ALMOND: COME UNA MANDORLA di Won-pyung Sohn
![]() |
| HarperCollinsIt trad. C. Marseguerra 304 pp |
Amygdalé: così chiamavano gli antichi greci la mandorla.
Per noi questa parola, più che il frutto, è associata all'amigdala, cioè quella regione del cervello coinvolta nel processo delle emozioni e la cui forma ricorda, appunto, una mandorla.
Yunjae (protagonista e voce narrante) ha qualcosa che non va nell'amigdala.
Egli non capisce perché una persona sta piangendo o perché sorride, non sa cosa sia la paura, la tristezza o l'imbarazzo.
E fargli mangiare tante mandorle - come fa sua madre, nella ingenua e tenera speranza che gli cresca "la mandorla che ha nel cervello" (l'amigdala, appunto) non serve naturalmente a nulla.
Perché Yunjae soffre di una condizione cerebrale chiamata alessitimia, che gli rende difficile identificare correttamente ed esternare qualsiasi emozione.
A causa di questa coppia di neuroni a forma di mandorla non sviluppata a dovere, il ragazzino è cresciuto senza amici, guardato quasi sempre da, coetanei e adulti, con perplessità, diffidenza e un pizzico di irritazione.
Cresciuto senza il padre, ha una madre apprensiva, attenta, amorevole, che - da quando ha appreso in che consiste la condizione del suo unico figlio (e aver anche capito che non ha a che fare con una qualche forma di stupidità o deficit mentale) - ha sempre cercato di educarlo a fare uno sforzo per imparare a riconoscere le emozioni altrui da certi segnali non verbali, pur non provando dentro di sé quelle emozioni.
Il loro piccolo appartamento, per dire - situato sopra la libreria di famiglia, che vende libri usati -, è decorato di bigliettini colorati che gli ricordano quando sorridere, quando ringraziare e perfino quando aver paura.
Negli anni dell'infanzia, sua madre l'ha portato dalla nonna e i tre hanno incominciato a vivere insieme; la nonna l'ha sempre affettuosamente chiamato "il mio adorabile mostro" (e il bambino non ha mai capito il perché), e sia lei che la mamma hanno fatto di tutto per tenere Yunjae al sicuro, assicurandosi che non accusasse troppo le conseguenze della propria alessitimia.
Insomma, a parte gli inevitabili inconvenienti, frutto della mancata comprensione con gli altri a livello comunicativo-relazionale (è complicato rapportarsi a uno che non sa cosa stiamo provano e quindi non sa "risponderci" in modo opportuno e coerente), per lo più la vita di Yunjae scorre serenamente.
Finché un giorno, alla vigilia di Natale, tutto cambia.
Una terribile tragedia sconvolge il mondo monocorde di Yunjae, togliendogli un legame importante e rendendo un altro in uno stato vegetativo.
Incapace di affrontare ed elaborare adeguatamente la perdita, Yunjae si ritrova praticamente solo e, per quanto non senta e non esprima né dolore né rabbia né altro, finisce per isolarsi, ritirandosi nel silenzio, trovando consolazione nel lavoro nella libreria aperta dalla madre e negli amati libri.
"...mi sentivo connesso all'odore dei libri vecchi. La prima volta che li avevo annusati era stato come se avessi trovato qualcosa che conoscevo già.Aprivo i libri a caso e li annusavo ogni volta che potevo (...). I libri mi portavano in posti dove altrimenti non sarei mai potuto andare, condividevano le confessioni di persone che non avrei mai conosciuto e gli episodi di vita a cui non avrei mai assistito. Le emozioni che non avrei mai potuto provare e gli eventi che non avevo vissuto di persona si trovavano tutti racchiuse in quei volumi".
Ad offrirgli un aiuto importante si inserisce un amico della mamma, il dottor Shim, che diventa per Yunjae una sorta di mentore, di guida, incoraggiandolo a interrogarsi su se stesso, a riconoscere il proprio modo di essere e di interagire con gli altri e a "sistemarlo" man mano che prendeva consapevolezza dei sentimenti che gli di agitano in petto.
Perché è importante tener presente che anche se Yunjae non sa dare un nome né manifestare correttamente i propri stati emotivi, non vuol dire certo che ne sia privo.
Questa realtà emergerà in tutta la sua forza e verità in diverse occasioni, in particolare quando il ragazzo stringerà legami che acquisiranno sempre maggiore importanza.
Gon è un coetaneo di Yunjae e le loro strade si incrociano per un motivo ben preciso, che rende Gon molto arrabbiato con l'altro ragazzo.
I due vanno anche nella stessa scuola e inizialmente l'antipatia di Gon verso Yunjae è così forte da spingerlo a comportarsi come un vero e proprio bullo, con aggressività e perfidia ogni volta che ne ha l'occasione.
Il fatto che Yunjae resti impassibile e non pianga o non si arrabbi o non abbia paura delle botte e degli insulti, fa imbestialire Gon oltre ogni dire: cosa c'è di sbagliato, di anormale in questo ragazzo che non sorride, non scappa, non sembra aver paura di alcunché, non soffre, non ride..., insomma pare un robot?
Stranamente questa singolare amicizia tra due "mostri" (uno non esprime emozioni, l'altro le manifesta pure troppo, in special modo con una furia violenta e senza freni, quando è sotto pressione o triste) si fa stretta ogni giorno di più e ciò fa bene ad entrambi, in quanto sono spinti a confrontarsi, a farsi domande su loro stessi, a mettersi in discussione, a modificare atteggiamenti, schemi mentali.
Mi è piaciuto molto osservare l'evoluzione di Yunjae: pur avendo questo "problema" a livello emotivo, egli riesce a mettere in atto un comportamento empatico verso lo scontroso e umorale Gon, cercando di capire le ragioni profonde dei suoi scatti d'ira, della sua violenza, della continua infrazione di regole sociali, il che ci rivela come il protagonista stia crescendo e si stia aprendo al mondo, all'altro... e anche a se stesso.
Egli si rende conto della complessità (e "scomodità") della propria condizione, si fa delle domande, scontrandosi con i propri limiti ma mettendosi anche in gioco.
Un altro tipo di legame diventa cruciale per il suo cambiamento e porta il nome di Dora, una coetanea vivace, spontanea ed espansiva i cui modi potrebbero spezzare il nocciolo duro che è dentro Yunjae.
Ma la prova più difficile deve ancora arrivare e potrebbe richiedere a Yunjae un sacrificio che solo una persona con una gran cuore può essere capace di fare...
Questo romanzo mi è capitato sotto gli occhi esplorando il catalogo Audible, la trama mi ha catturata e ho incominciato ad ascoltarlo, restandone avvinta.
Il (macro)tema delle emozioni mi interessa da sempre e in questo libro è al centro della narrazione, permea l'esistenza del protagonista perché egli ha delle enormi difficoltà in quell'area; non riesco ad immaginare come dev'essere vivere senza riuscire a "leggere" le emozioni nei volti/atteggiamenti/segnali del corpo altrui, e rispondervi esprimendo le proprie...: ci si deve sentire "menomati", anomali, alienati, perché è difficile mettersi in contatto col prossimo se non c'è uno scambio emotivo.
Però Yunjae, supportato da poche ma fondamentali figure e dalla propria volontà, saprà crescere e maturare, andando incontro a sfide e conquiste personali importanti.
È un romanzo che scorre molto bene, racconta episodi drammatici ma noi li apprendiamo attraverso il filtro di Yunjae e della sua imperturbabilità, per cui ci vengono narrati con lucidità e razionalità, il che non frena il lettore dall' immedesimarsi in questo protagonista speciale.
Molto bello, lo consiglio ad adulti e adolescenti, perché tocca tematiche rilevanti, come i legami famigliari, la sfera emotiva, la formazione della personalità, i conflitti relazionali, i traumi e le tragedie famigliari, l'amicizia, il bullismo.





Nessun commento:
Posta un commento
Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz