giovedì 5 maggio 2016

Recensione: SEGRETO DI FAMIGLIA di Mikaela Bley



Carissimi lettori, finalmente riesco a postare una recensione, cui dovrebbe seguirne un'altra in giornata ^_-

Un thriller sicuramente coinvolgente, narrato a più voci, che tiene incollato il lettore alle pagine fino alla risoluzione del mistero; un mistero concernente una bambina scomparsa nel nulla, letteralmente dileguata, mentre attorno a lei chi avrebbe dovuto starle vicino era troppo preso dai propri personali problemi.


SEGRETO DI FAMIGLIA
di Mikaela Bley


Lycke
Ed. Newton Compton
trad. L. Raspanti
352 pp
12 euro
Febbraio 2016
Ellen Tamm è una giovane giornalista di cronaca nera che lavora per la rete nazionale, la TV4, che fa di tutto per essere la prima ad ottenere l'esclusiva per le notizie più eclatanti.
Quando il pomeriggio del 23 maggio viene resa nota la scomparsa di una bambina di soli otto anni di nome Lycke Hook, il capo redattore, Jimmy, affida immediatamente l'incarico ad Ellen, che accetta suo malgrado.

Occuparsi della sparizione di un minore è proprio l'ultimo dei casi per cui lei vorrebbe lavorare, e non solo perchè il fatto in sè la turbi moltissimo (ritenendo vergognoso lo sciacallaggio di notizie e il sangue freddo richiesto per questo genere di lavoro), ma ancor di più per un tragico (e, per certi versi, simile) episodio del suo passato personale.
Una tragedia che porta il nome di Elsa, la sorella gemella di Ellen.
Qualcosa di grave e irreparabile è accaduto ad Elsa, ed è un peso che Ellen si porta su dietro da più di venti anni, gravandola di sensi di colpa e angosce che difficilmente riesce a condividere con qualcuno e che, nel corso degli anni, l'ha allontanata dai genitori.

Cosa è accaduto ad Elsa tanti anni prima e cosa accomuna questa disgrazia famigliare al caso di Lycke?

Facendo ricerche, Ellen comincia ad introdursi nelle vite dei membri della famiglia Hook; famiglia disgregata e "allargata", visto che i genitori della piccola, Helena e Harald, sono separati ormai da quattro anni; e se la prima non ha superato bene il divorzio da un marito che ancora ama, il secondo invece si è rifatto una vita accanto ad una donna più giovane, la bella e passionale Chloè, con la quale ha un bimbo piccolo.
In tutta questa drammatica situazione a pagarne le spese è lei, l'unica figlia, Lycke, che - stando alle dichiarazioni di chi la conosce, in particolare della religiosa e buona tata Mona - si è rinchiusa dietro una corazza di timidezza, di solitudine e di silenzi eccessivi per una bimba di otto anni; ma evidentemente la piccola soffre dell'indifferenza dei genitori e anche la matrigna non si impegna per niente per entrare in empatia con lei, anzi, quando può la rimprovera aspramente per una minima sciocchezza.

Forse Lycke è fuggita, spinta da un disagio di questo genere?
Ellen rifiuta decisamente questa ipotesi, primo perchè Lycke ha solo otto anni, e secondo perchè a un certo punto verrà ritrovato il suo zainetto, in un posto lontano da dove è stata vita l'ultima volta, cioè al campo da tennis.
Possibile che nessuno sapesse che quel pomeriggio il campo da tennis era chiuso per ristrutturazione e che Lycke non aveva lezione?
Fatto sta che Chloè la porta lì e da quel momento si perdono le sue tracce: che fine ha fatto la ragazzina? 
.

Il ritrovamento dello zaino in una zona differente dall'ultima in cui è stata vista, fa purtroppo pensare a un rapimento e man mano che passano i giorni le possibilità di ritrovarla in salute e viva diminuiscono sempre più.

Con somma preoccupazione e angoscia di tutti.
Di papà Harald, che si sente in colpa per non aver dato alla figlia le dovute attenzioni.
Di mamma Helena, che sembra affrontare con sconcertante autocontrollo la scomparsa di Lycke e che è stata fin troppo concentrata sulle proprie personali preoccupazioni da non tener realmente conto dei disagi della bambina.
Di Chloè, che in cuor suo sa di detestare la figlia di quel precedente matrimonio del marito e che teme quindi di essere sospettata dalla polizia.
Di Mona, la domestica affettuosa, l'unica che davvero conosceva Lycke, l'ascoltava, se ne prendeva cura.

Il papà distratto, la mamma fredda, la matrigna cattiva, la baby sitter attenta: dov'erano tutti loro quando la piccola è scomparsa?
Tutti sembrano avere un alibi di ferro, eppure l'Autrice dissemina piccoli indizi che potrebbero far pensare che qualcuno è più colpevole dell'altro.
Oppure ha ragione la polizia, che sta insistendo sulla pista del pedofilo?

Ellen è combattuta tra i propri sentimenti di rifiuto per questo caso che le fa riaffiorare antichi dolori, e il desiderio di proseguire nelle ricerche per giungere alla verità.
Certo, a distrarla ci sono parecchi fattori: l'attrazione per Jimmy (con cui ha avuto una liason breve ma indimenticabile, il cui ricordo ancora la fa star male), le minacce di alcuni cyberstalker,i  messaggi inquietanti di chi sa cosa è accaduto ad Elsa tanti anni prima.

Capitolo dopo capitolo, la Bley getta il seme del dubbio sui personaggi coinvolti, lasciando che essi in prima persona intervengano nel corso della narrazione corale (anche se il punto di vista predominante è quello di Ellen) per dire la propria versione, che però ha sempre qualche lacuna strana ed inspiegabile.
Sembra che tutti abbiano dei segreti, e che in fondo alle loro azioni e ai loro occhi ci sia dell'altro, che si guardano bene dal rivelare.
Ed Ellen è determinata a scoprire di che si tratta; è disposta a ignorare le critiche velenose di colleghi ottusi, la vicinanza conturbante di Jimmy, il ricordo doloroso della sorella, le minacce di uno sconosciuto, pur di approdare alla verità, sperando che non sia troppo tardi per la piccola Lycke.

Cosa non mi ha convinto (per evitare probabili spoiler, chi non ha letto il libro e vuol leggerlo, magari potrebbe saltare la parte in verde ^_-).

Una verità finale che si risolve tutta nelle ultime due-tre pagine del romanzo e che può spiazzare il lettore, ma (mia personalissima valutazione) non perchè fa da "colpo di scena", o perchè viene rivelata in un momento di alta tensione narrativa, bensì per l'esatto contrario: si giunge ad essa con una placidità che fa sgonfiare in un sol colpo la suspense creatasi durante tutta la narrazione.
Vero è che la scelta del colpevole alla fine prende una via tutt'altro che scontata (il che va apprezzato), così come finisce per esserlo il movente, ma un po' ammetto che mi ha lasciata... non dico delusa, ma con un senso di insoddisfazione; avrei gradito più adrenalina, ecco...!

Un'altra cosa che non mi ha convinta è come l'Autrice ha pensato di risolvere il "problema" dello stalking nei confronti di Ellen. Non so, anche qui effettivamente sceglie una strada forse meno scontata, ma non per questo più originale e interessante...

La narrazione corale è una tecnica che gradisco perchè dona più prospettive da cui guardare i fatti e dà modo al lettore di farsi un'idea più da vicino della personalità dei personaggi principali, anche se in questo caso non ho trovato che  Harald, Chloè o Helena fossero molto approfonditi; non so, è come se tutti (ma non soltanto loro, anche altri che intervengono) fossero troppo distaccati e freddi.
Il personaggio di Ellen è maggiormente approfondito e mi è piaciuto abbastanza: riservata, scontrosa, determinata ma al contempo piena di insicurezze e fragilità, che emergono quando si tratta di affrontare sentimenti ed emozioni; ho letto che l'Autrice sta pensando di renderla protagonista di una serie.
In generale, è un thriller scritto bene e coinvolgente, appassiona il lettore e la mia valutazione è positiva, quindi mi sento di consigliarlo a chi ama il genere; ripeto, il finale mi ha coinvolta meno ma potrebbe essere una questione di aspettative personali.


LO AVETE LETTO? COSA VE NE SEMBRA?

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2 commenti:

  1. Ciao Angela, sembra un bel romanzo: non ho letto la parte in verde perchè forse me lo leggerò anch'io, ma per il resto mi pare che gli ingredienti per una storia intrigante ci siano tutti!

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    Risposte
    1. si si, è un bel libro, se lo leggerai mi farà piacere sapere il tuo parere!!

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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