lunedì 18 giugno 2012

RECENSIONE: IL NEGATIVO DELL'AMORE di Maria Paola Colombo




Ecco la recensione del libro che ho terminato sabato, vinto partecipando ad un giveaway sul blog Dustypagesinwonderland: IL NEGATIVO DELL'AMORE di Maria Paola Colombo, della cui trama parlai già qui.

Il negativo dell'amore
Ed. Mondadori
329 pp
18 euro
Gennaio 2012 

RECENSIONE

Questo romanzo costituisce l’esordio di Maria Paola Colombo e ritengo che sia davvero un ottimo esordio.
Con sensibilità e delicatezza, l’Autrice ci presenta due realtà, due esistenze parallele che nulla sembrano avere in comune: due bambini, un maschietto ed una femminuccia, cresciuti in posti doversi, in famiglie diverse, con problematiche diverse.

Cica è una bambina intelligente ed arguta, sopravvissuta al tentato suicidio-omicidio della madre; un tragico evento che porta con sé, sulle proprie piccole spalle, sottoforma di cicatrici (da qui il soprannome “Cica”).
Cica cresce con suo padre, l’ingegner Rivetti, un uomo infelice, triste, oppresso dal ricordo della giovane moglie che non lo ha mai amato; pur essendo piccola, Cica avverte tutta la freddezza proveniente da quel papà lontano, barricato dietro il proprio dolore soffocato, dietro la propria vita abitudinaria e piatta, nella quale non c’è posto per manifestazioni di calore ed affetto.
Ma Cica non è sola: ben presto, nelle mura di indifferenza, si aprono due porte, varcate le quali la bimba troverà un minimo di affetto e comprensione, che andranno a riempire il proprio bisogno di compagnia: il cane Tomba (chiamato così perché trovato al cimitero) e l’anziana e buona vicina di casa, Carmelina che, capendo quanto quella bimba dagli occhi intelligenti sia lasciata sola a se stessa, fa ciò che può per prendersene cura; inoltre, le instillerà anche l’amore per i libri…

“Ma cosa c’è di così bello dentro a un libro?” Cica è perplessa. “C’è tutto, bambina. C’è tutto” dice Carmelina. “Ciascuno di noi ha una vita soltanto. Tu sei piccola, ma passa veloce. Te lo posso giurare io, che mi sembra ieri che avevo cent’anni e mi dovevo sposare. Invece le persone che leggono i libri hanno tante vite, una per ogni libro. E tutte diverse. Puoi andare nella giungla, alla corte del re, in Cina. Puoi essere una ballerina, un capitano, un indiano. Quando leggi ti puoi pigliare la vita delle persone del libro, i loro amori, le loro feste, i loro vestiti, i loro cuori. Chi legge ha cento vite”.

E poi, come su un binario parallelo, ecco correre un altro trenino, quello del piccolo Walker.
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Anche Walker è un bambino particolare, “diverso”; neanche quello con cui lo chiamano è il suo vero nome, piuttosto gli è stato affibbiato a motivo della sua passione per il personaggio della tv, Walker Texas Ranger.
Walker è un bimbo down; l’Autrice ci lascia entrare nel modo di questo bambino e ce lo presenta come un tipo coraggioso, desideroso di fare tutte le cose che fanno gli altri bimbi, seppur con i suoi tempi, un’anima candida ed ingenua, che ci sembra di vedere e di sentire in modo vivido, attraverso i dialoghi, le situazioni vissute; un bimbo che non può non farci provare tenerezza e simpatia.

Cos’hanno in comune Cica e Walker?

Apparentemente nulla.
Entrambi li conosciamo attraverso i loro soprannomi, nomignoli che altri hanno dato loro e che fanno da “filo conduttore” alla loro vita.
Le cicatrici di Cica ci ricordano non solo la sua paura dell’acqua, ma anche il peso di un passato che, crescendo, la renderà una giovane all’apparenza fredda, distaccata, diffidente, restìa a lasciarsi andare.
Eppure dietro quelle cicatrici c’è un bisogno muto e urgente di ricevere amore.
Il nome di Walker, invece, fa pensare che, nonostante e dietro l’anomalia, la fragilità genetica dovuta alla Trisomia 21, si nasconda un bambino/ragazzo in realtà audace, che va incontro al mondo con i mezzi che ha disposizione, con la sua voglia di vivere, di essere felice, di voler bene e di veder felici le persone che ama; un bambino che in tanti momenti ci sembrerà saggio, con la sua naturale pazienza verso i suoi familiari, che lui vede arrabbiarsi tanto facilmente.


Si uniranno questi due binari o resteranno lontani?
Perché la scrittrice ci fa conoscere queste due realtà, personali e familiari, tanto differenti?

A un certo punto della storia, cominceremo a vedere un punto in comune, costituito dal paese, Ostuni, in Puglia, in cui Walker e famiglia vivono, ed in cui Cica e il papà si trasferiranno.
Non solo, ma ci sarà un altro punto di incrocio: Angelo, fratello minore di Walker, che conoscerà la schiva Cica e ne sarà attratto.

Riuscirà questo cocciuto 18enne a trovare la chiave giusta per aprire la porta sbarrata e inaccessibile dietro cui si nasconde Cica?

Walker e Cica: due persone diverse, per sesso, famiglia, capacità, ma che hanno in comune “l’essere diversi”; una diversità che i presunti normali guardano con sentimenti contrastanti (scherno, imbarazzo, pietà…) ma che in realtà è una ricchezza, un modo semplicemente … “altro” (se vogliamo, alternativo) di guardare il mondo, una visione caratterizzata da un candore e allo stesso tempo da un’acutezza che ci lasciano affascinati.

È una lettura coinvolgente, intensa, emozionante; forse perché ne sono protagonisti due bambini che portano il loro piccolo personale fardello sulle proprie piccole spalle e lo fanno con una naturalezza che ci stupisce; ma a coinvolgerci nelle vicende narrate è anche la bravura di una scrittrice che, attraverso l’uso di un linguaggio vicino a noi, semplice e vivace al contempo, narrando le vicende come se fossero scene di un film, riesce a scavare nelle emozioni dei personaggi con chiarezza, senza pateticità, ma pur sempre con dolcezza e sensibilità.


ASSOLUTAMENTE CONSIGLIATO.

2 commenti:

  1. Dalla tua recensione, questo libro m'incuriosisce proprio tanto.
    Si capisce che è riuscito a catturarti del tutto.

    Lo cercherò in libreria, allora! :)
    Molto interessante.
    E poi, è ambientato nella nostra terra!!!

    RispondiElimina
  2. si, Vale, è un bel libro davvero!!!

    RispondiElimina

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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