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lunedì 8 giugno 2026

Recensione: LA STRANIERA di Katy Morgan

 


In questo retelling della storia di Rut la Moabita,  gli elementi del racconto biblico vengono arricchiti da altri frutto dell'immaginazione dell'autrice, senza mai alterarne lo spirito e il messaggio originari.



LA STRANIERA 
di Katy Morgan


197 pp
   Rut è solo una ragazzina di dodici anni che vive nel paese di Moab quando incontra per la prima volta la donna alla quale legherà per sempre la propria esistenza.

La donna in questione è un'israelita di nome Naomi ed è appena giunta in quei luoghi in compagnia del marito Elimelec e dei figli Malon e Chilion, e hanno lasciato il loro paese d'origine, Betlemme, per fuggire a una grave carestia.

Sono affamati, stanchi, scoraggiati, lontani dal loro popolo, dalla loro casa, e cercano rifugio in una terra straniera, in cui vive un popolo con le proprie usanze e i propri dèi.

Elimelec e la sua famiglia sono ebrei e adorano l'unico vero Dio e per loro è difficile abituarsi a una nuova realtà, ma pur di sopravvivere ci provano e riescono a stanziarsi e a trovare il modo di sostentarsi.

La giovanissima Rut conosce questa famiglia per caso e ne è attratta, soprattutto da Naomi, una donna fiera, dignitosa, pronta al sacrificio, ma che purtroppo viene colpita da un lutto che le porta non poco dolore: Elimelec, suo marito, muore.

Le restano i due figli, che sono dei bravi e volenterosi ragazzi e che sposano Rut e la sua migliore amica Orpa.
Entrando nella famiglia di questi giudei, Rut - che è sempre stata una ragazza sveglia, curiosa, sensibile - si interessa molto alle storie che Naomi racconta circa il Dio d'Abramo, di Isacco e di Giacobbe, imparando a conoscere il Signore sempre di più.

Naomi non fa che ripeterle che Dio è buono, pronto ad accogliere tutti.
Anche una straniera come me?, si chiede Rut, sperando nel proprio cuore che sia proprio così!

Purtroppo, dopo pochi anni di matrimonio, Malon e Chilion muoiono e la povera Naomi decide che lì nelle terre straniere di Moab - che non ha mai sentito come casa propria - il suo tempo è finito; forse è il caso di ritornare nella terra natìa, in Betlemme di Efrata, anche perché ormai la carestia è un lontano ricordo.

Le due nuore - che si sono affezionate alla suocera - vogliono accompagnarla, ma l'anziana cerca di convincerle a restare tra la loro gente, con l'augurio di incontrare due bravi uomini con cui rifarsi una famiglia e magari avere la gioia di diventare madri.

Orpa si persuade in fretta a dire addio alla suocera, mentre Rut è decisa e determinata: 

«Non pregarmi di lasciarti, per andarmene via da te; perché dove andrai tu, andrò anch'io; e dove starai tu, io pure starò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; dove morirai tu, morirò anch'io e là sarò sepolta. Il SIGNORE mi tratti con il massimo rigore, se altra cosa che la morte mi separerà da te!» 

Le due si recano a Betlemme, con il cuore pieno di sentimenti differenti e contrastanti: Naomi è profondamente addolorata e amareggiata perché l'Eterno l'ha riempita d'amarezza e resa infelice (Rut 1:20-21), è scoraggiata circa la possibilità di poter vivere decorosamente perché sono due vedove in cerca di un lavoro umile per potersi sfamare, di un tetto sotto cui ripararsi, ma al contempo continua ad avere fede nel suo Dio, la cui bontà non cessa e sicuramente si prenderà cura di loro.

Dal canto suo, Rut è più positiva, sebbene realista: è evidente che gli israeliti le guardino con un po' di disapprovazione e compassione, e per di più lei è pur sempre una straniera, una ex-adoratrice di divinità pagane, ma è altresì consapevole che ormai ha abbandonato la sua vecchia vita.
Lei ha sposato un ebreo e ha scelto di dimorare tra questa gente e di trovare rifugio presso il Dio d'Israele.

È fiduciosa che Egli qualcosa farà per prendersi cura di loro e infatti è ciò che accadrà attraverso un uomo dal cuore buono e timorato di Dio: Boaz, che diventerà per le due donne colui che le riscatterà, garantendo loro protezione e sostegno.

Questo romanzo è una riscrittura della storia di Rut narrata nelle Sacre Scritture, nell'omonimo libro; è fedele agli eventi raccontati nel testo biblico ma ovviamente contiene elementi fittizi, che vanno a riempire quelle parti della storia di cui non ci è giunta alcuna informazione, come ad es. l'infanzia di Rut, il contesto in cui viveva prima di entrare nella famiglia di Naomi.

La prosa è molto scorrevole, adatta a lettori anche molto giovani; mi piace che i fatti vengano visti dalla prospettiva di Rut, così da permettere di vedere le cose con i suoi occhi di ragazza e poi di giovane donna che è divenuta un esempio di umiltà, sacrificio, di coraggio, amore e di fede sincera nei confronti di un Dio che in fondo non conosceva ma del Quale si è fidata e sotto le cui ali ha scelto di rifugiarsi.

Il romanzo è composto da 24 brevi capitoli; sono presenti una mappa dei luoghi e delle note con i brani biblici citati capitolo per capitolo e approfondimenti sui dettagli storici.

Un emozionante racconto di paura e forza, di povertà ma anche cura reciproca, di giustizia e misericordia; ideale in particolare per i lettori più giovani (come lettura personale ma anche di gruppo) cui si vuol far conoscere e/o approfondire questo personaggio biblico e gli insegnamenti ad esso relativi.

sabato 6 giugno 2026

Recensione: LAMPI di Dean R. Koontz

 

Dal giorno della sua nascita, nella vita di Laura Shane c'è un misterioso uomo - da lei chiamato il Custode - che appare (e scompare) nei momenti più critici, in cui la sua incolumità è in pericolo.
Chi è quest'uomo e come fa a sapere quando Laura ha bisogno di lui?
Un thriller paranormal, ricco di avventura, tensione... e viaggi nel tempo!



LAMPI
di Dean R. Koontz

Sperling&Kupfer
trad. R.Terrone
405 pp
1991
"Si scatenò una tormenta, la notte in Laura Shane venne alla luce, 
ma con qualcosa si insolito nell'atmosfera 
che la gente avrebbe ricordato per molti anni. 
Era il 12 gennaio 1955...".


Era una notte buia e tempestosa... la notte in cui Janet Shane ebbe le doglie del parto: la primogenita sua e del marito Bob, Laura, era pronta a venire al mondo ma purtroppo il dottore che aveva seguito la gravidanza di Janet non lo era, occupato  a smaltire la sbornia in casa propria.
Cosa potrebbe succedere se ad occuparsi di un evento tanto naturale quanto straordinario come il parto fosse un medico ubriaco?
Per evitare di saperlo e che sopraggiungano guai, un uomo dai capelli biondi e dagli occhi azzurri (Stefan Krieger) fa la sua apparizione, preceduto da una notevole e luminosa scarica di lampi, in casa del suddetto dottore sbronzo, impedendogli materialmente di recarsi in ospedale a combinare macelli.
Sarà un altro dottore - decisamente più serio e professionale - a seguire il parto di Janet e, anche se la donna sfortunatamente morirà, la piccola riuscirà a sopravvivere, diventando il centro della vita di suo padre Bob.

Quando Laura - che cresce serena e allegra, bellissima, intelligente e sveglia - ha otto anni, i lampi forti ed improvvisi si verificano nuovamente, questa volta per impedire che la bambina e suo padre vivano un'esperienza drammatica dalle conseguenze imprevedibili.

Quando Bob muore, Laura è ancora una bambina ma riconosce l'uomo dai capelli biondi, al funerale, intuendo che la sua presenza non sia un caso ma che egli sia, per lei, una sorta di angelo custode, sempre pronto ad apparire per salvarla da qualcosa o qualcuno pronto a farle del male.

Laura si chiede chi sia e come faccia a sapere quando lei è in pericolo, ma non sa darsi alcuna risposta.

Rimasta orfana, dopo un breve periodo in affido da una famiglia di amici, Laura è costretta ad entrare nell'orfanotrofio Mcllroy, dove conosce le sorelle Thelma e Ruthie Ackerson, con cui instaura un bellissimo rapporto di complicità e lealtà, di quelli che nascono in condizioni di difficoltà, solitudine, sopravvivenza, e che hanno le caratteristiche per diventare legami inossidabili.
All'interno di questo istituto, la quotidianità non è facile, soprattutto a causa della presenza di una persona viscida e perversa: Willy Sheener.
Sheener è un depravato, un pedofilo e Thelma non fa che mettere in guardia Laura affinché lo eviti come la peste e cerchi di non stare mai sola con lui; l'individuo, manco a dirlo, punta da subito la nuova e bella ospite ma il Custode non ha dimenticato la propria protetta ed è ancora pronto ad intervenire...

Ma col passare del tempo, qualcosa cambia e Laura si ritrova ad attraversare esperienze e vicissitudini complicate senza ricevere aiuto "dall'alto", ma dovendo contare solo su sé stessa.
Come mai? Dov'è finito il suo Custode?

La vita va avanti, Laura cresce e diventa una ragazza affascinante e creativa, con il sogno di diventare una scrittrice.
Ad incoraggiarla a credere in questo sogno è un ragazzone tanto carino quanto impacciato di nome Danny, che si innamora perdutamente di lei.
Danny è un bravissimo e affettuoso ragazzo, che comincia a corteggiare Laura con delicata passione, conquistandola.
I due vivono una dolce storia d'amore, resa ancor più luminosa dalla nascita del loro unico figlio - Chris - e dal successo di Laura come scrittrice.

Ma la felicità è un attimo e, com'è arrivata, così se ne va: in un freddo e nevoso giorno di gennaio del 1988 accade un tragedia che sconvolge l'esistenza di Laura, ponendo lei e suo figlio in una costante situazione di estremo pericolo.

Ed è in questo frangente che ritorna il suo Custode che, attraverso la misteriosa Via dei Lampi, si rifà vivo per salvare Laura da eventi fatali.
E così, la donna capisce che Stefan non è un uomo comune, bensì è... un Viaggiatore del tempo!

Da quel fatidico giorno di gennaio '88, accade di tutto e Laura e il suo bambino saranno costretti a tenere gli occhi sempre aperti, a guardarsi le spalle, ad osservare il cielo per scorgere lampi improvvisi e sospetti, e la concreta sensazione di essere sempre minacciati porterà la donna ad attrezzarsi per difendersi ed eventualmente attaccare, lottando con le unghie e con i denti per preservare la vita di entrambi.

Per fortuna c'è anche Stefan, che va e viene dal passato al presente e al futuro con la stessa facilità con cui io vado dal minimarket alla pescheria (e senza lampi e tuoni a precedermi!), e il lettore scorre le pagine di questo thriller fantascientifico vivendo un'altalena di avventure, in cui l'elemento time travel è assolutamente fondamentale.

Stefan non appartiene agli anni Ottanta ma a un periodo precedente, in cui un gruppo di scienziati sta conducendo studi proprio sulla possibilità di viaggiare nel tempo e di influenzare il futuro, intervenendo e agendo su determinati eventi così da cambiare il corso di certi fatti storici.

Laura si ritrova suo malgrado coinvolta in questa cosa più grande di lei, che non può controllare se non affidandosi al suo Custode, che a un certo punto smette di fare l'enigmatico e decide di palesarsi senza ambiguità alcuna.
Entrambi lotteranno con tutte le loro forze per ritoccare il destino lì dove qualche "meccanismo" rischia di incepparsi.

"Il destino lotta per riaffermare il modello predestinato".
A volte è un bene che sia così, altre no.


La lettura è stata coinvolgente, divertente perché accade davvero di tutto, la narrazione è così vivida e serrata da sembrare un film e ci si immagina ogni scena, godendo ogni attimo di suspense e di azione.
Certo, l'elemento dei viaggi nel tempo (che a me piace moltissimo, e non per nulla sono fan di Ritorno al futuro, di Dark e di Outlander) qui viene arricchito con personaggi e situazioni un bel po' surreali, forse un tantino esagerati e fantasiosi pure per il genere, ma non l'ho trovato fastidioso, anzi mi ha fatto sorridere e mi ha incuriosita.

Un romanzo, quindi, in grado di appassionare il lettore e di sfidare il tempo - visto che è stato pubblicato per la prima volta alla fine degli anni Ottanta - confermandosi un testo brillante e intrigante anche ai giorni nostri.

Se vi piace il genere, lo consiglio benché non sia recente. Io questa copia l'ho scovata per caso ad una bancarella di libri usati.


Citazioni

"La invidiano perché è un uomo felice, perché non prova invidia nei loro confronti. Una delle più grandi miserie dell'umanità è che tanti non sanno gioire del semplice fatto di esistere, di essere vivi, ma trovano la felicità solo nella miseria degli altri".

"Comprendere non sempre è necessario, l'importante è credere".

giovedì 4 giugno 2026

Recensione: IO CHE TI HO VOLUTO COSÌ BENE di Roberta Recchia



Luca è solo un ragazzino quando la sua vita viene stravolta per sempre a causa di un'azione atroce commessa da una persona che ama e che non avrebbe mai creduto capace di far del male a qualcuno.
Reagire con coraggio per non lasciarsi annichilire dalla tragedia, e ricostruire sulle macerie da essa create, è una sfida che Luca dovrà raccogliere per andare avanti nel suo percorso, imparando cosa voglia dire rinascere e saper perdonare.
                                               


IO CHE TI HO VOLUTO COSÌ BENE 
di Roberta Recchia



Rizzoli
352 pp
Luca Nardulli vive nella bella località di Torre Domizia, che d'estate si riempie di gente che viene in vacanza, assieme al padre Tommaso (maresciallo dei carabinieri), la madre Lilia e il fratello maggiore Maurizio detto Mizio, con cui ha un ottimo rapporto, fatto di scherzi affettuosi e complicità.

Luca è un bambino quando si invaghisce di Betta, una ragazzina un po' più grande di lui, bella, solare, espansiva e inarrivabile per un bimbetto qual è Luca, che si sente agitare dentro un miscuglio di sensazioni ogni volta che la vede.
Quando ha dodici anni, trova il coraggio di farsi avanti regalandole un braccialetto della fortuna e quello sarà l'unico regalo che potrà mai farle perché l'anno successivo Luca non rivedrà più  "la sua Betta".

La ragazza, infatti, viene ritrovata cadavere e questo tragico ritrovamento turba enormemente gli abitanti di Torre Domizia: sapere che tra loro ci sono degli esseri capaci di fare ciò che è stato fatto alla povera Betta... è dura da accettare.
Ma purtroppo è così: Elisabetta Ansaldo è stata vittima di una brutale aggressione fisica e sessuale ed è stata lasciata morire su una spiaggia.

Chi ha commesso questo crimine infame?

Per diverso tempo la domanda resta senza risposta e col passare dei mesi lo stesso Luca si abitua a pensare alla sua Betta con malinconia e amara tenerezza per quella giovanissima vita terribilmente stroncata da dei mostri.

"Luca, che l’aveva amata con tutto l’ardore della sua pubertà, ora, quando la pensava, immaginava solo di farle una carezza per consolarla della paura che doveva aver provato a morire al buio, mentre i mostri le ferivano il corpo, davanti al mare che ululava insieme al vento."

Il mondo dei Nardulli inizia a franare quando Luca ha quindici anni: tre carabinieri bussano alla loro porta e l'esistenza di tutti e quattro non sarà più la stessa. 

Qualcosa di drammatico e funesto si abbatte su di loro e ha a che fare con la cara, dolce Betta.

Per sottrarre il figlio minore a un uragano che sta per schiantarsi impietoso su ciascuno di essi, mamma Lilia prende una decisione: riempie in fretta una valigia e lo mette su un treno con un biglietto di sola andata per Milano, dove lo aspettano lo zio Umberto Nardulli, professore al liceo, la zia Mara e le cugine Carò, Caterina e la piccola Emilia. 

Lontano da casa, dai luoghi in cui è cresciuto e dai propri cari, lontano anche dalla fidanzatina (Flavia), Luca si ritrova a dover abituarsi a una nuova vita, a una nuova città, a una nuova famiglia, a una nuova scuola.

Zio Umberto è il fratello di suo padre ed è in stazione ad attenderlo, ad abbracciarlo con la disperata tenerezza dello zio consapevole di come quel nipote adolescente avrà bisogno di affetto, incoraggiamento, protezione, amore.

Tutto mentre giù, a Torre Domizia, i suoi genitori passano l'inferno; il dolore, la vergogna, il marchio dell'infamia, i sospetti, i giudizi spietati... creano un fardello davvero difficile da sopportare per Tommaso e Lilia, che porteranno a vita le conseguenze dolorosissime di un peccato di cui non sono loro ad essersi macchiati.

Roberta Recchia ci lascia entrare proprio in questa famiglia straziata e ci fa vedere in che modo genitori, fratello, zii, cugini... "sopravvivono" a un evento sconvolgente, feroce, inaspettato che ha portato (e porterà ancora) tanta sofferenza, separazioni, tormenti interiori, paure, dubbi di ogni tipo e, nel caso della famiglia di Luca, anche distruzione di legami e di ogni felicità e riunione futura.

Luca capisce da subito che né Tommaso né Lilia lo vogliono a casa, né nell'immediato futuro né in quello più lontano: il ragazzo deve star lontano da quel posto in cui egli verrebbe malvisto per colpe non sue, deve studiare e farsi una vita a Milano, sotto lo sguardo vigile e amorevole di Umberto, professore colto, intelligente, uomo empatico e comprensivo.

Che lo voglia o meno, Luca deve costruirsi un presente fatto di esperienze, amicizie, progetti nuovi; ed è ciò che fa, provando a impegnarsi nello studio, mettendo nuove radici, cercando di restituire un senso a parole come fiducia e appartenenza. 

Certo, gli mancano mamma e papà, vorrebbe ricevere da loro più di qualche telefonata triste e stanca, e poi gli manca Flavia, anche se la ragazza è determinata a non lasciare andare il suo Luca e con pervicacia, attraverso il suo amore innocente e sincero, cercherà di fargli ritrovare la speranza nel futuro. 

Fuggire da Torre Domizia non vuol dire ovviamente zero problemi a Milano, né per Luca né per lo stesso zio Umberto e la sua famiglia; il soggiorno di Luca in casa dello zio creerà comprensibilmente dei contrasti, piccole incomprensioni tra il professore e sua moglie (che vivranno più di una preoccupazione per ragioni di coppia e come genitori), ma nonostante le difficoltà, la lontananza dai suoi, il peso della colpa, la paura di perdere Flavia, il giovane Luca va avanti per la propria strada, maturando una personalità equilibrata, sobria, investendo nelle proprie capacità, seguendo le proprie aspirazioni e piano piano il pensiero di Betta e di chi le fece del male va ad alleggerirsi, benché resti il momento spartiacque tra la vita di prima e tutto ciò che ne è tristemente seguito.

Ho seguito con moltissimo pathos le vicende di Luca perché attorno ad esse c'è tanto "materiale umano": dolore, delusione, desiderio di cancellare dal cuore chi amavi e ti ha fatto soffrire, solitudine, voglia e paura di ricominciare, malinconia, risentimento, lo sforzo di odiare l'origine della sofferenza senza però riuscirci davvero.

C'è quindi molto dolore in questo romanzo, che offre al lettore un'altra faccia di un'unica triste medaglia e mostra quante lacrime, quanta angoscia e quali infelici conseguenze nascano attorno a un evento feroce e disumano; ma c'è anche amore, dolcezza, la forza dei legami famigliari, desiderio di protezione.


Osserviamo Luca negli anni, lo vediamo diventare uomo e non perdiamo mai di vista neppure le persone importanti per la sua vita, le cui vicissitudini tengono stretto il lettore lungo tutta la lettura di questo romanzo profondo e intimo, delicato senza mai essere melenso, capace di trasmettere una forte componente drammatica con molta sensibilità; è un libro ricco di relazioni intense, dialoghi realistico e intensi, con al centro una storia che commuove e conquista dalla prima all'ultima pagina e che, attraverso il protagonista, ci ricorda che è possibile rinascere e ricostruire dalle ceneri di famiglie disgregate dalla vergogna e dalle pene, e che si può trovare in sé stessi la forza anche di perdonare.

Ho amato moltissimo questo romanzo per tutto: scrittura, personaggi, storia, epilogo..., per me è uno dei più belli letti negli ultimi tempi e lo consiglio vivamente.
Purtroppo ho "scoperto" solo dopo averlo terminato che è collegato a "Tutta la vita che resta", che probabilmente sarebbe meglio leggere prima.
Quindi non mi resta che recuperare l'altro. 


lunedì 1 giugno 2026

LE MIE LETTURE DI MAGGIO 2026

 

Ecco le letture che mi hanno accompagnata nel mese di maggio.



1. L'UOMO SENZA PRESENTE di V. Formica: noir psicologico che ruota attorno a temi profondi come la perdita dell'identità, la memoria, la salute mentale (4.5/5). SCRITTURA ACCURATA, ELEGANTE, PROTAGONISTA PSICOLOGICAMENTE COMPLESSO.
2. SPARE. IL MINORE di Prince Harry: memoir del secondogenito di Carlo e Diana d'Inghilterra. Il trauma della morte della madre, gli anni difficili della giovinezza, la carriera militare, i conflitti famigliari e con la stampa. Meghan (4/5). AUTENTICO. COINVOLGENTE.
3. UNA QUESTIONE DI FAMIGLIA di C. Lynch: family drama - una madre viene privata del diritto di crescere la propria figlia a motivo del proprio orientamento sessuale; anni dopo, questa figlia va in cerca della verità (4/5). DISCRETO E DELICATO
4. LA GRANDE MIGRAZIONE. I RACCONTI DI ENTHALASSIA di A. Villa: fantasy classico. Un orco vuol dare alla vita propria e del suo popolo una nuova direzione, lontana da etichette e pregiudizi (4/5). PER CHI AMA LA NARRATIVA FANTASTICA NARRATA CON UN PIZZICO DI IRONIA.
5. PIOGGIA di M. McDowell: saga famigliare gothic/paranormal - sesto ed ultimo libro della saga Blackwater. La resa dei conti è alle porte e la catastrofe sarà inevitabile (4/5). BELL'ATMOSFERA, CI SI AFFEZIONA ALLE VICENDE DEL CLAN CASKEY.



READING CHALLENGE


Gli obiettivi del mese di maggio erano:

- LIBRO CON ELEMENTI PARANORMALI/FENOMENI INSPIEGABILI.

Io ho scelto il romanzo ⏬

6. LAMPI di Dean Koontz: thriller paranormal ricco di avventura e con viaggi nel tempo (4/5). LETTURA GODIBILE.

- LIBRO CON UN AMORE CLANDESTINO.

- LIBRO DEL CUORE  

7. IO CHE TI HO VOLUTO COSI' BENE di R. Recchia: narrativa italiana - durante l'estate dei suoi 13 anni, la vita del protagonista viene sconvolta da un terribile fatto di cronaca di cui è responsabile suo fratello (5/5). EMOZIONANTE, BELLISSIMO.


🔖🕮🔖🕮🔖🕮🔖🕮


Comincio giugno avendo in lettura:

  • I TRASFIGURATI di John Wyndham;
  • NIGHT SCHOOL. IL SEGRETO DEL SILENZIO di J.C. Daugherty.

Ho ricevuto in prestito (da due persone diverse) due libri che ho intenzione di iniziare subito:

- L'URAGANO di Lucio Presta;
- LA STRANIERA di Katy Morgan.

martedì 5 maggio 2026

LIBRI LETTI AD APRILE 2026




Le mie letture di aprile:



  1. L'ANNIVERSARIO di A. Feeney: thriller psicologico - una coppia in crisi prova a
    ricucire i rapporti trascorrendo un weekend in un posto isolato. Ne vedranno delle belle (4.5/5). SE CERCHI UN THRILLER COINVOLGENTE CON COLPI DI SCENA.
  2. LE MEDUSE NON HANNO ORECCHIE di A. Rosenfeld: narrativa francese - i limiti e le difficoltà vissute quotidianamente da una donna sorda in attesa di trapianto cocleare (3/5). ORIGINALE MA CONFUSIONARIO.
  3. IL CUSTODE di R. Rash: narrativa americana - un giovane custode di cimitero diventa anche custode dell'amore del suo migliore amico con una ragazza mal vista dalla famiglia di lui (4/5). LETTURA PIACEVOLE E SCORREVOLE.


READING CHALLENGE

Gli obiettivi di aprile erano:

- LIBRO CHE TRATTI L'ADOLESCENZA E/O I RAPPORTI CON I GENITORI

4. TUTTE LE RAGAZZE MENTONO di P. Pulixi: young adult/thriller - un'adolescente cerca di scoprire cosa ci sia davvero dietro il suicidio della sorella maggiore. La verità risiede nelle bugie delle amiche del cuore della defunta (3.5/5). ADATTO A LETTORI GIOVANI.

- LIBRO CON PROTAGONISTA UN GRUPPO DI DONNE: 

5. LE LIBERE DONNE DI MAGLIANO di M. Tobino: a metà tra finzione e memoir, in questa celebre e apprezzata opera lo psichiatra Tobino ci racconta la vita delle "matte" del manicomio di Maggiano (4.5/5). ILLUMINANTE.

- LIBRO DEL CUORE: L'ammusuranza di Tea Ranno.


Attualmente ho in lettura:

  • un'autobiografia: SPARE. IL MINORE del principe Harry;
  • un fantasy: I RACCONTI DI ENTHALASSIA – La grande migrazione di Andrea Villa.
  • Ho terminato oggi PIOGGIA di Michael McDowell, sesto ed ultimo volume della serie Blackwater.

lunedì 27 aprile 2026

Recensione: TUTTE LE RAGAZZE MENTONO di Piergiorgio Pulixi

 

Melissa è un'adolescente che ha perso, da pochi mesi, la sorella maggiore, morta suicida.
Ma la ragazza non crede alla versione ufficiale ed è convinta che ci sia un'altra spiegazione dietro alla improvvisa e tragica morte di Denise, così piena di vita, ed è pronta a scavare nel suo gruppo di amiche del cuore per scoprire la verità.
Non ha la minima idea del complicato ginepraio di bugie e tradimenti in cui si ritroverà coinvolta.


TUTTE LE RAGAZZE MENTONO
di Piergiorgio Pulixi



Rizzoli
192 pp
Melissa (che tutti chiamano Sissy) è tormentata ormai da mesi dal pensiero di sua sorella Denise, la ragazza perfetta e ammirata da tutti che è stata trovata morta sui binari del treno. 
La polizia non ha avuto dubbi sin dal primo momento: è un tristissimo caso di suicidio, per cui l'indagine è stata archiviata subito.

"...si sono arresti alla tesi più banale: suicidio. Da queste parti, del resto, è un fenomeno fin troppo comune tra i giovani, pare che sia l'unico modo che i ragazzi conoscono per fuggire da Saruxi".

Ma Sissy non si rassegna: è convinta che ci sia molto di più dietro quella fine inspiegabile. 

Sua sorella era ed aveva tutto ciò che la rendeva felice: bella, spigliata, era amata dai genitori (più di quanto Sissy ritiene di essere mai stata amata da loro), adorata dal fidanzato Thomas, ricercata e circondata dalle amiche Emma, Sofia, Vera ed Aurora, e in generale era popolare e oggetto della sincera ammirazione da parte di chiunque la conoscesse.
La stessa Sissy un po' la "venerava" e un po' la detestava in quanto al suo confronto lei è sempre stata un brutto anatroccolo privo di bellezza estetica e di particolari talenti e virtù.

In poche parole, Denise non aveva nessuna ragione per togliersi la vita. 

A nutrire i suoi dubbi non c'è soltanto la personale conoscenza della sorella maggiore, ma anche i comportamenti enigmatici delle sue quattro inseparabili amiche, oltre che del fidanzatino di Denise, Thomas.
Tutti loro sembrano troppo sfuggenti, tanto da destar sospetti e mille domande in Melissa.

E se il suo intuito avesse ragione e Denise non si fosse suicidata?

Intenzionata a scoprire la verità, con il sostegno della propria best friend - Dafne, sorella minore di Vera, anch'ella snobbata dalle ragazze più grandi e trattata come una sfigata - Melissa inizia a indagare sul gruppo di amiche più popolari del paese, tutte ragazze bellissime, chic, dagli atteggiamenti platealmente snob, ma soprattutto tutte incredibilmente perfide e - Sissy ne è certa - sicuramente bugiarde.

È possibile che le quattro ragazze - che attualmente vivono le proprie vite con una spensieratezza disturbante, come se in pochi mesi avessero dimenticato la morte di Denise - sappiano molto più di quanto ammettano?

Tra ossessione e desiderio di vederci meglio - per dare, eventualmente, giustizia alla sorella -, Melissa comincia a mettere il naso lì dove pensa possano esserci possibili indizi, quindi fruga tra foto, messaggi e ricordi proibiti,..., scoprendo un microcosmo adolescenziale fatto di ombre inimmaginabili: segreti che s’intrecciano a bugie e a un amore disperato di cui non si doveva sapere. 

Nel corso della sua personalissima e segreta indagine, viene messa davanti a quella che è una dolorosa realtà interna a Saruxi, che da qualche tempo sembra essersi trasformato in un incubo per i suoi giovani, che troppo facilmente 

"si stufano, si arrendono e si tolgono la vita. C'è qualcosa di malato, qui".

Sì perché Denise non sarebbe mica un caso isolato di suicidio giovanile: poco prima di lei c'è stato Loris, che era fidanzato con Vera.

Sembra, quindi, che questo paese porti su di sé un'angosciante croce, un dolore che però tutti cercano di nascondere sotto "un ipocrita tappeto di perbenismo".

Accettare che Loris e Denise (cui seguirà un'altra misteriosa ed improvvisa morte, sempre di un'adolescente, e non una a caso...) abbiano volontariamente deciso di porre fine alla propria esistenza è certamente doloroso, ma al contempo diviene una scappatoia per evitare di farsi ben altre domande, di puntare i riflettori sui comportamenti devianti di giovani che la gelosia e l'invidia stanno mutando in mostri, inducendoli a sporcare ogni sentimento di amicizia montando su un teatro di bugie e inganni.

Più si addentra in una rete di menzogne e tradimenti di cui era all'oscuro, più Melissa si convince che dietro l'ondata di presunti suicidi che sta sconvolgendo la comunità, si celi probabilmente un assassino (o forse più di uno?).

 Ma allora di chi può fidarsi?
L'unica alla quale confida pensieri, paure, dubbi è Dafne, e può solo sperare che ella sia davvero sincera, che non sia come le altre ragazze coinvolte in questa brutta storia puntellata da innumerevoli menzogne, odio, cattiverie, vendette, rancori e, più di tutto, da una spaventosa assenza di scrupoli e di pietà.

Melissa è cresciuta in una realtà di provincia, all'interno di una buona famiglia in cui però si sente da sempre invisibile, messa in secondo piano rispetto alla compianta sorella, verso la quale i cari genitori nutrivano aspirazioni e speranze, tant'è che anche ora che è rimasta solo lei, comunque Melissa sente di essere ancora la "figlia di serie B": per carità, mamma e papà l'amano ma lei lo vede che hanno smesso di vivere, di sorridere, di trovare un senso alle proprie giornate, e la presenza della loro unica figlia sembra non dare loro alcuna motivazione per andare avanti.

Non supportata emotivamente dalla famiglia, Sissy si ritrova praticamente sola davanti a un branco di lupi che paiono aver quasi stretto un patto diabolico per coprirsi le spalle a vicenda e fare muro contro ogni ricerca della verità.

Perché la verità su ciò che davvero è accaduto a Denise e Loris è da qualche parte, oltre quella barriera di omertà e minacce, e Melissa capisce che l'unico modo per sfondarla è trovare una crepa prodotta dall'interno, da qualcuno del gruppo di amiche che ancora riesce a provare senso di colpa e rimorso.


Quest'ultima pubblicazione di Piergiorgio Pulixi accoglie in sé più generi letterari: romanzo di formazione, young adult, thriller e mantiene quelle caratteristiche nello stile che personalmente amo in questo autore, come la fluidità narrativa, la brevità dei capitoli, l'equilibrio tra parti dialogiche, descrittive, narrative ed altre dedicate all'interiorità della giovane protagonista.

Se mi "limito" a valutare il romanzo dal punto di vista del pubblico di lettori cui è principalmente rivolto (14-18 anni), credo sia assolutamente un buon romanzo, con una trama che si fa via via più coinvolgente, un punto di vista e un linguaggio adeguati all'età dei personaggi coinvolti, la presenza di tematiche legate al mondo giovanile, la linearità nello sviluppo delle vicende.

Detto questo, da fan di Pulixi ho avvertito una eccessiva semplicità nello sviluppo e nell'epilogo della storia, ma mi dico che probabilmente quella che - leggendo - mi sembrava una debolezza nella struttura narrativa, probabilmente è appunto una scelta precisa dell'autore, che ha voluto evitare una costruzione articolata, un ritmo serrato da thriller psicologico, proprio in virtù del fatto che il romanzo è destinato in special modo a lettori più giovani.

Non dico che la lettura mi abbia delusa, perché Pulixi sa sempre catturare la mia attenzione e mantenere accesa la voglia di proseguire di capitolo in capitolo, però ho sentito la differenza con altri suoi romanzi che ho amato, come quelli della serie con Strega-Rais-Croce.

Conclusione: è un romanzo senza dubbio scorrevole, credo possa piacere sia ai teenager che agli adulti perché si sofferma sul complesso mondo adolescenziale/giovanile e sulle dinamiche emozionali e le relazioni che si instaurano tra ragazzi e ragazze. 



Libri di Pulixi recensiti sul blog

  1. L'ISOLA DELLE ANIME
  2. UN COLPO AL CUORE
  3. LA SETTIMA LUNA
  4. STELLA DI MARE
  5. PER UN'ORA D'AMORE
  6. L'uomo dagli occhi tristi
IL CANTO DEGLI INNOCENTI

LO STUPORE DELLA NOTTE
L'APPUNTAMENTO
L'IRA DI VENERE
SE I GATTI POTESSERO PARLARE
LA LIBRERIA DEI GATTI NERI
IL MISTERO DEI BAMBINI D'OMBRA
LA DONNA NEL POZZO

sabato 25 aprile 2026

Recensione: LE LIBERE DONNE DI MAGLIANO di Mario Tobino

 

Pubblicato per la prima volta nel 1953, quest'opera dello psichiatra Mario Tobino non soltanto ci avvicina alla vita dei ricoverati psichiatrici nei manicomi, ma ancor prima, lungi dall'essere un racconto asettico, noioso e meramente documentaristico, ci permette di guardare fatti, ambienti e persone attraverso gli occhi di un medico che amava la propria professione e la svolgeva ogni giorno con passione, convinzione e tanta umanità. 


LE LIBERE DONNE DI MAGLIANO
di Mario Tobino


Mondadori
168 pp
"Scrissi questo libro per dimostrare che anche i matti sono creature degne d’amore, il mio scopo fu ottenere che i malati fossero trattati meglio, meglio nutriti, 
meglio vestiti, si avesse maggiore sollecitudine per la loro vita spirituale, per la loro libertà. 
Non sottilizzai sulle parole, se era meglio chiamare l’istituto manicomio oppure ospedale psichiatrico,
 usai le parole più rapide, scrissi matti, come il popolo li chiama, invece di malati di mente. 
Correvo al mio scopo, tentai di richiamar
e l’attenzione dei sani su coloro 
che erano stati colpiti dalla follia.”

Mario Tobino è stato psichiatra e direttore del manicomio di Maggiano (nel libro Magliano), vicino Lucca, e questo libro - una sorta di diario, di memoriale in forma romanzata - è frutto della sua esperienza diretta.

In esso, il dottore si sofferma in particolare sulle ospiti del reparto psichiatrico femminile: sono gli anni in cui non si somministravano ancora i "miracolosi psicofarmaci" né c'era stata la riforma Basaglia; qui le donne vengono curate con elettroshock, camicie di forza, isolamento.

Le «libere donne di Magliano» sono figlie, mogli, sorelle, donne sole che, in questa comunità protetta e isolata dalla società civile, sono "libere" di essere loro stesse, o meglio di essere ciò che sono diventate a causa delle loro diverse (e più o meno gravi) patologie psichiatriche: aggressive, tristi, disperate, sciatte, miti, malate, alcune vedove senza tutela o altre "semplicemente" fuggite dal mondo, scomode perché ribelli, sessualmente libere, depresse. 

Tobino ci lascia entrare nella loro quotidianità, trascorsa tra visite, colloqui, momenti di crisi anche  violente; ci racconta brevemente del background di alcune matte (le famiglie da cui provengono, gli episodi traumatici che hanno segnato un punto di rottura nelle loro esistenze, i comportamenti assunti in ospedale, i legami con le altre ospiti...), di alcuni significativi episodi che le vedono coinvolte, delle ragioni che le hanno portate lì, in quel piccolo e disperato universo immerso nella campagna lucchese.

Tobino - che ha lavorato a Maggiano dal 1942 al 1980 - non dimentica di parlarci anche delle suore e degli infermieri impegnati a prendersi cura delle ricoverate, definite come  “libere” ovviamente con un'accezione amara: sono libere solo dentro i confini del manicomio.


È un racconto interessantissimo per contenuto, contesto e, più di tutto, a colpirmi positivamente è stato proprio il narratore: la sua voce è lucida, consapevole, analitica ma anche tanto tanto empatica, partecipe umanamente delle disgrazie delle sue assistite, e non nasconde spesso sentimenti di rabbia, impotenza verso il "mondo esterno" che si limita a rinchiudere "i pazzi" e a dimenticarli tra quelle mura.

La narrazione procede con uno stile volutamente frammentario (come se ci trovassimo davanti tanti scatti fotografici, che di volta in volta mettono a fuoco una storia, un personaggio, un aneddoto ben preciso) tra descrizioni cliniche e professionali rese con una penna asciutta, e osservazioni intrise di emozioni, pensieri personali, che denotano come chi scrive non sia neutrale, distante dalla complessa realtà raccontata, ma anzi la conosca in prima persona e la "senta" a 360 gradi.

Leggetelo se vi interessa e volete avvicinarvi all'argomento delle condizioni dei "pazzi" nei manicomi del dopoguerra, in special modo delle donne sole, rese più fragili da condizioni famigliari intrise di povertà, ignoranza, bigottismo, mentalità patriarcale, del manicomio come luogo di reclusione che finiva per isolare ed annullare l’individuo.

Confesso di aver avuto il desiderio di leggerlo dopo la visione della fiction Rai "Le libere donne", con Lino Guanciale; preciso che la fiction di per sé mi è piaciuta ma che in seguito alla lettura di questo diario romanzato di Tobino, mi sono resa conto di quanto il prodotto tv si ispiri ad esso ma ovviamente aggiunga tanta roba assolutamente inventata; detto ciò, mi è piaciuto molto perché è un testo tra i più importanti antecedenti la legge Basaglia (1978) ed è profondamente umano, guidando il lettore nelle stanze della follia, dove risiedono uomini e donne che somigliano a fiori che nessuno, da fuori, vuol vedere, pur essendo i matti - come tutti gli esseri umani - «creature degne d'amore».

venerdì 3 aprile 2026

Recensione: IL SANGUE DELL'ALTRA di Tess Gerritsen

 

Maura è un medico legale che scopre, in modo drammatico, di avere una gemella, appena assassinata davanti casa propria. E' l'inizio di una complicata e appassionante indagine che non coinvolge solo Maura e le sue origini ma anche le tante vittime di uno scaltro e metodico serial killer.


IL SANGUE DELL'ALTRA
di Tess Gerritsen



Tea Ed.
trad. A. Tissoni
357 pp
Maura Isles, medico legale di Boston e collega del detective Jane Rizzoli, lavora a contatto con la morte e vede cadaveri tutti i giorni.

Ma non tutti i cadaveri né tutte le morti sono uguali; ci sono quelle che ti toccano più da vicino.

Quando torna da un viaggio a Parigi, Maura non è pronta a ciò che l'attende davanti casa; lampeggianti della polizia, curiosi in strada e lei, Jane Rizzoli, all'ottavo mese di gravidanza.
Tutti la guardano come se fosse un fantasma. Come mai?
Il motivo è presto detto: davanti casa propria, c'è un'auto con dentro il corpo senza vita di una donna... e non una qualunque, bensì una donna identica a lei.
Si chiama Anna Leoni e, esaminando i loro DNA, Maura apprende di avere avuto una sorella gemella...!

Da questa sconcertante scoperta, parte un'indagine personale per scoprire tutto ciò che può su Anna, la sorella perduta prima ancora di conoscerla.
Che ci faceva davanti casa di Maura? Forse aveva scoperto di avere una gemella e la stava cercando?
 
"Sto seguendo le tue orme. Devo sapere chi eri. È l'unico modo che ho per arrivare a capire chi sono."  

Ad aiutarla a conoscere meglio Anna, ci pensa il detective Rick Ballard, che ha conosciuto molto bene la sorella di Maura, a motivo delle sue tristi vicissitudini personali.
Anna era, infatti, una vittima di stalking da parte dell'ex-fidanzato, che - a detta di Ballard - la minacciava e la spaventava, tanto da costringere la donna a nascondersi e cambiare identità.

Potrebbe essere lui ad averla uccisa, in un raptus di folle gelosia?

Per capirci qualcosa, Maura ha bisogno di mettere insieme tutti i pezzi del puzzle e, soprattutto, deve scavare nel proprio passato, nelle proprie origini.

Chi è la sua vera madre? Chi è il suo vero padre?

Maura ha avuto dei genitori adottivi amorevoli, ma adesso è arrivato il momento di cercare informazioni sui suoi veri genitori e sul perché lei e la sua gemella sono state separate alla nascita e date in adozione.

Il medico legale, supportata dalla determinata Jane e dal protettivo Ballard, incomincia un viaggio doloroso e rischioso in un passato pieno di oscuri segreti, che conducono dritti a lei: Amalthea Lank, la donna che ha dato alla luce le gemelle Maura ed Anna, quarant'anni orsono.
Questa signora è viva ed Anna l'aveva incontrata.

Purtroppo Amalthea non ha nulla di ciò che una madre dovrebbe essere e per parlare con lei Maura deve recarsi in carcere, dove la donna sta scontando una pena per duplice omicidio.
Quando la vede per la prima volta, Maura ha di fronte una donna dalla mente spezzata, molto probabilmente schizofrenica, eppure... qualcosa nei suoi modi di fare non convince Maura.

La conoscenza della madre (o perlomeno si presume che sia lei) apre a Maura la porta verso un abisso nero che vede coinvolte molte donne, nel passato e nel presente.

La storia delle sue radici e di come è avvenuta l'adozione sua e di Anna si incrocia con quella di un pericolosissimo serial killer, che si sta muovendo da anni in diversi stati degli USA, mietendo molte vittime... e tutte aventi una medesima caratteristica.

Non aggiungo altro perché è un bel thriller, molto avvincente; lo stile è davvero scorrevolissimo, il ritmo è serrato, la trama è articolata ma per nulla caotica e permette al lettore di vivere insieme a Maura e Jane ogni tappa di questa indagine.

Jane deve assolutamente dare un nome e un volto a colui che sta lasciando troppe vittime innocenti dietro di sé; il suo avanzato stato interessante la rende sicuramente goffa e lenta nei movimenti, anche un po' più fragile emotivamente, ma la sua tenacia, il suo intuito e la sua professionalità non vengono meno in nessun momento.

Maura è arrivata alla soglia dei quarant'anni per scoprire che la verità sulle proprie origini è un buco nero che lei vuol colmare, anche se questo significa stare male, interfacciarsi con verità sgradevoli, accettare di condividere il DNA con una matta accusata di aver ucciso con spietatezza due sorelle che le avevano chiesto aiuto.

Maura è figlia di un'assassina.
Quanto di quella donna c'è in lei? Il fatto che Maura per lavoro abbia scelto di sezionare cadaveri è collegato forse al suo legame biologico con una che prova piacere nell'ammazzare barbaramente innocenti?

Quella di Maura e Jane sarà una ricerca della verità ricca di brutte sorprese e colpi di scena, il cui racconto viene affiancato a quello delle vicende di Mattie Purvis, una giovane donna incinta all'ottavo mese.
Mattie è una donna buona e dolce sposata con un essere cinico e sprezzante, che non fa che sminuire la moglie e trattarla male; un giorno Mattie viene rapita e rinchiusa in una sorta di piccola prigione, con poche scorte di cibo e un filo d'aria giusto per tenerla in vita.

Chi l'ha sequestrata e cosa vuole da lei? Forse spera che il marito paghi un eventuale riscatto?

"Il sangue dell'altra" è un thriller che ho apprezzato molto, mi è piaciuto lo sviluppo della trama, lo spessore e le personalità dei personaggi, il tema dell'interazione tra ereditarietà e ambiente e il peso della prima nello sviluppo della personalità, il lavoro in sinergia delle due protagoniste che, seppur per motivazioni differenti, vogliono scoprire chi sia davvero Amalthea e in che modo il duplice omicidio di cui è accusata si colleghi ad altre misteriose scomparse e morti che hanno coinvolto tante altre donne.

Non avevo mai letto nulla di questa scrittrice e credo che recupererò altri suoi thriller perché questo mi ha tenuta incollata dalla prima all'ultima pagina.



mercoledì 1 aprile 2026

MARZO 2026 [ letture&film ]

 

Buon primo aprile, lettori!

Ho un paio di recensioni marzoline da scrivere e postare, ma intanto mi occupo del recap del mese scorso.


  1. NIENT'ALTRO CHE OSSA di B. Panowich: country noir - prequel di Bull
    Pinterest

    Mountain. Una storia di amicizia, amore, riscatto in un clima di violenza e criminalità (4.5/5). DINAMICO, BEI PERSONAGGI.
  2. SINGLE È BELLO di M. Iandolo: ironico e romanzato manuale d'istruzione per i single felici e consapevoli (3/5). SE SEI UN SINGLE POCO CONVINTO E HAI BISOGNO DI GIUSTE MOTIVAZIONI.
  3. LE CITTÀ DI CARTA di D. Fortier: romanzo biografico su Emily Dickinson. Delicato (3.5/5). PER CHI VUOL AVVICINARSI ALLA POETESSA IN PUNTA DI PIEDI.
  4. LA COLONIA di A. Norlin: narrativa psicologica - un gruppo eterogeneo di persone vive immerso nella natura, lontano dalla società civile. Cosa li spinge a stare insieme? (4/5). AFFASCINANTE. 
  5. STAGIONI DIVERSE di S. King: quattro racconti ricchi di mistero, suspense, azione, umanità (5/5). IMPERDIBILE. 
  6. LATTE di M. Zucchelli: narrativa storica - una storia di madri e figli inserita nell'ambito della pratica del baliatico (5/5). PER CHI CERCA UN LIBRO SULLA MATERNITÀ, REALISTICO E COMMOVENTE
  7. IL CUSTODE di N. Ammaniti: romanzo di formazione con un'impronta misteriosa e mitologica. L'amore può far traballare il piccolo e rigido mondo in cui si è nati e cresciuti? (3,5/5). ORIGINALE, SCORREVOLE.



READING CHALLENGE

Gli obbiettivi di marzo erano:

- UN LIBRO CHE PARLI DI FRAGILITÀ: 8. BISCUIT di Kim Sun Mi: narrativa di formazione/young adult sudcoreano. Un ragazzo ipersensibile ai rumori ha il dono di "sentire" quelli impercettibili prodotti da persone fragili, così ignorate da essere invisibili (4.5/5). DOLCE, TENERO.

- UN LIBRO CHE PARLI DI ADOZIONI: 9. IL SANGUE DELL'ALTRA di T. Gerritsen: thriller - medico legale scopre di avere una gemella, uccisa a colpi di pistola. L'indagine per risolvere il caso, guidata da Jane Rizzoli, metterà in luce una terrificante rete di omicidi e traffici criminali coinvolgenti bambini (5/5). BELLO, APPASSIONANTE, DAL RITMO SERRATO.

- LIBRO DEL CUORE: APPUNTI DI MECCANICA CELESTE di D. Dara [  RECENSIONE  ]



FILM


Chi mi legge da un po', sa che non amo gli horror, né sulla carta né sullo schermo.

Però...

Ci sono dei sottogeneri dell'horror che riesco a guardare senza impressionarmi troppo, e alcuni survival horror o quelli psicologici rientrano in questa categoria.


EDEN LAKE 

2008

Regia: James Watkins
Cast: Kelly Reilly, Michael Fassbender

La storia è questa: una coppia di bei fidanzatini, Steve e Jenny, decide di trascorrere un romantico weekend al lago. 
Non andrà bene.

Una serie di errori di valutazione e di scelte sconsiderate farà sì che alcuni episodi ("'sentinella") fastidiosi e sgradevoli, si trasformino via via in una valanga di disgrazie terrificanti e ineluttabili.

Il posticino in cui si accampano è OVVIAMENTE super isolato perché i due cercano proprio questo: intimità e pace. 

E il posto sarà pure tranquillo e lontano dal traffico cittadino, ma se ti succede qualche inconveniente... come fai? A chi chiedi aiuto? Perché, fidati, il cellulare è difficile che prenda, eh!

E, manco a dirlo, è in una zona così che la coppietta decide di mettere tenda, godendosi la pace, il sole e il mare cristallino.

Sino a quando non vengono raggiunti da un gruppo di ragazzini rumorosi, sguaiati e molto maleducati, incuranti del chiasso da essi stessi prodotto e che, anzi, se poco poco ti azzardi a chiedere gentilmente di darsi una regolata, rischi come minimo una scarica di parolacce, di toni e sguardi minacciosi, di prese in giro sarcastiche e sprezzanti.
Questi tipetti credono di poter fare ciò che vogliono, non hanno alcun rispetto per il prossimo e la prospettiva di dar fastidio agli altri li eccita e li rende stupidamente soddisfatti.

Secondo voi che fanno Steve e Jenny? Se ne vanno e si spostano in un'altra porzione di spiaggia?

Ad essere onesti, lei vorrebbe.
Subodora che quei teenager non sono solamente degli scostumati, ma emanano vibrazioni spaventose: hanno modi di fare, guardare, parlare... che mettono i brividi, trasudano cinismo e malvagità da tutti i pori.
E non hanno alcuna paura di interfacciarsi con gli adulti, di ricevere rimproveri.

E se Jenny prega Steve di andare via e non litigare, quest'ultimo non ce la fa a subire e comincia a rispondere a tono ai ragazzi, a fare la voce grossa e, nel corso della prima vera ed accesa discussione, il cane (Bonnie) del leader (Brett) viene ucciso da Steve.

Arrabbiato come una belva, Brett e gli amici (tra loro c'è anche una ragazza, Paige, addetta a riprendere ogni cosa col cellulare) per vendetta rubano l'auto di Steve, con tutto ciò che vi è dentro (portafogli, soldi e altro).

È l'inizio della tragedia.
Da questo momento, le cose non fanno che peggiorare e il weekend da favola si trasforma nel più orrendo degli incubi.

Comunicare con gli adolescenti impazziti è impossibile, sono ormai in modalità violenza feroce; le angherie che vivranno i fidanzati vanno oltre l'immaginabile: torture atroci, minacce, sangue a non finire, roghi, inseguimenti nel bosco da far salire il livello dell'ansia...
Insomma, di tutto e di più.

Il primo a finire nelle loro maledette mani è Steve, e cosa gli fanno non ve lo dico 😣.

Jenny cercherà di sfuggire a Brett&co., farà di tutto per sopravvivere, per trovare il modo di chiedere aiuto, la vedremo andare avanti e indietro per i sentieri irti di erbacce e alberi che le sfregiano le gambe o le feriscono i piedi, tratterremo il fiato vedendola fuggire a perdifiato, ci faranno pena le sue lacrime, le urla, la disperazione, la consapevolezza dell'impotenza al cospetto di sei delinquentelli senza freni che sono indiavolati e pronti a spingersi oltre senza pensarci due volte.

Ciò che colpisce del film è proprio questo: l'effetto horror non è dato dal Male come una presenza indefinita, demoniaca, misteriosa, bensì è incarnato nelle persone di 13/14enni mingherlini, con i tratti del viso ancora fanciulleschi eppure quasi completamente amorali.

Quasi perché in realtà ad essere completamente senza cuore e coscienza è Brett, gli altri un minimo di accenno di rimorso lo sentono, ma la minaccia di essere stati ripresi col telefonino da Paige (e quindi ricattabili) e l'appartenenza a un gruppo, fa sì che accettino di comportarsi in modo sconsiderato, crudele, facendo cose che mai avrebbero fatto, se si fossero sentiti liberi di scegliere.

E questo, seppur per ragioni opposte, vale anche per Jenny.
Lei è la vittima, di conseguenza tutto ciò che fa è guidato dall'istinto di sopravvivenza, dalla paura di essere torturata e uccisa, ma anch'ella si ritrova a comportarsi in modi che non avrebbe mai immaginato di mettere in atto.

C'è, quindi, una tale ed inaudita violenza in questo film da lasciare atterrito lo spettatore per un'ora e mezza; le vicissitudini drammatiche ed efferate di cui sono vittime i protagonisti sono tante e dure da mandare giù, ma nonostante tutto si continua a tenere acceso quel lumicino che alimenta la tenacia e la resilienza psicofisica della stessa Jenny: la speranza, e con essa il diritto ad avere un lieto fine che - se non pareggia i conti - almeno attutisca tutto il carico di terrore e ingiustizia subiti.

Jenny tira fuori un gran coraggio, una resistenza fisica e psicologica incredibile...: troverà il modo di salvare sé stessa e il povero Steve?

Deve pur esserci una giustizia, alla fine di questo incubo, ad attenderci!
I cattivi perdono e i buoni vincono sempre, no?

Eden lake probabilmente non è un capolavoro (io non ho gli strumenti per dargli una valutazione competente perché ho scarsa dimestichezza con questo genere) ma trovo sia un film fatto bene, che tiene incollato lo spettatore, gli trasmette l'ansia, la paura davanti a una malvagità sempre più crescente e ingestibile, che sa instillare sentimenti di odio e rabbia verso gli adolescenti cattivi (di cui conosceremo brevemente pure le famiglie...😑), i quali non si limitano ad essere saccenti e villani, ma sanno tirar fuori una disumanità, una spietatezza da lasciare senza fiato.

Se vi piace il genere, ve lo consiglio. Attingendo alla mia limitata conoscenza, mi ha ricordato Speak no evil (come tipologia).


SCAPPA - GET OUT 


Film del 2017 scritto, diretto da Jordan Peele, con Daniel Kaluuya e Allison Williams.
2017


Chris è un bel giovane afroamericano fidanzato con Rose, bianca e ricca.

La storia tra i due va a gonfie vele e lei è desiderosa di presentare il fidanzato alla propria famiglia, gli Armitage, così si recano nella loro grande e bella casa che (potrei non dirlo perché è facilmente intuibile 😏) è in posto isolato che sesuccedequalcosaedeviscappare,chiedereaiutoèpraticamenteimpossibile.

Chris ha un caro amico, Rod, un tipo chiacchierone, simpatico, scherzoso e - fortunatamente!!! - diffidente verso Rose e la sua famiglia bianca snob, che tra l'altro non è stata avvisata che il probabile genero è nero.

Nonostante gli avvertimenti dell'amico di stare attento e tenere gli occhi aperti quando sarà nella tana del lupo, Chris va con Rose e... da subito capisce che i suoi famigliari non sono persone comuni.

Anzi, sono proprio strani.

La madre, Missy, è un'ipnotista e non esita ad utilizzare le proprie abilità per ipnotizzare il povero Chris, aspetto molto importante perché condizionerà i comportamenti futuri di Chris e tutto ciò che accadrà dopo.

Missy, il marito Dean (neurochirurgo) e il fratello di Rose (studente di medicina), Jeremy, lo accolgono con sufficiente simpatia (anche se Jeremy ha momenti in cui pare fuori di testa e pericolosamente deviato) ma a turbare e a metterlo a disagio sono inizialmente i domestici.

Walter e Georgina sono neri come lui ma non si comportano con empatia e solidarietà; pur essendo cortesi, sono enigmatici, misteriosi e quando parlano paiono più simili a robot che a esseri pensanti.

E poi ogni tanto nota che lo fissano in modo inquietante e questa cosa gli mette i brividi, anche perché non sa a cosa attribuirla.

Dopo l'ipnosi, benché sveglio Chris si sente turbato, tormentato  (da ricordi traumatici risalenti all'infanzia) ma il suo disagio non potrà che aumentare quando si ritroverà circondato da molti amici di famiglia degli Armitage (che avevano organizzato una festa), che lo guarderanno con malcelata curiosità, manco fosse un fenomeno da baraccone, ostentando un calore falso che mal nasconde il loro razzismo latente. 

Durante il party accade un episodio drammatico e bizzarro che obbliga Chris ad addrizzare le antenne: in questa casa c'è davvero qualcosa di spaventoso ma lui non riesce a capire cosa sia.
Grazie alle telefonate con Rod - che continua a mettersi in contatto con lui sempre perché non si fida di Rose e dei suoi -, viene fuori che pochi mesi prima un ragazzo nero era scomparso e Chris è convinto di averlo visto alla festa... 

Impaurito da una serie di fatti che non lo lasciano tranquillo, il giovane dice a Rose che è meglio se vanno via, lei sembra accondiscendere ma... l'impensabile sta per accadere.

Rose è davvero la fidanzata innamorata del suo ragazzo di colore?
I suoi famigliari lo hanno accolto sinceramente o dietro i loro sorrisi si nasconde altro?

Il povero Chris si ritrova solo in una gabbia di matti che forse non lo vogliono morto, ma qualcosa di simile 😄

Non aggiungo altro, vi dico solo che gli Armitage sono dei parassiti che giocano a fare dio, che pensano di potersi appropriare dei corpi altrui come se scegliessero la frutta al mercato.

Le "cose horror" che accadono nella seconda metà del film sono alquanto bislacche, volutamente irrealistiche ed è questo (insieme all'esilarante personaggio di Rod) che gli conferisce note satiriche, da commedia nera che porta avanti dei messaggi, dei temi, tra cui i pregiudizi razziali da parte dei bianchi progressisti, che fingono di accogliere le persone di colore ma in realtà le giudicano inferiori, le vedono come dei contenitori (corpi) dotati e nulla più; la manipolazione mentale e si strizza l'occhio anche all'eugenetica.

Mi è piaciuto, l'ho guardato con molto trasporto, ero curiosa di capire che fine avessero progettato i folli Armitage per il povero Chris, il quale comunque ci dà soddisfazione perché tira fuori una grinta che potrebbe salvargli la pelle.


mercoledì 25 marzo 2026

Recensione: BISCUIT di Kim Sun Mi

 


Leggero nello stile, delicato nel raccontare di emozioni, fragilità, insicurezze e consapevolezze, profondo nei contenuti e nel messaggio, Biscuit è un romanzo che ci ricorda, con ironia e tenerezza, che non importa quanto tu ti senta invisibile: c'è sempre qualcuno sensibile ed empatico che ti vede e che è pronto a incoraggiarti, a proteggerti, a ridefinire i tuoi contorni quando senti che stanno diventando troppo sfumati, a cercarti e trovarti quando ti vedi perso e solo. 



BISCUIT
di Kim Sun Mi



Mondadori
168 p.
trad. Elia Giulia
Cappuccio della felpa a coprire testa e parte del volto, cuffiette sempre alle orecchie, sguardo attento a captare movimenti e rumori: 
Seong Jaeseong sembra un ragazzo come tanti, ma non lo è.

"Sono in cura (....) per tre disturbi legati ai suoni: misofonia, iperacusia e fonofobia. È più facile capire la mia condizione se pensate a me come un neonato che viene catapultato all’improvviso nel mondo: confuso, spaesato e sopraffatto dai suoni. Quando questi mi assalgono e non posso fare nulla per difendermi, mi sembra che il mondo mi schiacci, e faccio fatica persino a respirare."


A diciassette anni ha imparato cosa vuol dire essere ricoverati, seppur per un tempo limitato, in ospedali psichiatrici, andare costantemente dallo psicologo e, soprattutto, sentire su di sé gli sguardi pesanti ed eloquenti di coetanei e adulti.
Sguardi che parlano di scherno, compassione, disapprovazione, rimprovero, stupore, perplessità, scetticismo, comprensione.

Suo padre lo guarda con rabbia e nervosismo: per lui è una vera e propria seccatura avere un figlio che entra ed esce dagli istituti di cura, se ne vergogna e il più delle volte non ama averlo tra i piedi.
Sua madre gli vuol bene ma è evidente che soffre nel vedere il suo Jaeseong isolato, problematico, ipersensibile a ogni minimo rumore...; è infelice, insoddisfatta e con il marito ultimamente gli scontri e i battibecchi sono aumentati a causa di questo figlio unico davvero particolare.

Jaeseong indossa quasi sempre le cuffie alle orecchie per schermarsi dai rumori che lo circondano e lo schiacciano fino a togliergli il fiato. 
Ma forse proprio a causa di questo disturbo, Jaeseong ha anche un dono raro e speciale: riesce a sentire, ad avvertire e a vedere quelle persone (bambini, adolescenti ma anche adulti) che lui chiama Biscuit: sono le persone invisibili agli occhi dei più, coloro che vengono umiliate, dimenticate, il cui cuore è stato ferito, calpestato più e più volte, e la cui presenza si è affievolita fino quasi a scomparire, tanto addirittura da rendere i contorni della loro presenza fisica sempre più sfumati, indefiniti, impalpabili.
Di queste anime spezzate, fragili come biscotti che si sbriciolano al minimo urto, Jaeseong ha deciso di prendersi cura. 
È un'anima pura, buona, convinta che salvando questi individui maltrattati possa in realtà spezzare la propria personale maledizione e salvare se stesso. 

"...non è la società, né la scuola o la famiglia a definire la mia presenza. Sono stato io a rendermi necessario al mondo, trovando i Biscuit".

Certo, per quanto sia un adolescente educato e gentile, ha il suo caratterino: è determinato, testardo, anche vendicativo nei confronti di chi si comporta male (ad es., verso i ragazzi che bullizzano un compagno più timido e indifeso), ma in ogni cosa che fa egli si prefigge sempre l'obiettivo di aiutare chi è solo e in difficoltà.

Ad aiutarlo nelle sue missioni di salvare i Biscuit, ci sono i suoi due migliori amici, Deokhwan e Hyojin, tanto pacato e riflessivo il primo quanto sanguigna e istintiva la seconda. 
Insieme formano un simpatico e pasticcione trio di giustizieri che faranno di tutto per aiutare una Biscuit, ormai allo stremo delle forze, a ritrovare la fiducia in se stessa e la sua strada nella vita. 

Jaeseong è un ragazzo davvero particolare e la sua iperacusia - che sicuramente lo pone in una condizione di svantaggio sociale, perché non riesce a sopportare rumori molesti e il fatto di udire anche quelli impercettibili, che alla maggior parte degli esseri umani non dà minimamente fastidio - lo induce a isolarsi, a cercare "riparo" da ciò che lo fa agitare.

Questa sua ipersensibilità lo rende anche più soggetto a restare ferito ed infatti egli è un tipo che sta attento a parole, toni di voce, gesti, espressioni facciali e del corpo..., non gli sfugge nulla, passa ai raggi X tutto e tutti, si fa molte domande su sé stesso e sugli altri, dà molta importanza allo scavare negli stati d'animo propri ed altrui,  insomma ha un'attività emotiva bella frenetica.

E poi è molto empatico: non c'è disagio, sofferenza, imbarazzo, lacrima, sospiro... che possa essergli nascosto.
Anche la persona più fragile e infelice, quella che finisce quasi per svanire perché non si ama, non si apprezza e non riceve amore né stima da chi la circonda, lui riesce a scorgerla, a capire in che stadio Biscuit si trovi, se sia più o meno facilmente "recuperabile".

I suoi tentativi caparbi e sinceri di salvare chi ha perso la fiducia in sé stesso e rischia di diventare invisibile (più di quanto non lo sia già) suscitano tenerezza ma anche simpatia e un pizzico di divertimento perché lui e i suoi due amici sono impetuosi, frettolosi e spesso si mettono nei guai pur di portare a buon fine la missione del giorno.

"...avevo acceso un piccolo fuoco in un angolo remoto del suo cuore, dimostrandole che c’era qualcuno che riusciva a vederla": questo si propone il giovane Jaeseong, consapevole che aiutare gli altri è un modo per aiutare e educare sé stesso.

"Ero fatto così da piccolo, non volevo far vedere quanto fossi spaventato e solo, prigioniero dei suoni. Mi sentivo fuori posto. Ma dopo aver incontrato i Biscuit le emozioni che avevo tenuto nascoste iniziarono a cambiare."

Nel romanzo vengono trattate tematiche giovanili sempre attuali, come il rapporto (spesso conflittuale, tanto più nell'adolescenza) genitori-figli, l'amicizia, il bullismo, il rapporto tra mamma e papà visto dalla prospettiva dei figli, i maltrattamenti famigliari, l'importanza di avere una buona autostima e i rischi in cui si incorre quando ci si sente inferiori, sbagliati, non degni di amore, il modo in cui ciascuno si rapporta al prossimo (umiliandolo? facendolo sentire inutile, stupido, sbagliato? O lo rispettiamo, ricordandoci che ogni essere umano ha un valore e merita considerazione, fiducia, amicizia?).

Mi è piaciuto molto leggere questo young adult coreano perché l'ho trovato di una delicatezza estrema, molto centrato sul mondo delle emozioni, sull'intelligenza emotiva, sull'esercizio dell'empatia, tutti aspetti importantissimi del vivere quotidiano e su cui è fondamentale porre l'accento, con i bambini, i ragazzi e gli adulti.

È una lettura in grado di far riflettere su cosa voglia dire far sentire gli altri considerati, stimati, amati, protetti, importanti, e su quanto deleterio sia, per contro, trattare con indifferenza, non dare attenzioni, amore, solidarietà... a chi ci è vicino, tanto più se è evidente che ha un problema di bassa autostima.

"Un Biscuit nasce a causa della negligenza e del disinteresse di chi lo circonda. Se ci si sente esclusi dal mondo, spesso capita che si perda la fiducia in se stessi e che venga meno il coraggio di mostrarsi al mondo. Si sceglie così di autoisolarsi, la forza per difendersi si fa sempre più flebile e si finisce per vivere oscillando tra uno stadio e l’altro."

Una bella scoperta, mi ha ricordato Almond. Come una mandorla, e lo consiglio a giovani e meno giovani, offre interessanti spunti e temi su cui riflettere.

"Chiunque può diventare un Biscuit. 
Allo stesso modo, chiunque può aiutare un Biscuit."

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