mercoledì 12 febbraio 2014

Recensione LA LOCANDA DELLE EMOZIONI DI CARTA di Viviana Picchiarelli



Oggi dovrei poter scrivere due recensioni!!!

Inizio da un romanzo che ha come sfondo alle vicende narrate nientepopodimenoche.... i libri!!!

LA LOCANDA DELLE EMOZIONI DI CARTA
di Viviana Picchiarelli


a cura di Costana Bondi
Bertoni Editore
416 pp
Collana: WOMEN@WORK
USCITA 15 DICEMBRE
2013
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Trama

Un amore che ricompare dal passato e che chiede solo di essere vissuto, nonostante gli errori commessi e le promesse mancate.
Un amore del presente che travolge e sconvolge due anime in burrasca in cerca di un approdo stabile, che dia loro respiro.
Un'amicizia che lega indissolubilmente due donne dalle esperienze profondamente diverse, eppure complementari.
Una locanda per amanti dei libriaffacciata sulle sponde del lago, fulcro di partenze, arrivi, ricongiungimenti e addii dove sono proprio le emozioni di carta quelle da cui tutto ha origine e a cui tutto torna.





il mio pensiero
Era da un po' che avevo questo libro (in pdf, passatomi dall'Autrice, che ringrazio) e desideravo leggerlo e finalmente... eccomi qui a condividere con voi lettori il mio pensiero su di esso!

La locanda delle emozioni di carta ci parla, come suggerisce il titolo, di emozioni, vissute in una locanda in cui la passione per la lettura e i libri fa da sfondo.
I protagonisti di questo libro sono persone che nascondono dentro di loro passioni e desideri che però, per diverse ragioni, nel corso del tempo, non hanno potuto essere soddisfatti, per paura, costrizioni esterne e altro.

Conosciamo Matteo Rossini, avvocato affermato, la cui passione per la lettura l'ha spinto a provare a scrivere dei libri, in particolare di noir... ma non solo; il suo ultimo lavoro infatti è un romanzo con molti elementi autobiografici e con venature sentimentali.
Nel proprio ultimo romanzo, dal titolo "La libraia dai capelli rossi", Matteo racconta una storia che, ricalcando abbastanza fedelmente la propria (il matrimonio per interesse e senza amore con la fredda e cinica Cinzia, il far da padre alla figlia di lei, Celeste, il  rapporto esclusivo e simbiotico con l'unica figlia nata da questa unione senza sentimento, Ginevra...), lascia intendere come il vero amore della sua vita sia sempre stato uno solo, cioè quello di trent'anni prima: una giovane ragazza dai capelli rossi che faceva la libraia e che nella realtà corrisponde al nome di Matilde.
La pubblicazione di questo libro porterà non pochi sconvolgimenti nelle esistenze di diverse persone.
Anzitutto, in Ginevra, la figlia di Matteo e Cinzia.

Ginevra ha poco meno di trent'anni, è una giornalista free lance, piena di talento, intelligente, acuta, pragmatica, che però vive la propria vita affettiva saltando da un uomo all'altro senza mai legarsi a nessuno (ma questa sorta di anaffettività è solo una scorza dura, esterna, che ha bisogno di essere trapassata dall'amore); l'unico uomo della sua vita è sempre stato suo padre Matteo; con lui ha sempre avuto un rapporto viscerale, lui è il suo punto di riferimento da sempre, visto che dalla madre lei non ha mai ricevuto affetto e attenzioni.
Sapere che adesso, dopo il divorzio dalla madre, il padre desidera rintracciare la "libraia dai capelli rossi" e darsi una nuova opportunità con lei, la turba profondamente, perchè teme di perdere l'affetto paterno.

La stessa "libraia", Matilde, subirà sorprese e sconvolgimenti per l'improvvisa apparizione nella propria vita di quest'amore di gioventù, tra l'altro un amore mai vissuto davvero...., seppure legato a ricordi molto piacevoli.
Matilde è una bella donna, che ha abbandonato la propria carriera di psicologa; è una cinquantenne eppure sempre affascinante, fine, colta; anche lei ha vissuto un divorzio, imbrigliata in un matrimonio (senza figli) in cui l'amore e la passione son sempre mancati; sapere che Matteo, l'avvocato scrittore, con cui ha avuto un flirt senza grosse conseguenze, decenni prima, è ancora preso da lei, la turba: da una parte si affacciano i dubbi, le paure di una donna matura che non si sente più in grado di buttarsi a capofitto in una storia d'amore che si porta dietro strascichi e rimpianti.

Cosa è rimasto di quell'infatuazione vecchia trent'anni?
Lei è cambiata e di certo anche lui: cosa hanno da condividere ancora, tra loro? E poi, per quanto tempo, considerato che non sono più due giovincelli?

Tutte domande cui Matilde cercherà di dare una risposta invitando lo scrittore Matteo ne "La locanda dei libri", un agriturismo gestito con l'amica Emma (sua ex paziente, negli anni in cui Matilde ha esercitato come psicoterapeuta), ultra sessantenne, amante della cucina e che ospita clienti desiderosi di trascorrere giorni o settimane in un luogo pacifico, presso il lago Trasimeno, in cui staccare la spina dal quotidiano, leggendo o, chissà, provando a scrivere qualcosa.
E Matilde pensa di invitare Matteo in locanda perchè tenga una conferenza sul romanzo noir, essendo lui autore versato in questo genere.

Ma è solo per motivi professionali, che la donna fa quest'invito?
In realtà, il desiderio di provare a capire se quel sentimento che ha unito lei e Matteo (e che, a quanto pare, lui non ha mai dimenticato) un tempo possa essere alimentato e gli si possa dare una seconda possibilità, fa capolino nella sua mente e nel suo cuore, insieme ai mille dubbi, alle perplessità.

L'Autrice ci fa entrare in questa rustica ma raffinata e magica locanda, in cui si è invasi da dolci profumi speziati e in cui le mani possono sfiorare e sfogliare tanti libri, dei generi più diversi, e ci fa accomodare come se esso fosse un teatro, in cui possiamo goderci le storie narrate; storie di donne fragili e forti al contempo, donne mature eppure ancora bisognose e bramose di vita, di sensazioni che le facciano sentire vive; donne giovani alla ricerca inconsapevole di punti di riferimento, come barche lasciate vagare sulle acque e che aspettano di arrivare al tanto sospirato porto; storie di uomini dal cuore gonfio di emozioni tenute per troppo tempo ingabbiate in schemi e comportamenti che non erano i propri; uomini che hanno curvato le proprie spalle davanti ad una vita che li ha caricati di pesi troppo grandi per loro, pesi che aspettano di essere condivisi per diventare più leggeri.

Leggendo delle storie di Matilde e Matteo, di Ginevra, di Emma e suo figlio Riccardo..., non ho potuto fare a meno di pensare che la passione per i libri e la lettura è un po' una metafora della vita (ok, mi sto facendo prendere...: siamo in fase filosofeggiante) e vi spiego in che senso.
Leggere è bello ed è certo un'attività che ha il suo fascino anche nel viverla da soli.... Anzi, soprattutto, visto che di solito, quando leggiamo, ci siamo noi e il nostro libro.
Però leggere è anche condividere e se io sono qui a scrivere sul blog e voi a leggermi,  è perchè c'è da parte nostra il desiderio e il piacere di condividere ciò che leggiamo e che ci colpisce (nel bene e nel male), ci emoziona, ci fa crescere.

Beh, io credo che la vita sia un po' così: ognuno è chiamato a viversela da solo, facendo scelte proprie, che nessun altro può fare per noi..., ma allo stesso tempo di certo non la viviamo da soli, ma la condividiamo con tutte quelle persone che, giorno per giorno, anno dopo anno, entrano a far parte della nostra esistenza, con la quale condividiamo pensieri ed emozioni; alcuni entrano per restarci, altri se ne vanno troppo in fretta.

Non è così anche per i libri? Alcune letture ci entrano nella mente e nel cuore, ci emozionano e restano per noi indimenticabili, altri li leggiamo e li dimentichiamo presto, perchè non è scattato il feeling.

Ecco, ho divagato alla grande, ma tutto questo era per dirvi che ho semplicemente adorato la location scelta dall'Autrice per i suoi personaggi e le sue storie, e il titolo è quanto mai azzeccato.

Un ritmo narrativo dinamico, dove il cambio di prospettiva da un personaggio all'altro non confonde ma aiuta ad entrare meglio nella loro psicologia; i personaggi, infatti, sono tutti abbastanza complessi, veniamo calati nel loro vissuto, nei loro pensieri, e questo mi ha permesso di entrare in empatia con loro, provando di volta in volta simpatia o antipatia per ognuno di essi (ad es. ho cortesemente "detestato" Cinzia e in certi momenti pure Ginevra); grande spazio alle emozioni, senza mai scadere nel sentimentalismo, ma sempre dando loro la giusta dignità; le descrizioni degli ambienti sono molto piacevoli e vivide, il paesaggio autunnale-invernale è suggestivo, ancor più perchè, fuori dalla locanda, ci ritroviamo nella storica e bellissima Perugia; il linguaggio è immediato e scorrevole benchè sia molto accurato, senza banalità o frasi fatte.

Il giudizio è assolutamente positivo e non posso che consigliarlo.

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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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