martedì 5 agosto 2014

Recensione 'SPEAK. Le parole non dette' di Laurie Halse Anderson



Ed eccoci alla seconda recensione!

SPEAK. Le parole non dette
di Laurie Halse Anderson


Ed. Giunti
192 pp
9.90 euro
2009

Vincitore di numerosi e prestigiosi riconoscimenti letterari,Speak è stato tradotto in oltre venti paesi con grande successo di critica e vendite: a dieci anni dalla sua prima edizione si può ritenerlo senza errore uno dei romanzi culto della generazione Y, che finalmente vede la luce nella sua traduzione italiana.

Trama

Dal primo giorno di liceo Melinda Sordino sa di essere un’emarginata. 
Ha tredici anni e un segreto. 
L'estate prima di entrare al liceo, durante una festa, viene brutalmente aggredita; chiama la polizia, e nel fuggi fuggi generale non riesce a confessare cosa le è accaduto. 
Quando pochi giorni dopo le amiche di Melinda scoprono che è stata lei a chiamare la polizia e a rovinare il party, non pensano a chiederle spiegazioni, ma la maltrattano e la evitano. 
Melinda si isola e comincia ad avere difficoltà a parlare sia a scuola che a casa, rinchiudendosi nell’eremo dei suoi pensieri, dove le bugie e le ipocrisie della scuola, degli insegnanti e dei genitori sprofondano nel suo stesso silenzio e l’unico sollievo che le rimane è quello di non parlare. 
Ma non è tutto così semplice nemmeno nella sua testa, un segreto le secca la gola e le serra le labbra. 

In questo romanzo lieve e potente, la voce credibile e amaramente ironica della protagonista parla in nome di tutti gli adolescenti silenziosi e incapaci di aprirsi al resto del mondo e che attraverso la storia di Melinda sentiranno che un segreto può diventare un peso insopportabile.


il mio pensiero

Melinda Sordino è una 14enne emarginata; non ha amici, non ha un fidanzato, la sua media a scuola s’è vistosamente abbassata; è diventata troppo taciturna, gli adulti si lamentano perché non parla nè con loro nè con i coetanei
Ma non è sempre stato così.
Sì, è vero, i rapporti in casa con mamma e papà forse non sono mai stati particolarmente sereni e idilliaci, presi come sono, da sempre, dal lavoro e da altre occupazioni, ma almeno a scuola e con gli amici.... le cose sono sempre andate bene, negli anni della scuola media.
Nessuno la scansava quando entrava in mensa, nessuno la guardava con scherno o le rideva dietro; accanto a lei c'erano le amiche del cuore, Nicole e Rachel, ed era accettata, come tutti.
Fino a quella maledetta sera, che è piombata addosso alla povera Melinda come un macigno, troppo pesante per il suo petto fragile di adolescente; una serata che avrebbe dovuto essere di divertimento, un party come tanti altri.... e che invece si è rivelato un terribile incubo per Melinda; un incubo cui lei risponde con una chiamata alla polizia, ma quest'azione, invece che catturare la comprensione e la solidarietà delle coetanee, ne attira le ire, il risentimento, la rabbia, il disprezzo, l'allontanamento da loro.

Perchè quella stupida di Melinda ha rovinato la festa e non merita altro che l'emarginazione; cos'altro si aspettava??

Nessuno si preoccupa di lei, di chiederle perchè ha chiamato la polizia, cosa le è successo quella sera, e perchè da quel momento lei ha smesso di essere la ragazzina spensierata che era.

L'emarginazione e il bullismo (e ciò che da essi deriva) cui Melinda va incontro sono in un certo senso causa ed effetto della solitudine e del silenzio che Melinda si autoimpone.

Da una parte lei sente che le sue parole non sono necessarie perchè a nessuno importa ascoltarle; dall'altra, ciò che ha vissuto e subito a causa di colui che è diventato il suo incubo personale, il mostro che la fa sudare freddo tutte le volte che le compare davanti, è per lei causa di un dolore tale... da non poter essere espresso!!

Nessuno aiuta a Melinda a parlare e lei è convinta che agli adulti (dai genitori al preside e ai proff della Merryweather High School...) fingano di voler essere disponibili ad ascoltare i problemi degli adolescenti, ma in realtà a loro non importa un fico secco.
E le sue pseudo amiche? Peggio di peggio!! Alla prima occasione si sono volatilizzate, ed anche quell'unica parvenza di amicizia costituita da una nuova arrivata (Heather) è solo l'ennesima dimostrazione di come l'amicizia sia spesso frutto di solo interesse, di comodità e che poi, quando viene messa alla prova da cose ben più serie, crolla.

Ma allora, se a nessuno interessa quel che Melinda pensa, crede, soffre, che la fa piangere di nascosto, che vorrebbe farla urlare di rabbia e dolore (ma niente, il macigno sul suo petto è sempre lì e lei non riesce a toglierlo... Non da sola, almeno! Grida e parole chiedono di uscire ma il macigno la soffoca), perchè parlare? Perchè ricercare la compagnia di chi non la vuole?

Melinda subisce l'isolamento forzato e non ha la forza per ribellarsi, timorosa che, se anche volesse spiegare cosa accadde quella maledetta sera a quel maledetto party, nessuno vorrebbe nè darle retta, nè crederle.
E allora tanto vale tacere e vivere come un fantasma, una comparsa muta e trasparente, in mezzo a una folla estranea, fatta di risatine, sguardi, pettegolezzi, ghigni cattivi, spintoni, insulti....

C'è qualcuno che vuol avvicinarsi a Melinda e parlare con lei? Ascoltarla?
Qualcuno che apra gli occhi e si accorga che una ragazzina di 14 anni è vittima di una doppia violenza: quella che ha colpito il suo corpo inesperto e ancora acerbo, e quella che, come un prolungamento, procede dalla prima e tocca, lacera, dilania, continua a mangiare pezzettini della sua anima, della sua mente.

Certi silenzi gridano più forte delle parole, e lì dove un dolore, un trauma... sono troppo forti per poter essere espressi a voce nel "modo giusto", ecco che ci pensa il silenzio, che poi tanto silenzioso non è.

Melinda non parla, non si confida, pur sentendone il bisogno forte dentro di sè.
Si guarda attorno, critica, amaramente ironica, osservando la gente che le passa accanto e che vive, dimenticandosi di lei, lasciandola sempre più indietro; e l'osserva e ce ne parla con uno sguardo fin troppo disincantato, sfiduciato, scettico, pessimista.., che mai dovrebbe essere incoraggiato (neanche involontariamente) in un ragazzina di soli 14 anni di vita.

I ricordi di quel party infernale ossessionano la giovanissima protagonista, che  prova a "sopravvivervi", a tenerlo in un cantuccio lontano ed oscuro della propria mente, ma la strada è ancora lunga e Melinda dovrà imparare non solo a cavarsela da sola, ma anche a tirar fuori "le unghie" e, soprattutto, la voce.

Quella voce che le serve per gridare aiuto, per dire al mondo "Ehi, sono qui! Non sono invisibile!", che ha voglia di gridare tutta la rabbia che c'è in corpo, desiderosa di avere un orecchio che finalmente la voglia ascoltare.
E se i genitori continuano solo a sbuffare e ad alzare le spalle, esasperati davanti al mutismo della loro stramba figliola...; e se i professori si limitano a scuotere la testa senza capire cosa frulla nella test di questa studentessa che prende 4 e 5...; e se le "amiche" la guardano con disprezzo e antipatia,  forse qualcosa di buono lo si potrebbe trovare in quel bizzarro prof. di Educazione Artistica, che pretende che i suoi alunni, dai propri disegni ed opere traggano fuori e mostrino la propria anima? Forse lui è più sensibile degli altri?

"Speak - le parole non dette" è un romanzo breve ma efficace, "potente"; scritto in prima persona come una sorta di diario, di confessione, grazie al quale il lettore conosce la protagonista, Melinda, e vive con lei i suoi silenzi, l'emarginazione, i dubbi, le domande senza risposta, i turbamenti, i desideri inattesi, il dolore, e se si mette nei suoi panni, forse non può non sentirne la solitudine.
Ma quella solitudine che si prova non quando si è fisicamente soli, bensì quella più tremenda provata in presenza di tanta gente; sentirsi soli pur essendo circondati da "amici", genitori, insegnanti, e sentirli tutti troppo distanti, estranei, sordi, indifferenti...

E' un libro che affronta tematiche importanti, dal bullismo alla violenza fisica, ai conflitti con i genitori e con gli insegnanti, il tutto inserito nella complessa cornice del periodo adolescenziale.
Crudo e nudo nel linguaggio, informale come può essere il modo di parlare dei teen ager, è un libro che fa riflettere e chiama l'adulto a porsi, in prima linea, come educatore delle giovani generazioni, cercando di affinare le proprie capacità di empatia, ascolto, comprensione, a maggior ragione quando da parte dei ragazzi, di parole ne giungono troppo poche.

Molto bello!!

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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