martedì 4 agosto 2026

Recensione: LUNGA È LA NOTTE di Anthony Flacco con Jerry Clark

 

Come ci si riappropria della propria dignità, del rispetto per sé stessi dopo aver vissuto accanto ad un mostro per giorni, mesi, anni? Come si può imparare a vivere dopo aver attraversato l'inferno?

Il giovane protagonista, narratore di fatti realmente accaduti, ci racconta com'è stato vivere e vedere agire un essere spietato e perverso e quanto è stato faticoso provare a costruire il proprio futuro nonostante certi incubi non possano mai essere scacciati del tutto.


LUNGA È LA NOTTE 
di Anthony Flacco con Jerry Clark



Ed. Piemme
trad. S. Puggioni
314 pp
Nel 1926 Sanford Clark ha tredici anni e vive in Canada, a Saskatoon con la sua famiglia.
È un ragazzino tranquillo, pacifico, buono, taciturno e schivo, la cui natura mite mal si adatta al contesto famigliare disfunzionale in cui sta crescendo, con sua madre tirannica, anaffettiva e aggressiva, che non manca di definire il figlio una nullità, e un padre debole, apatico, timoroso, una figura praticamente assente e soggetta alle bizze della moglie.
L'unico spiraglio di calore in quella casa fredda è costituita dalla sorella maggiore Jessie, che vuol bene a Sanford e potrebbe essere l'unica ad ergersi per difenderlo.

Nonostante, quindi, Sanford non sia un figlio "fastidioso", sua madre Winnie sembra sia giunta alla conclusione di volersi liberare di lui, mandandolo a Los Angeles con lo zio Stewart.

Gordon Steward Northcott è il fratello minore di Winnie e pare abbia bisogno di qualcuno che lo aiuti ad avviare e portare avanti un'attività di allevamento di polli in California, più precisamente nella località di Wineville.

Inizialmente, la madre e lo zio (che ha pochi anni più del nipote, diciannove) cercano di fargli credere che si tratterà di una sorta di vacanza divertente, in cui andrà in giro a conoscere posti nuovi, ma Sanford intuisce da subito che gli stanno mentendo.
Ogni sua (già di per sé debole) opposizione ottiene solo di fare arrabbiare Winnie, e non servono neppure le lamentele del padre di Sanford né il fatto che Jessie non condivida l'allontanamento del fratellino, per far cambiare idea alla madre.

E così, il ragazzino parte a testa bassa, accompagnato dalle ingannevoli parole materne: "Vedrai sarà un'avventura, andrai a scuola, ti divertirai...". 

Ma, come sospettato, la California non è la terra promessa, bensì solo un luogo solitario e ostile, dove il vero volto dello zio Stewart, attraente come un divo di Hollywood, rivela sin dal primo momento la sua natura deviata e spaventosa.

Stewart è un giovane dalla personalità violenta, è un egoista sadico e incapace di provare la benché minima empatia; nei confronti del nipote chiarisce subito il tipo di rapporto che si instaurerà tra loro: padrone-schiavo, superiore-subordinato.

Stewart usa la violenza fisica e psicologica per sottomettere Sanford, le umiliazioni sono all'ordine del giorno e il ragazzo impara ben presto che l'unica "arma" a sua disposizione per buscarle il meno possibile è rendersi invisibile: non rispondere, non guardarlo negli occhi, non alzare il capo, parla con un tono di voce chiaro ma mai alto o arrogante, assecondalo.
Vola basso, non girargli troppo intorno.
Sparisci e pensa a lavorare.

In realtà, nessun comportamento è davvero utile per tenere buono un depravato come Stewart, il quale non si fa alcun problema a fare del nipote il proprio schiavo... SOTTO QUALSIASI PUNTO DI VISTA.
E credo non sia difficile immaginare cosa intendo.

Gli abusi (di ogni genere) diventano il terrificante pane quotidiano per il povero ragazzino, il cui cuore e la cui mente si riempiono di sentimenti di angoscia, paura, dolore, rabbia, impotenza, vergogna (il più efficace dei "bavagli", capace di ricattare la vittima, tenendola sotto scacco e impedendole di ribellarsi), così come il corpo si riempie di cicatrici e segni prodotti dalla brutalità di un uomo senza scrupoli, senza morale, senza affetto, senza coscienza.

La scrittura asciutta di Flacco, nel suo essere semplice ed immediata, è altresì dolorosamente efficace nello sbattere in faccia al lettore la crudezza e la crudeltà dei fatti narrati, la depravazione e l'aberrazione che si consumano in quel maledetto pollaio. La consapevolezza che ciò che si sta leggendo sia sostanzialmente accaduto dà i brividi, mozza il respiro e fa venir voglia di chiudere il libro per uscire da quell'inferno e convincersi che non ci sia mai stato.

"Per un po', aveva nutrito la vaga speranza che un giorno sarebbe arrivato qualcuno e si sarebbe accorto di ciò che accadeva al ranch, ma non era successo niente di simile, non ancora dopo tutto quel tempo. Sanford non sapeva se il diavolo esistesse o meno, ma l'esperienza gli aveva insegnato che i demoni erano reali, e che quello che abitava lì aveva dalla sua una perversa fortuna".

Col passare del tempo, Sanford diventa sempre più bravo a capire come evitare di far arrabbiare lo zio, così da diminuire la dose di percosse e umiliazioni, ma la tristissima verità è che l'unica vera ragione per cui Stewart gli sta lontano, in certi periodi, è perché ha adescato e rapito un'altra vittima...

Il ranch diventa non solo l'inferno personale di Sanford Clark, ma anche di altri poveri innocenti che hanno la sfortuna di finire nelle mani di quel pervertito.

Avere a che fare - suo malgrado - con queste vittime come lui, rende la prigionia di Sanford peggiore, più sofferta, perché è costretto dallo zio ad essere suo complice!

Sanford è un'anima pura e lo è nonostante egli si senta sporco, contaminato, infettato dalla malvagità di quel parente maledetto, anzi potremmo dire che proprio i sensi di colpa e la vergogna ci fanno capire quanto sia innocente e vittima anch'egli.

"Il vero problema era la vergogna. La gente avrebbe saputo che per lui non esisteva perdono. E quel giudizio sarebbe stata la cosa più importante che si sarebbe lasciato dietro in questo mondo".

Il titolo del romanzo, in lingua originale, è "The road out the hell", il che mette in chiaro immediatamente che da quel regno di tenebre Sanford Clark è uscito.

In un mare di indifferenza cieca e crudele in cui il ragazzo rischia di annegare, si affaccia un salvagente, una speranza di essere salvato prima che sia troppo tardi (prima di venire ucciso? prima di diventare un mostro anche lui? prima di perdere definitivamente sé stesso e la propria anima?).

E quando l'inferno sarà ormai dietro quelle gracili spalle piene di ferite e sfregi, Sanford riuscirà a riabilitarsi, ad andare incontro al suo domani con una fiducia nuova?
Essendo lui sensibile, i demoni interiori lo seguiranno, la voce malefica di quello zio viscido continuerà a tormentarlo alimentando i sensi di colpa e la vergogna.
Solo la considerazione, il rispetto e l'amore di persone che credono in lui e gli vogliono bene potranno salvarlo.

Questo libro è sì un romanzo ma non narra eventi inventati (la presenza di dettagli puramente narrativi e quindi fittizi non inficia il racconto della verità) bensì ci presenta - e ciò ci viene detto nella prefazione e nell'introduzione - il contesto in cui furono consumati i crimini per cui fu arrestato e condannato Stewart Northocott. 
Sanford è colui che ci offre la prospettiva da cui guardare a questi atroci fatti e per lui ho provato pena, dispiacere, compassione, uniti alla speranza che l'esperienza vissuta non lo uccidesse del tutto dentro.
Perché è chiaro che una parte di Sanford Clark è stata brutalizzata e annientata dallo zio criminale, ma non la capacità di distinguere il bene dal male e di chiamare quest'ultimo col suo nome, anche quando sentiva di doverlo attribuire a sé stesso.

Non è una lettura facile, non è "da ombrellone", in quanto non è un thriller o un horror - che, per quanto spaventosi, sai che sono inventati - ma è infinitamente più pauroso e angosciante perché tutto ciò è accaduto veramente, e leggerlo fa male.
Anche io come lettrice mi sono sentita trascinata in un incubo, nello stesso girone infernale in cui Sanford ha trascorso i due anni peggiori della propria esistenza, e ho respirato una boccata d'aria pulita nell'accompagnarlo fuori da quel ranch che, grazie a Dio, non è riuscito a tenerlo prigioniero per sempre.

Consigliato a chi cerca storie di true crime; se ricordate e avete apprezzato Changeling, il film diretto da Clint Eastwood e con Angelina Jolie nel ruolo della protagonista, beh, questo libro è ad esso collegato.


Qualche foto da Wikipedia...

Sanford Clark (1913-1991)




ranch a Wineville





Foto segnaletica di Northcott del 19 settembre 1928




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Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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