gelido di Elizabeth, la fiamma di un sentimento che verrà custodito in segreto per anni (da entrambi) e che troverà il modo di esplodere e travolgere tutti quando sarà il momento giusto.


L'ultimo orizzonte è il corposo racconto, lungo trent'anni, di una famiglia, e segue gli esordi di Alexander nel complesso e spietato mondo degli affari in un territorio ancora acerbo, duro, in piena espansione coloniale, proseguendo con la sua vita sentimentale e famigliare, soffermandosi sulle donne che egli ama: la moglie che mai lo amerà, Elizabeth, intrappolata in un matrimonio per lei infelice, che neppure le figlie riusciranno a rendere minimamente lieto; l'amante schietta e fedele, Ruby, il suo porto e punto di riferimento sicuro; la figlia maggiore Nell, così simile a lui nel corpo e nel carattere, che saprà trovare la propria strada tirando fuori una personalità fortissima, indipendente, e seguendo le proprie inclinazioni, infischiandosene del perbenismo attorno a lei e dei pregiudizi maschilisti che vorrebbero relegare la donna al solo ruolo di moglie, madre e regina della casa.

I personaggi sono molto ben delineati, a mio avviso, hanno spessore e ciascuno possiede specifici tratti distintivi che creano dinamiche interessanti all'interno della narrazione; inoltre essi evolvono, maturano, raggiungendo sempre nuove consapevolezze di sé e dei propri ruoli.

L’ambientazione è assolutamente fondamentale perché non si limita ad essere un semplice sfondo, bensì è ha una sua forza narrativa che contribuisce a modellare i personaggi e le loro scelte, a diventare il terreno fertile su cui l'autrice articola tutte le numerosi ed abbondanti descrizioni delle miniere, della città da costruire e migliorare con l'affacciarsi del progresso industriale, delle tensioni tra le diverse etnie, delle trasformazioni dell’Australia coloniale.

Ecco, ammetto che le sezioni narrative riguardanti questi argomenti sono quelle che mi hanno coinvolta meno e, se fossero state meno copiose, avrei gradito di più la lettura, che nel suo complesso comunque mi è comunque piaciuta in quanto trovo che questo sia un romanzo molto ben strutturato, in cui emergono le notevoli capacità narrative della McCullough, che ha intessuto una storia famigliare che sfida il tempo rinnovandosi all'interno di un contesto mirabilmente descritto, storicamente e socialmente accurato.

In quest'opera sono presenti tematiche tipiche di tante saghe famigliari ben contestualizzate, quali l'identità (personale, famigliare, collettiva), le discriminazioni razziali, la convivenza tra culture diverse, la colonizzazione, il potere e il controllo politico/sociale, i matrimoni combinati e infelici, tradimenti, malattia mentale, il ruolo della donna, la lotta tra desideri, pulsioni segrete e regole sociali, la solidarietà femminile.

Insomma, è davvero un romanzo ricco sotto ogni aspetto; l'ho letto con studiata lentezza e mi sono lasciata piacevolmente trasportare alla fine dell'Ottocento in quest'Australia immensa, ricca di opportunità ma anche spesso ostile.

Adatto a chi ama le storie famigliari intergenerazionali e cerca una lettura lenta, da assaporare senza fretta nei pomeriggi autunnali.


Libro consigliato all'interno di QUESTO POST

mercoledì 9 settembre 2026

Recensione: DEMELZA di Winston Graham (la Saga di Poldark #2)

 

Il secondo volume della saga di Poldark è incentrato sul personaggio di Demelza, la moglie di Ross Poldark, una donna dal cuore generoso, dal carattere vivace e determinato e  dallo spirito indomito e indipendente; attorno a questa coppia, si agitano fermenti sociali molto turbolenti che gettano ombre sulla loro serenità.


DEMELZA
di Winston Graham


Marsilio Ed.
492 pp
trad. M.Parolini,
M.Curtoni
Siamo in Cornovaglia, negli anni tra il 1788 e il 1790. 

Ross Poldark, infischiandosene delle convenzioni sociali, ha preso in moglie la figlia di un rozzo minatore, la bella Demelza Carne, scandalizzando così l’alta società locale. 

"Demelza era completamente diversa, cresciuta nella sporcizia, in mezzo agli ubriaconi, una ragazzina randagia che si era arrampicata sulle spalle della sorte per sbirciare nei salotti di chi era migliore di lei: vivace, grezza, volubile, tutte le sue azioni e i suoi sentimenti sempre dettati dall’istinto."

La giovane moglie ne è consapevole e vorrebbe in ogni modo dimostrare la propria buona volontà di inserirsi a pieno titolo tra la gente ricca di Nampara, e infatti si sforza di imparare le buone maniere di una signora raffinata, anche se non è semplice conciliare questo mondo fatto di pettegolezzi, sorrisi ipocriti e smancerie con quello, povero e semplice, da cui proviene.

Il battesimo della piccola Julia (che nasce all'inizio del romanzo, con un parto tutt'altro che semplice per la mamma) offre a Demelza l'occasione di dare una festa nella loro tenuta, anzi due feste, una per i signori e le signore amici dei Poldark, e un'altra per la gente semplice, per i contadini del posto; ma purtroppo uno sgradevole imprevisto rovina parte dei piani di Demelza, che però non si abbatte a lungo e, passando oltre le ingiuste critiche sprezzanti di chi la ritiene un'arrampicatrice sociale, non cessa di tentare di adattarsi ai modi di fare degli aristocratici, anche se il suo carattere impulsivo e schietto fa sì che spesso si ritrovi a gestire situazioni che possono mettere in imbarazzo non solo lei ma anche Ross.

"Eppure loro due, anche se così uniti e intrecciati nei pensieri e nelle emozioni, erano comunque entità uniche e autonome, e così sarebbero rimasti a dispetto dei tanti sforzi fatti per colmare ogni distanza."

Lui l'ama con dolcezza e ammirazione, mostrando molta comprensione per il carattere frizzante e imprevedibile della consorte, assecondandone il più possibile i desideri, conscio di quanto lei ci tenga a renderlo orgoglioso, ma le preoccupazioni del capitano Poldark vanno ben oltre le mura di casa: egli è totalmente preso dalla notevole crisi economica in cui versa il distretto e che andrà via via peggiorando.

L’industria del rame è sull’orlo del collasso a causa di banchieri senza scrupoli, tra cui figura lo sgradevole "nemico", George Warleggan. 
 
A peggiorare l'atmosfera sociale si aggiunge il malcontento dei minatori, sempre più affamati e arrabbiati come possono esserlo coloro che hanno la pancia vuota e vedono i "padroni" ingrassare sempre più.
Insomma, la situazione è come una pentola a pressione pronta a esplodere e Ross, da sempre mosso da principi di giustizia, equità e giustizia, decide di sfidare i ricchi e i potenti, anche se questo significa mettere in serio pericolo la propria stabilità economica e, di conseguenza, famigliare.
L'uomo si imbarca, segretamente, in un progetto che mira a fondere e vendere il rame a prezzi equi,  sfidando il monopolio dei Warleggan, ma purtroppo la situazione è troppo complessa e potrebbe sfuggirgli di mano.

Mentre fuori casa Ross è impegnato con rame, carbone, banchieri spietati e minatori incattiviti, la bella Demelza si dedica alle questioni famigliari..., provocando involontariamente non poche incomprensioni.

Ma Demelza, per quanto giovane e inesperta di tutto ciò che ha a che fare con la vita, le relazioni e il buon nome della gente benestante, ha davvero un cuore d'oro e vorrebbe vedere chi ama felice.
Anche quando commette un errore, dietro non v'è malizia o avventatezza, ma solo una bontà esplicitata forse con poca razionalità, col rischio quindi di combinare guai.

Ed è ciò che accade quando prende a cuore la felicità di Verity, la cugina di Ross e sorella di Francis (sposato con la bellissima ed elegante Elizabeth): convinta che la donna non sia felice di essere la zitella di casa e che il suo cuore ancora batta per Andrew Blamey (il lupo di mare con coi ha avuto un legame sentimentale osteggiato dai Poldark), si dà da fare per organizzare un incontro fra i due ex (?) innamorati, così che possano capire se tra loro è davvero finita o se l'amore cova ancora sotto la cenere della lontananza.

Tale ingerenza, se porta gioia nei giorni grigi della dolce Verity, fa calare nubi scure sulla famiglia, creando ostilità tra i due cugini, Ross e Francis, ostilità che toccheranno pure gli affari, peggiorando le cose su diversi fronti.

Sullo sfondo di non pochi problemi di carattere sociale ed economico, si muovono diversi personaggi, accanto ai protagonisti e in qualche modo ad essi legati: leggiamo così di tradimenti finiti male (molto male), di ingiuste detenzioni cui seguono morti altrettanto ingiuste, di tentativi a vuoto di raddrizzare ciò che è storto, di gente disperata che è disposta a tutto pur di non morire di stenti.

L'atmosfera complessiva del romanzo resta sempre su toni cupi, foschi, ci sono pochi "raggi di sole" ed è principalmente Demelza a dare luce nonostante intorno ci siano un sacco di difficoltà e suo marito sia spesso stanco emotivamente per i troppi pesi da portare.

L'altruismo sincero della donna verrà fuori anche nell'ultima parte della storia, aprendo le porte ad avvenimenti drammatici, psicologicamente devastanti e dolorosi per lei e il marito.

Eppure, in un mare di dolore, Demelza resta in piedi e mostra una tempra incredibilmente tenace.

"C’era qualcosa in Demelza che l’avrebbe sempre condotta verso la felicità. Ross ringraziava Dio che fosse nata così e non sarebbe mai cambiata. Qualunque cosa il destino avesse in serbo per lei, avrebbe sempre messo tutta se stessa in ciò che amava, cercando di migliorarlo in ogni modo, non si sarebbe mai risparmiata..."


Mi è piaciuto questo secondo capitolo della saga, per tante ragioni: mi piacciono il periodo storico e l'ambientazione, mi piace Ross Poldark - così maturo e centrato, dalla personalità strutturata e solida, dai valori inscalfibili, eppure allo stesso tempo appassionato e sanguigno, capace di slanci e atti di coraggio (condito con un pizzico di imprudenza) che lo portano a schierarsi dalla parte di chi subisce ingiustizie anche quando potrebbe rimetterci personalmente; mi cattura la penna di Graham, per me ottimo narratore, che arricchisce il racconto dei fatti con brevi ma efficaci descrizioni  di persone e luoghi.

Amo il paesaggio, questa brughiera della Cornovaglia che in queste pagine ho avuto modo di ammirare e "vivere" grazie a una scrittura che mi ha trascinata dentro la storia, che mi ha fatto sentire lì con i personaggi; questi ultimi - tanto i principali quanto i secondari - sono tratteggiati con grande umanità, nei dialoghi realistici quanto nei comportamenti, nelle loro azioni più nobili come in quelle più deprecabili.

Il ritmo narrativo è per lo più dilatato, placido, con momenti più vivaci, sino ad arrivare agli ultimi capitoli, più intensi e movimentati.

Sono contenta di aver ripreso questa saga e mi propongo di proseguirla, magari andando a ripescare anche la serie tv, visto che dopo Jamie e Claire Fraser sono rimasta orfana 😢

venerdì 12 giugno 2026

Novità in libreria [ romanzi storici, narrativa orientale ]

 

Alcune pubblicazioni presenti da poco in libreria: thriller, gialli storici, narrativa dell'Est, romanzi storici.


NARRATIVA ORIENTALE

OMBRE SENZA VOCE
di Tokuro Nukui



Longanesi
trad. M.C Gasperini
400 pp
Nel 1991 Tōkyō è sconvolta da un terribile delitto.
Il sovrintendente Saeki, capo della Prima Divisione Investigativa della polizia metropolitana, è sotto pressione: i media lo incalzano, l’opinione pubblica pretende risposte e lui non ha nessuna pista concreta da seguire, mentre negli uffici della polizia molti insinuano che non sia all’altezza del compito, che sia arrivato ai vertici solo grazie alle parentele influenti. 
Ma Saeki resiste e lotta contro l’ostilità che lo circonda.
Per le strade della città c’è un uomo che conduce una lotta simile, ma contro la propria disperazione, perché da tempo vive con una voragine nel petto e cerca a tutti i costi risposte e rifugio, trovandole in un sedicente culto religioso che promette la salvezza ma a un prezzo molto alto. Troppo alto.

Uscito in Giappone nel 1993 riscuotendo subito un enorme successo, divenuto presto un classico del thriller, Ombre senza voce ci cattura trascinandoci in una spirale di mistero e insieme ci svela il lato oscuro di una società intimamente diversa dalla nostra e colma di fascino.



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UN INSOLITO NEGOZIO DI SOGNI E VINILI
di Jin Pyung Lim, Eun Koh Hee


Rimasto solo dopo la tragica scomparsa dei genitori e del fratello minore, Jeongwon ha deciso di farla
Nord Ed.
trad. M.L. Emberti Gialloreti
304 pp

finita. Prima, però, vuole realizzare un ultimo desiderio: vendere la sterminata collezione di vinili di suo padre, affinché ciascun disco possa trovare un nuovo proprietario che lo apprezzi e se ne prenda cura come faceva lui. 
Apre un piccolo negozio in un quartiere periferico di Seul, dove ben presto vanno a rifugiarsi persone che, come Jeongwon e i suoi dischi di seconda mano, sono state graffiate dalla vita. 

C'è Mirae, che non riesce a togliersi dagli occhi le immagini di un incidente di cui è l'unica sopravvissuta; c'è Darim, avvocata e madre single, respinta da un mondo che non perdona la sua forza; c'è Wonseok, un ex poliziotto disilluso che crede di aver esaurito ogni possibilità di redenzione; e c'è Duman, un idol in fuga da sé stesso, dopo la perdita del suo compagno di band. 

Sono anime solitarie e scordate, che hanno in comune l'amore per la musica e grazie ad essa ritrovano un'armonia. 
Pian piano le loro esistenze s'intrecciano come le note di un vecchio LP – malinconiche, calde, imperfette –, in una melodia che li mette inaspettatamente in connessione tra loro e li aiuta a riconciliarsi con il passato, aprendo per ciascuno una nuova possibilità di futuro.


Una storia intensa e commovente sul potere che ha la musica di parlarci quando le parole non bastano, di riconnetterci con il passato e creare legami indissolubili con il presente.


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LA MALINCONIA DELLE STORIE SOSPESE
di Minsoo Kang 




Nord Ed.
trad. F. Garleschelli
288 pp
Nella cella in cui è rinchiuso, il cantastorie sa che il suo destino è segnato. Dai confini del regno, la sua fama di tessitore di trame è giunta all’orecchio dell’imperatore, che lo ha convocato a corte e per tre anni ha fatto mettere nero su bianco dagli scrivani i suoi racconti favolosi di mostri e magie, fantasmi e divinità bizzose. Ora che la missione è compiuta, l’imperatore è pronto a sbarazzarsi di lui, ma prima gli chiede un’ultima storia. 
Quella con cui il narratore, forse, potrà salvarsi la vita. O almeno entrare nella leggenda.

A duemila anni di distanza, dalla finestra del suo studio uno storico osserva in lontananza le montagne da cui le divinità avrebbero dato vita alla nazione.
È proprio smascherando i falsi miti nascosti nella Storia del suo popolo che il professore ha raggiunto fama e riconoscimenti. Eppure, è consapevole dei limiti di quel metodo rigoroso, perché laddove mancano le fonti, solo l’immaginazione può colmare le lacune del passato o dare voce a chi è stato dimenticato. 
E ora che è prostrato dalla perdita della moglie amatissima, per colmare quel vuoto lui stesso avrebbe bisogno di immaginare un finale diverso per la propria storia. O magari un nuovo inizio.

Mito, Storia e vita si fondono in questa saga che sfida le definizioni di genere. Un romanzo a incastro sapientemente costruito in cui a intrecciarsi non sono solo le linee temporali ma anche trame universali di amore, memoria, sopravvivenza, che ci parlano del bisogno assolutamente umano e irrinunciabile di raccontare storie: le sole capaci di salvarci la vita o darci un’illusione di eternità.


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I CILIEGI FIORISCONO ANCHE DI NOTTE
di Clarence Solveg



Harbin, Cina, 1944. Hiromi è giovane e crede ancora nelle promesse di un impero. 
Astoria
trad. C. Turla
368 pp

Giornalista in una città occupata, scrive di armonia tra i popoli, mentre intorno a lei infuria la guerra tra Cina e Giappone. Ama il marito, Hajime Takeshi, medico illustre, ma desidera un uomo che non può avere. 
Un giorno, lungo un fiume, vede qualcosa che non avrebbe dovuto vedere e che non potrà mai dimenticare. 

Kyoto, 1993 La dottoressa Yuna Takeshi è pronta a ricevere il primo paziente della giornata ma davanti a lei c'è Ama, la sorella che non vede da trent'anni. 
Ad Ama serve un trapianto urgente, però Yuna non è una donatrice compatibile: infatti, con profonda sorpresa, scopre di non avere nessun legame di sangue con Ama, perché la sorella è stata adottata. 
Per salvarla, Yuna dovrà scavare nel passato della sua famiglia, rivelando cosa si nasconde davvero dietro la grandezza di suo padre e lo strazio di sua madre. 

Questa è una storia di donne che portano il peso della Storia voluta dagli uomini. Di madri che scompaiono, di figlie che cercano risposte, di sorelle che si aiutano. Del sangue – nel senso letterale e in quello più oscuro – come filo che lega generazioni e continenti, guerre e speranze. Perché i ciliegi fioriscono anche di notte. E la verità, prima o poi, sboccia. Anche se il mondo preferirebbe che restasse nel buio.

Una famiglia, un amore proibito, un segreto inconfessabile. Un romanzo intenso, in cui il presente è l'eco di un passato crudele. 


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NARRATIVA STORICA/THRILLER

LA SPIA
di Jorge Dìaz


Ponte alle grazie
480 pp

Andalusia, 1952. Un uomo viene brutalmente assassinato sulla spiaggia. A indagare è chiamato il giovane caporale Javier Bermejo della Guardia Civil, ma quello che potrebbe apparire come un delitto passionale si rivela qualcosa di molto più complicato. Per cominciare, chi era la vittima, il barone Ino von Rolland, ricco e misterioso uomo d’affari tedesco ritiratosi nella cittadina spagnola? Forse un nazista sfuggito alla giustizia dopo la fine della guerra? O un ebreo sopravvissuto ai campi di concentramento? Non sembrano due ipotesi compatibili... Jorge Díaz recupera dai meandri della storia del Novecento l’affascinante e ambigua figura posta al centro di questo romanzo, e si occupa di riempire i buchi lasciati dalle fonti. Ci trasporta così nella Barcellona del 1917, in cui servizi segreti tedeschi e britannici lavorano per procurare alle proprie forze navali il predominio nel Mediterraneo; tra le due guerre ci fa visitare Berlino, e di nuovo la Spagna durante la Guerra civile; poi i campi di sterminio, il Portogallo, l’Argentina. Fino all’Andalusia degli anni Cinquanta, quando la vicenda storica smarrisce le tracce dell’enigmatico personaggio lasciando all’autore la libertà di inventarsi il finale.

La spia, grandissimo successo in Spagna, è uno strepitoso intreccio di romanzo storico e thriller: per i lettori, un’emozionante avventura di mezzo secolo e di mezzo mondo.


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JOANNA DEGLI INCANTI
di Simona Lo Iacono


Guanda
256 pp
Palermo, 1640. Una monaca carmelitana è rinchiusa nelle prigioni della Santa Inquisizione in attesa di conoscere il motivo del suo arresto. 
Per rassicurare un misterioso compagno di cella, inizia a raccontare, perché «una buona storia svia la solitudine e ingannala morte». Joanna De Austa ha avuto un'infanzia segnata dalla perdita di un padre avventuriero e dalla presenza di una madre afflitta dalla vedovanza e priva di slanci. 
Ma lo zio vescovo è stato per lei un mentore straordinario: di mente aperta e anticonformista, conoscitore dei libri proibiti, le ha trasmesso l'amore per la poesia, le arti e le lingue straniere. 
E ha protetto la sua amicizia con Nucidda, la figlia della governante, Con un'intuizione del tutto innovativa per il suo tempo, Joanna fa della cartiera di famiglia una piccola casa editrice, dimostrando di saper unire la passione per i libri al talento imprenditoriale. 
Il primo volume dato alle stampe sarà il Don Chisciotte. «Diventammo famosi» dirà «per aver fatto due cose impossibili. Far scrivere i ciechi. Pubblicare la storia di un pazzo.»

Simona Lo Iacono trasforma in romanzo una storia vera di lutti e rinascite, rovesci economici e incontri cruciali, tenebre e luce: quella luce che brilla nel cammino delle donne verso la libertà.


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IL DISCEPOLO
di Giovanni Ferrero


Salani
294 pp
Mentre Roma scivola nel blu della sera e le note di un violoncello accarezzano il pubblico di Villa Medici, Ernest Hamilton scorge una donna dalla bellezza spiazzante: Tatiana, gallerista dell'Est, esperta di icone e arte sacra. 
Intanto, in Vaticano, si scopre un dipinto attribuito a Caravaggio: un'opera capace non solo di riscrivere la biografia del ‘genio maledetto', ma di incrinare la narrazione ufficiale che, per secoli, la Chiesa ha costruito di lui e di se stessa. 
A complicare ulteriormente le cose, la comparsa del quadro coincide con l'allestimento di una grande mostra voluta dal Papa in persona: un evento solenne in cui devozione e strategie di potere si intrecciano indissolubilmente. 
Quando la traiettoria di Ernest incrocerà quella del dipinto, diventerà sempre più chiaro che nulla sta accadendo per caso: è la stessa luce di Caravaggio, con le sue ombre, a ridisegnare la sua vita.

Con un romanzo dal ritmo avvolgente, Giovanni Ferrero si addentra nelle zone grigie dell'arte, della fede e dei sentimenti, interrogandosi sul desiderio dell'uomo di misurarsi con la verità, e sulla bellezza, ma anche il sacrificio, di restarle fedele.


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MOSAICUM
di Emanuela Taschini


Salani
432 pp


C'è un filo che lega Allon, orfano ebreo cresciuto alla corte di Federico II nel 1222 e Gabriel, biologo molecolare canadese che nel 2022 riceve un'eredità inattesa a Otranto.
Allon, ricevuto dall'imperatore l’ordine di scortare un rabbino di fiducia in una missione che passa per l’abbazia di Casole, si trova coinvolto in una storia misteriosa tra monaci che nascondono codici vietati, un bibliotecario al servizio del Papa, una morte simulata e una vera, avvelenamento compreso. 
Nelle cripte del duomo, negli stretti sotterranei e nelle taverne del porto dove si comprano informazioni più che vino, Allon segue la traccia di un manoscritto e di un ciondolo a forma di pavone: l’unico indizio di un enigma che lega il mosaico al cielo sopra l’Adriatico. 

Nel 2022, a Toronto, Gabriel prende possesso della casa di una zia quasi sconosciuta di Otranto e si ritrova davanti allo stesso mosaico: un albero che attraversa la navata, animali mostruosi, re in sella a grifoni, iscrizioni spezzate. 

Tra le carte lasciate in una cassetta di sicurezza, un manoscritto recante un antico calcolo astrologico lo spinge a entrare di notte nel duomo, seguendo le tessere del pavimento alla ricerca del punto in cui si interrompono. Lì dove il mosaico tace, un segreto sembra aspettare da ottocento anni di essere svelato.


Tra la luce netta del Mediterraneo e le ombre del sottosuolo, tra scienza e fede, simboli e profezie, questo giallo storico intreccia il destino di due uomini lontani nel tempo ma vicinissimi nelle loro ferite, nella loro sete di verità e nella tentazione di voltare le spalle agli ‘angeli’ per scegliere da soli la propria strada.

lunedì 30 marzo 2026

Recensione: NIENT'ALTRO CHE OSSA di Brian Panowich



"Nient' altro che ossa" di Brian Panowich è il prequel di Bull Mountain; chi conosce l'omonima trilogia qui ritrova personaggi già noti, come Clayton Burroughs e sua moglie Kate.
Co-protagonista di questo romanzo è Nelson (chiamato "Nails") McKenna, un ragazzo cresciuto nella contea di McFalls e al soldo del boss Gareth Burroughs, il quale comanda, dispone e controlla tutti e tutto ciò che accade nella "sua" contea. 
Ma con Clayton e Nails, il violento Gareth potrebbe rischiare di perdere la partita perché in ballo ci sono valori che egli ha smesso di seguire da un bel pezzo: amicizia, amore, lealtà.



NIENT'ALTRO CHE OSSA
di Brian Panowich



NN Editore
trad. S. Daniele,
 M. Camporesi
384 pp
"...la vita quassù non è per tutti. Queste montagne? 
Questa terra? Non è solo roccia e suolo. È una cosa viva, che respira. E quando ha fame? Mangia la carne tenera e non lascia nient’altro che ossa. Figlio, ci sono ossa su tutta questa montagna, intorno a te, fino a dove riesci a vedere. Probabilmente sottoterra ci sono più ossa che vermi. 
Diavolo, persino quelli nati e cresciuti qui si ritrovano nelle fauci della bestia. È la vita. Succede e basta. 
Nessuno ci può fare nulla. Alcuni danno per scontato questo posto. Finiscono a gambe all’aria."


Nel 1989 Nelson “Nails” McKenna è solo un ragazzino quando si ritrova protagonista di un episodio che determinerà il suo futuro.

Con una situazione famigliare disagiata alle spalle, un corpo pieno di difetti fisici evidenti e sgradevoli (ad es., ha una mano dalle dimensioni abnormi) e dei modi di fare che, agli occhi dei più, vengono percepiti come frutto di un ritardo mentale, Nelson è un adolescente solo.

Suo padre lo riempie di botte, sua madre (lei sì che gli voleva bene) è morta, i coetanei lo prendono in giro e lo bullizzano, gli amici di cui può fidarsi sono davvero pochi (Clayton Burroughs, Kate ed Amy, di cui è segretamente innamorato) e a fargli compagnia, nei pomeriggi solitari trascorsi presso la ferrovia, ci sono soltanto i suoi amati fumetti.

Un giorno la sua quiete viene spezzata dall'arrivo di due ragazzacci che cominciano a maltrattarlo, a prendersi gioco di lui con aggressività e strafottenza; fortunatamente, a salvare Nelson ci pensano Clayton, Kate ed Amy, ma la situazione peggiora: davanti all'inasprirsi delle angherie di uno dei due bulli, qualcosa scatta nel cervello di Nelson, che usa la sua manona per mettere fuori combattimento l'idiota fastidioso. E lo fa in modo letale...

Quello che accade, da quel momento in poi, è una tragedia privata che Gareth Burroughs (chiamato dal figlio minore, Clayton, impaurito dalle conseguenze di ciò che è appena successo sotto i loro occhi) gestisce a modo suo, con i mezzi illeciti di cui dispone e costringendo anche lo sceriffo ad accettare la propria "soluzione".
Nelson viene salvato dai pasticci ma non dalle sue conseguenze: finisce nelle mani di Gareth, che lo ribattezza Nails, e diventa uno dei suoi tanti "uomini". Del resto, in quel dannato pomeriggio è emerso come Nelson - se arrabbiato - possa trasformarsi in una micidiale macchina da guerra, per cui tanto vale averlo in squadra e tenerselo buono come un cagnolino fedele.

Meno di dieci anni dopo, Nails è a tutti gli effetti uno scagnozzo di Gareth Burroughs, ma purtroppo non ha ancora imparato a non mettersi nei guai. Per quanto sia un soldato fedele del boss di Bull Mountain, resta un tipo sanguigno, impulsivo che, quando "gli parte l'embolo", è sicuro che andrà oltre il consentito e si metterà nei pasticci.
Ed è ciò che accade una sera, mentre è al bar: Nails aggredisce uno sconosciuto per soccorrere una ragazza; l’uomo muore e i testimoni dell'accaduto sono troppi perché lui possa cavarsela a buon mercato.
Se non fosse che, di nuovo, ci pensa  Gareth a risolvere il problema, costringendo Nails a scappare in Florida per ricominciare da zero, con l'aiuto di uomini fidati, amici di Gareth.

Ma le cose non vanno esattamente come da programma e a scombinare i piani ci pensa la giovane salvata da Nails nel bar: dice di chiamarsi Dallas, di non sapere cosa fare e dove andare per cui... non le resta che saltare nell'auto del "salvatore" e svignarsela con lui!
Inizialmente il burbero e scontroso McKenna non è d'accordo: anzitutto deve obbedire al capo e fuggire (anche se non è ciò che vorrebbe) e, secondo, non è abituato a rapportarsi con le donne, tanto meno con quelle belle e chiacchierone come Dallas, che si prende confidenza con lui neanche fossero amici.

Ma Dallas è così: loquace, allegra, spumeggiante, in apparenza sicura di sé ma in realtà molto insicura e fragile.
E sembra capire intimamente Nails come nessuno ha mai fatto.

Dallas e Nails sono due anime smarrite, fragili, sole, spezzate e disprezzate, usate e non rispettate, ma entrambe bisognose di amore.
Tra loro si instaura dai primi momenti un legame puro, innocente, che lascia emergere quanto l'uno abbia bisogno dell'altra per sentirsi accolto per ciò che è: ed ambedue sono dei reietti, due persone considerate - per ragioni differenti - come dei "mostri" da maltrattare, da sfruttare e gettare via quando non servono più.

Inizia quindi un'avventura on the road che li porta dalla Georgia a Jacksonville (Florida), condividendo momenti burrascosi e un po' folli che li avvicinano sempre di più, portandoli a scoprire sentimenti che non avevano mai provato.

Ma nessuno può buggerare Gareth Burroughs e sperare di farla franca: se lui ha disposto che Nails vada in Florida e si metta in contatto con i suoi amici per poi mettersi al loro servizio, è questo che si aspetta che accada. Non sono ammessi colpi di testa né insubordinazioni o iniziative personali.
Se Nails non obbedisce, per lui ci sono solo guai, anche se finora è stato trattato come uno di famiglia.

Ancora una volta, però, i soliti tre amici dell'adolescenza si accordano per andare a salvare il loro amico Nelson.
E se nove anni prima non hanno potuto fare molto per lui (se non metterlo nelle mani di Gareth...), adesso che sono adulti possono scegliere come comportarsi.
Su insistenza di Kate ed Amy, Clayton parte anch'egli per la Florida, seguendo le tracce per scovare Nails, che pare sia in compagnia di una biondina sconosciuta.

Clayton è consapevole di stare disubbidendo al padre - che lo vuole fuori dai suoi loschi affari - ma sa di dover recuperare Nelson prima che sia troppo tardi (cioè prima che lo faccia il paparino, i cui metodi non sono propriamente delle carezze). Prendendo questa decisione, il giovane si pone sfacciatamente dalla sponda opposta a quella di famiglia, dichiarando chi vuol essere e prendendo le distanze dalle attività criminali dei Burroughs di McFalls County.

Clayton sa che deve riconquistare la fiducia di Nelson; non sarà semplice, anche perché si scontrerà con un ragazzone testardo, impetuoso, che adesso ha anche un'altra motivazione importante a guidarlo: prendersi cura di questa sua muova amica, della quale non sa granché e che infatti nasconde un piccolo segreto.

Nails è disposto a sfidare tutto e tutti, a rischiare la sua pellaccia, a uccidere - se necessario - pur di dimostrare a Dallas che lei non è sola, che lui non ritiene un oggetto da usare e poi abbandonare, ma che è una persona che merita rispetto, amore, protezione, e che lui, Nelson McKenna, è desideroso di offrirgliene.

Un country noir appassionante, ambientato in una Georgia rurale resa cupa e violenta dalla presenza di criminali senza scrupoli; la storia scorre a un ritmo incalzante, è ricca di momenti d'azione, di colpi di scena e i co-protagonisti (Clayton e Nelson) sono due giovani uomini che maturano, nel corso di questa esperienza, che prendono consapevolezza di loro stessi, di ciò che vogliono diventare e di ciò che invece non vogliono essere. Mi sono piaciute, quindi, le loro evoluzioni personali e anche il personaggio di Dallas, perché quest'ultima permette a Nails di decidere se essere ancora Nails o tornare nei panni di Nelson, il buon Nelson capace di sentimenti di lealtà, amore, sacrificio, amicizia.

Ho letto questo prequel molto volentieri, Panowich si riconferma un ottimo narratore, adoro le sue ambientazioni, i suoi personaggi, le scelte che fanno e con le quali decidono di essere i soli padroni delle proprie esistenze.

Non posso che consigliarvi questo libro e, in generale, la serie Bull Mountain.


  1. BULL MOUNTAIN
  2. COME LEONI
  3. HARD CASH VALLEY

sabato 7 marzo 2026

Febbraio 2026 * tra libri e serie tv *



Ecco cosa ho letto a febbraio.



  1. ESTRANEA di Y. van der Wouden: esordio in narrativa - La vita monotona e solitaria di una donna olandese, 
    pinterest 
    ossessionata dalla propria casa e abituata alla solitudine, viene sconvolta dall'arrivo di un'ospite che non è lì per caso (3/5). SCRITTURA ACERBA, MA COMUNQUE INTERESSANTE. 
  2. SANGUE E PORPORA. L'assedio di Amida, di F. Maione: romanzo storico ambientato nell'antica Roma e incentrato sul personaggio del magister Ursicino e sull'assedio di Amida (4/5). ACCURATO, CON DESCRIZIONI MINUZIOSE. IDEALE SE SI AMA IL PERIODO STORICO IN OGGETTO.
  3. COME PETALI DI CILIEGIO di S. Piromallo: dark romance - una tranquilla cittadina inglese, un istituto per minori in cui avvengono abusi di cui nessuno vuol parlare e due ragazzi che si innamorano e combattono per far emergere la verità (3/5). PER CHI CERCA LETTURE ROMANTICHE CON PROTAGONISTI MOLTO GIOVANI.
  4. 17 INVERNI DI BUGIE di F. Cheynet: thriller ambientato in Trentino. Una ragazza scompare misteriosamente e un ragazzo viene incarcerato ma dopo 17 anni la polizia capisce di aver preso un abbaglio (4/5). TONI IRONICI GRAZIE AL PROTAGONISTA (CRIMINOLOGO) INTUITIVO CHE RISOLVE IL CASO.
  5. NASCOSTA TRA I FIORI di J. Watanabe: romanzo biografico. La storia della prima donna medico giapponese: formazione, ostacoli, successi, sacrifici (4/5). MOLTO INTERESSANTE E D'ISPIRAZIONE.
  6. LA BAMBINA CHE GUARDAVA I TRENI PARTIRE di R. Long: romanzo storico basato su fatti realmente accaduti. La storia di una famiglia polacca sopravvissuta alla tragedia dell'Olocausto (4.5/5). PER NON DIMENTICARE.


READING CHALLENGE 

A febbraio gli obiettivi erano:

- Cozy crime ambientato nella campagna inglese. Ho letto (7). GIALLO A OXFORD. Un'indagine dell'ispettore Macdonald di E. C. R. Lorac: una donna viene trovata morta, apparentemente suicida, nella casa di famiglia in campagna. Si indaga tra conoscenti e famigliari, tutti presenti in casa al momento della morte (4,5/5). MOLTO PIACEVOLE.
 
 - Libro ambientato su un'isola. Ho letto (8). IL NIDO DEL CORVO di P. Pulixi: thriller ambientato in Sardegna con protagonista una nuova coppia investigativa alle prese con un killer "artista" (4,5/5). APPASSIONANTE.

- Libro del cuore: LA LEVATRICE DI NAGYRÈV di S. Zuccato. L'ho letto in passato - QUI -


FILM


Sul fronte serie tv ho proseguito con:

- BLOOD OF MY BLOOD, il prequel di Outlander. Continuano ad appassionarmi le avventurose vicende che coinvolgono Harry e Julia Beauchamp, catapultati in un lontano passato decisamente diverso dal periodo da cui provengono, e Brian Fraser ed Ellen MacKenzie, il cui amore è osteggiato dalle famiglie.
Harry ha smarrito la sua Julia, intanto lavora per i Grant come braccio destro del laird e fa da suo ambasciatore presso gli altri clan, tra cui i Fraser e i MacKanzie.
Julia fa la serva in casa del viscido Simon Fraser, padre di Brian (che è un figlio illegittimo, che il laird Simon ha avuto abusando della domestica Mrs Porter) e, pur di salvare la propria vita e quella del figlio che ha in grembo, si vede costretta a compiere azioni che mai avrebbe immaginato di fare.
Brian è un giovane coraggioso e di sani principi, leale e saggio ma anche innamorato della fanciulla sbagliata: Ellen MacKenzie, che a sua volta lo ama ma sa di dover sposare, per ragioni di convenienza e per il bene del clan, Malcom Grant. 
Al di là delle vicissitudini sentimentali, ciò che amo di questa serie (mi riferisco anche ad Outlander) è il contesto storico, la Scozia e le battaglie per l'indipendenza, le faide tra clan, le superstizioni popolari e tutte quelle dinamiche intricate e coinvolenti che vanno a creare la rete famigliare e sociale dentro cui si muovono i protagonisti.

- BREAKING BAD. Sono all'inizio della seconda stagione e per Walter è sempre più complicato gestire le proprie bugie al cospetto della moglie, che ha abbondantemente capito che il suo malato coniuge ha una parte della propria esistenza che le tiene nascosta.

- DOWNTON ABBEY. Sono all'inizio della quarta stagione e ho già
sofferto due volte per due morti ingiuste. Che lutti mi attendono ancora!?!?!?!?!
Però la amo: questo mondo così intriso di formalità, convenzioni, regole, milord e milady alle prese con problemi relativi all'eredità, alle figlie, ai generi, alla servitù sempre vivace e birbantella, maggiordomi irrigiditi, camerieri che si fanno le scarpe l'un l'altro ma ogni tanto si aiutano pure, una dimora immensa che rischia di andare in rovina se mal gestita... Insomma, è un tuffo nella nobiltà britannica  - illusa che il proprio universo dorato esisterà per sempre - che mi affascina. Inoltre mi fa morire milady senior, nonna Cora, che col suo cinismo e la sua arguzia spiazza sempre tutti.

- LADY IN THE LAKE. Sono alla terza puntata di questa serie tv tratta dal romanzo di Laura Lippman (La donna del lago) e ambientata nella Baltimora del 1966, attraversata da tensioni razziali e criminalità.

La protagonista è Maddie Schwartz (Natalie Portman), ebrea, moglie del benestante Milton e madre dell'adolescente Seth. Da sempre dedita a famiglia e casa, la sua vita viene sconvolta in seguito al rapimento e all'omicidio di una bambina (bianca, ebrea), Tessie. Maddie, che avrebbe voluto fare la giornalista, decide di indagare personalmente perché non convinta al 100% di come la polizia locale abbia risolto il caso (il presunto assassino è stato arrestato) e, contemporaneamente prende una decisione radicale: lasciare marito e figlio, cercare l'indipendenza e dare un nuovo impulso alla propria vita, anche se ciò significa andare a vivere in un quartiere poco raccomandabile e adattarsi con poco.

Intraprendente e determinata, riesce a farsi assumere come reporter da una testata locale e il suo lavoro investigativo si interseca con le vicende personali di una donna afroamericana, Cleo Sherwood (Moses Ingram), che cerca con fatica di mandare avanti la propria famiglia barcamenandosi tra il ruolo di madre (uno dei suoi figli non sta bene di salute), lavori umili e altre situazioni non proprio chiare.
Proseguo con interesse.

- GOMORRA. LE ORIGINI. diretta da Marco D'Amore e Francesco Ghiaccio, è il prequel di Gomorra - La serie.
Siamo nel 1977 e conosciamo un giovane Pietro (Savastano), i suoi amici e tutto il contesto di povertà e miseria in cui vivono.
Pietro è figlio della strada, è cresciuto senza padre, sua madre fa la prostituta ma cerca comunque di mettere da parte i soldi con la speranza di darli al figlio affinché vada via da Napoli, costruendosi una vita altrove, lontano dai camorristi che purtroppo il ragazzo ha preso a frequentare.

In special modo, è un fedele seguace di Angelo 'a Sirena, un giovane invischiato in attività criminali, al soldo (almeno ad inizio stagione) del boss Antonio Villa e di suo figlio Michele O'Santo (che è la copia sputata di Lucio Battisti).
Ma Angelo aspira all'indipendenza e riesce a farsi ben volere da altri camorristi e a sfilarsi dalle grinfie di Villa; Angelo è un "bel" personaggio, con le idee chiare, desideroso di "crescere" negli affari criminali e di essere il più possibile non sottomesso a nessuno.
Si infila sempre in qualche trappola ma - al pari dell'Immortale - riesce ad uscirne vivo, anche grazie ai tempestivi interventi di Pietro, che qui ancora non è un Savastano ufficiale (suo padre non gli ha dato il cognome; non ancora, per lo meno).
Ovviamente conosce (la futura donna) Imma, che va al conservatorio, ha una vita tranquilla anche se è amica di Annalisa, colei che diventerà nota come Scianel; proprio a motivo di lei, Imma - che pure è una brava ragazza - farà esperienze non proprio edificanti, e l'incontro con Pietro di certo non la porterà sulla buona strada, ecco 😀

Ho terminato la prima stagione (la seconda è in fase di produzione) e mi è piaciuta perché immerge lo spettatore in questa ambientazione anni Settanta, in una Napoli povera e molto molto semplice, in un quartiere in cui la presenza dei boss di camorra è molto forte e condiziona le vite di tutti. 
Interessante seguire "gli inizi di carriera" del famigerato don Pietro, i suoi sforzi per emulare e farsi notare dal suo idolo Angelo, il quale da una parte cerca di tener lontano il ragazzo da questo brutto mondo, dall'altra accetta la sua collaborazione perché sa di potersi fidare.
Immacolata è già da ragazza un tipo tosto, caparbio, indipendente.

Non mi resta che aspettare la seconda stagione.


lunedì 10 novembre 2025

Recensione: KALA di Colin Walsh



Che fine ha fatto Kala? 
È l'estate del 2003 e in una piccola cittadina irlandese la 15enne Kala Lanann scompare.
Tre lustri dopo, le vite dei suoi più cari amici vengono sconvolte in seguito al ritrovamento di alcuni resti umani.
Appartengono forse a Kala? Quale mistero avvolge la sua improvvisa e mai risolta sparizione?


KALA
di Colin Walsh


Einaudi
trad. S. Tumolini
456 pp

"Quell’estate ha condizionato tutta la mia vita. Ogni mia amicizia, ogni mia passione, ha dovuto sempre misurarsi con Kala. Più invecchio, più Kala diventa incandescente. Un sole nascosto, che continua a proiettare ombre quando meno me lo aspetto."

Kinlough è una cittadina irlandese che si affaccia sul mare, fin troppo tranquilla per gli adolescenti che ci vivono ma che sanno sicuramente trovare mille modi per divertirsi, sballarsi e stare insieme senza pensieri.

Kala, Aoife, Mush, Aidan, Joe ed Helen sono un gruppo di amici tanto affiatato quanto eterogeneo; nonostante le diversità caratteriali e famigliari (provengono da contesti decisamente diversi, c'è chi se la passa molto bene, come Joe, e chi un po' peggio, come Kala), stanno sempre insieme e sono in quella fase dell'esistenza - l'adolescenza - che costituisce senza dubbio uno dei momenti più straordinari della vita.

La loro estate del 2003 è quella dei primi amori, delle prime sbronze, della nascita o del consolidamento dei legami di amicizia; sono anni tanto meravigliosi quanto complessi, fatti di cambiamenti sotto tutti i punti di vista e vissuti con quella fame di vivere che li rende unici, come se dovessero durare in eterno.

Ma è anche l’estate che cambierà per sempre le loro vite. 

Kala Lanann - il membro più carismatico del gruppo, colei che riesce ad attirare l'attenzione di tutti (adulti e coetanei, maschi e femmine), a travolgere con la sua personalità esuberante, la sua (apparente) sicurezza che le dà quel tocco di trasgressività e spericolatezza che intimidiscono e attraggono al contempo - un giorno scompare senza lasciare traccia. 


«Era delicata. Feroce. Adorabile. Spaventata. Era una persona. Era la mia amica. E io non l’ho neanche abbracciata».


Cosa l'è successo?
Nonostante le ricerche, le indagini condotte dalla polizia, gli interrogatori, nessuna pista emerge e di Kala "semplicemente" non si sa più nulla.

La vita di tutti a Kinlough va avanti, tra alti e bassi, tra morti e sopravvissuti, tra matrimoni finiti e altri sbocciati, tra ritorni vecchi e nuovi.

Mush è sempre stato il bonaccione della comitiva, quello più sensibile che rifuggiva ogni atteggiamento da macho, da maschio alfa, tanto buono e gentile da non riuscire neppure a difendersi davanti alle spavalderie dei bulli. Mush era quello che si sentiva più a suo agio con Kala ed Helen che con Aidan e Joe (per quanto questi fosse il suo miglior amico).
Ad oggi, Mush è l'unico che da Kinlough non se n'è mai andato ma anzi è rimasto con sua madre, bisognosa di compagnia e aiuto nel bar di famiglia, dove appunto il giovane lavora.
Timido e solitario, Mush continua a starsene per i fatti propri, ad evitare compagnie anche solo lontanamente scomode o invadenti, preferendo la silenziosa compagnia di un paio di birre nel buio serale del locale ormai chiuso o quella allegra ma tenera delle gemelle Donna e Marie (sue cugine).

Mush era molto legato a Kala e porta sul proprio corpo delle cicatrici legate a un episodio del passato che ci viene chiaramente raccontato nel corso della narrazione; sono cicatrici fisiche cui ne corrispondono altrettante nell'anima e che hanno reso, nel tempo, il giovane ancora più chiuso ed insicuro di quanto già non fosse da adolescente.

Helen Laughlin, al contrario, se n'è andata da Kinlough, trasferendosi in Canada, dove lavora come giornalista investigativa freelance; torna a casa in occasione del matrimonio di suo padre (Rossie) con Pauline, zia di Mush e mamma di Aidan e delle gemelle. In questi quindici anni, dopo la scomparsa misteriosa dell'amica, Helen s'è ben guardata dal rimettere piede nella pacifica e noiosa Kinlough, restando soprattutto lontana da casa e sentendosi sempre più distante dalla sorella minore (Theresa) e dal padre; con entrambi non ha mai costruito legami solidi e stretti ed infatti, quando torna nella casa paterna, si sente quasi un'ospite, un pesce fuor d'acqua.


"È questa la grande differenza tra Helen e tutti gli altri, credo. A nessuno piace guardare in fondo al pozzo, ma lei non può farne a meno. Deve sapere. Vuole sempre capire."

Helen è sempre stata la più lucida e razionale all'interno della comitiva di un tempo, quella senza peli sulla lingua, capace di freddarti con battute taglienti, quella che difficilmente si lascia andare a manifestazioni emotive in pubblico.

Joe è il "vip" di Kinlough,  colui che può "vantarsi" (ma non lo fa) di essersi costruito una carriera da musicista e di averne anche tratto una discreta popolarità.
Popolarità che però sembra un po' sbiadita nel presente, ed egli stesso la vive con un certo disagio, quasi fosse un fardello, una macchia più che un successo di cui andar fiero.
Forse perché in realtà non si sente un vincente e non è per nulla orgoglioso di ciò che è.
Suo padre non fa che ripeterglielo: Tu sei Joe Brennan e sei un campione.
Ma Joe non crede a questa bugia e affonda insicurezze e tormenti nell'alcool, anche se ultimamente sta cercando di uscire da questa dipendenza.
Quindici anni prima, in quell'indimenticabile estate del 2003, lui e Kala stavano insieme ma qualcosa si insinuò per deteriorare il loro acerbo sentimento...

Mi sono soffermata brevemente sulle personalità di questi tre amici perché sono elementi fondamentali per la comprensione degli eventi, e del resto la trama si sviluppa attraverso i loro racconti e le loro personali prospettive, con la particolarità che Helen e Mush raccontano in prima persona mentre il punto di vista di Joe è espresso nella seconda persona singolare.

Di Aidan e soprattutto di Aoife si parla un po' meno nel libro perché ambedue - con modalità e per ragioni diverse - escono fuori dalla scena.

Oltre ad avere una triplice visuale narrativa, abbiamo anche una sovrapposizione dei piani temporali: la narrazione, infatti, salta dal 2003 al presente così da offrirci di volta in volta una doppia conoscenza dei fatti, e ovviamente quelli del presente vengono spiegati e resi chiari al lettore (ma anche agli stessi protagonisti) attraverso il racconto di ciò che è accaduto in passato.


Il nucleo centrale resta Kala e ciò che l'è accaduto nel 2003.

A riunire i "superstiti" della vecchia comitiva - Helen, Joe e Mush - è una novità inquietante: vengono ritrovati dei resti umani nel bosco di Caille, lo stesso bosco dove Kala viveva con sua nonna. 

È l’inizio di un nuovo incubo o, se vogliamo, il ritorno di un incubo che li ha tormentati e spezzati quindici anni prima. 

Costretti a confrontarsi nuovamente con la tragedia che li lega, essi cercano di mettere fine a quella storia una volta per tutte ma questo li porterà a interfacciarsi con persone e dinamiche pericolose, con affari criminali più grandi di loro, che vedono coinvolti loschi individui, alcuni apparentemente insospettabili. 

Perché in fondo si sa, la cronaca nera non fa che ripetercelo: le vicende più oscure e peggiori possono sporcare pure quei paesi sonnacchiosi in cui tutti conoscono tutti e in cui solitamente non succede mai nulla di esaltante.
La Kinlough di Walsh, località turistica sulla costa occidentale dell’Irlanda, non si discosta da questo stereotipo e si rivelerà un posto soffocato da troppi angosciosi e terribili segreti, che verranno fuori a disturbare la falsa quiete dei cittadini, proprio come sbucheranno improvvisamente (?!!?) i resti di un cadavere.

E se fossero proprio di Kala?
Per quanto tragica, questa scoperta potrebbe finalmente sciogliere ogni dubbio e domanda relativa al suo misterioso destino?
Quante e quali bocche sono state cucite per anni, non rivelando amare verità per proteggere interessi personali?

L’esordio di Colin Walsh è un romanzo di formazione con incursioni thriller che, prendendo le mosse da un episodio di scomparsa, disegna un quadro complesso e sfaccettato di una realtà cittadina e di diverse famiglie, lasciandoci entrare dentro le loro case, mostrandocene i segreti, le bugie, le malefatte, le paure, le fragilità, le violenze.

Leggere questo romanzo è stato (prendendo a prestito un'affermazione presente nel testo) come avere davanti tanti pezzi di un puzzle sparsi per terra, intravederne l’immagine, ma prima che si abbia il tempo di fissarla, il puzzle va in frantumi, per poi comporsi alla fine.

Non posso dire che mi abbia catturato dalla prima pagina, ma mi spiego meglio: benché io sia da sempre attratta dai romanzi (e prima ancora dai fatti di cronaca) che vertono su sparizioni misteriose, devo dire che - complice il tipo di struttura narrativa (più narratori, l'alternanza presente/passato) - ho risentito all'inizio di una certa lentezza nel ritmo e vaghezza nella trama ma, procedendo con la lettura, la narrazione si è arricchita sempre di più, divenendo man man mano più comprensibile e più appassionante, caricandosi di una grande tensione emotiva grazie alla profonda caratterizzazione dei protagonisti (e narratori).

Lo scrittore ci lascia entrare nell'intimo della loro anima, ci fa toccare quasi con mano le loro emozioni, i loro malesseri interiori, le aree della vita in cui sono rimasti quegli adolescenti di un tempo, bloccati in quell'estate piena di sole ma altresì drammatica, che ha rubato loro la meraviglia dell'amicizia, l'incanto dell'amore e l'innocenza di un'infanzia perduta bruscamente e per sempre. 

Kala è la storia di un gruppo di amici che seguiamo da adolescenti e da adulti, i quali vengono risucchiati da un buco nero fatto di violenza e brutture e che minaccia di inghiottirli.

Un romanzo, quindi, che mi ha colpito principalmente per l'attenta e accurata dimensione psicologica ed emotiva, cui si aggiungono tematiche quali i legami famigliari (sani e tossici), gli atteggiamenti ottusi e trogloditi di certi uomini verso le donne, l'abuso di sostanze e di alcool, l'amicizia, le problematiche adolescenziali, la corruzione.

Insomma, un romanzo denso, profondo e articolato (per struttura narrativa, stile, personaggi, trama) che ho sicuramente apprezzato.



CITAZIONI

"Il dolore è come l’innamoramento: è sempre narcisistico. Quando una catastrofe attraversa la nostra vita, ridisegniamo subito il mondo per trasformare quel disastro nel battito segreto di ogni cosa, nella verità sepolta dell’universo."


"Chissà cosa si prova (...) a planare così in alto sopra la vita, a sfrecciare sulla giungla in elicottero mentre gli idioti come me restano intrappolati a terra, ad arrancare nella boscaglia senza arrivare mai da nessuna parte."


"in ognuno di noi, sotto le maschere con cui ci nascondiamo al mondo, c’è una bestiola che piange, tremante e sola."


"non si può ridurre nessuno a una semplice carta da gioco, che le versioni delle persone che ci mescoliamo in testa da un momento all’altro sono solo questo, carte da gioco, piatte e monodimensionali, mentre in ognuno di noi c’è un essere animale e in questo essere animale c’è un punto dove puoi incontrarti con chiunque altro al mondo...".


"Le cose che ci rendono la vita comoda sono sempre ingiuste, a pensarci bene. Da qualche parte c’è sempre qualcuno che soffre, per rendere felice te. Ecco perché la maggior parte della gente gira sempre la testa dall’altra parte."


"A volte penso che la vita sia questo, sai? Infiniti fiumi, l’uno dentro l’altro".


"Perché tutti ci influenziamo a vicenda, continuamente. Quindi forse la vita è solo un insieme di flussi che si influenzano tra loro, in tutte le direzioni."



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